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Dedicato a Mariangela Melato, Virna Lisi e Monica Vitti, tre attrici con cui avrebbe voluto lavorare ove se ne fossero verificate le circostanze, così come all’universo femminile, Diamanti, il nuovo film di Ferzan Özpetek, regista e sceneggiatore (in quest’ultimo caso insieme ad Elisa Casseri e Carlotta Corradi), si è rivelata alla visione come un’opera tanto intrigante considerata nel suo insieme quanto spiazzante, almeno di primo acchito. Affidandomi, come al solito, alla mia primaria sensazione, ritengo che la pellicola richieda semplicemente di essere vista affidandosi al flusso narrativo e alla bontà della messa in scena, senza spazientirsi per un avvio un po’farraginoso o attendersi una coralità nel senso proprio del termine.

Il nutrito cast*, composto per lo più da attrici che hanno preso parte negli anni a vari film di Özpetek, cui si aggiunge qualche nuova presenza, appare infatti funzionale alla tessitura di un ordito, spesso e leggero al contempo, che vedrà il contributo di tante maestranze, partendo dall’ideazione, passando per gli apporti in corso d’opera e giungendo al risultato finale. Quest’ultimo sarà esaltato dal descritto lavoro sinergico, nel cui ambito il contributo di ognuna, anche contornato dalle proprie esperienze umane ancor prima che lavorative, si rivelerà fondamentale. La narrazione, dall’afflato manifestamente metacinematografico, si palesa in divenire, volta a coniugare ispirazione immaginifica e realtà quotidiana, fino a concretizzare l’assunto che “la magia del cinema non sta in quello che si vede ma in quello che si sente”, nell’emozionalità che riesce a trasmettere, mediata pur sempre dallo scorrere delle immagini.

Luisa Ranieri e Jasmine Trinca (Movieplayer, foto di Stefania Casellato ©)

Özpetek rielabora gli stilemi a lui cari, contenutistici e visivi: tra i primi, ecco il gineceo (“vaginodromo”, come definito salacemente da Geppi Cucciari), simbolico microcosmo, governato da una profonda sorellanza che va al di là di ogni idea istituzionalmente familistica, mentre i secondi vedono il rincorrersi di primi e primissimi piani, fluidi piani sequenza, la tavolata, iniziale e conclusiva, nel giardino della propria abitazione romana, dove il nostro ha convocato attrici e attori per presentare loro il copione del film che intende girare, in parte autobiografico, nel ricordo delle frequentazioni, giovane aiutoregista, della sartoria Tirelli.

La storia sarà dunque ambientata nel 1974, incentrata sull’attività di una rinomata sartoria della Capitale, specializzata in costumi cinematografici e teatrali. Proprietà e gestione sono nella mani delle sorelle Canova, Alberta (Luisa Ranieri) e Gabriella (Jasmine Trinca). La prima rigida, severa, propensa alla disciplina ferrea, barriera protettiva erta dopo una serie di scossoni esistenziali, la seconda emotivamente più fragile, sposata con Lucio (Luca Barbarossa), tendente al bere dopo il trauma della perdita della figlia causa incidente stradale. Entrambe possono contare sul sodale affetto di zia Olga (Milena Vukotic).

(Movieplayer, foto di Stefania Casellato ©)

Alle loro dipendenze la capo sarta Nina (Paola Minaccioni), coniugata con Marco (Valerio Morigi), il cui figlio soffre di una grave depressione; Eleonora (Lunetta Savino), ricamatrice; Carlotta (Nicole Grimaudo), tingitrice,  Paolina (Anna Ferzetti), modista, mamma del piccolo Simone; le sarte Nicoletta (Milena Mancini), che subisce i maltrattamenti di un marito padrone,  Bruno (Vinicio Marchioni), e Fausta (Geppi Cucciari), single sarcastica che ha ben compreso la funzione, spesso ornamentale, dell’elemento maschile ed infine la nuova entrata, in qualità di stagista, Giuseppina (Sara Bosi), cui si unirà Beatrice (Aurora Giovinazzo), la nipote di Eleonora, rifugiatasi nell’atelier per sfuggire, causa frequentazione di movimenti estremisti, alla polizia .

Unica presenza maschile, in qualità di segretario, quella di Ennio (Stefano Purgatori), mentre Silvana (Mara Venier), ex soubrette di varietà, veglia su di loro, dispensando in pari misura buoni consigli e buona cucina. A breve tutte saranno impegnate nel confezionare i costumi per un film d’ambientazione settecentesca, seguendo i dettami della costumista Bianca Vega (Vanessa Scalera), premiata con l’Oscar, esigente e vulcanica, unendo le forze per conciliare ambasce quotidiane e difficoltà lavorative. Avvalendosi della fotografia di Gian Filippo Corticelli, che predilige tonalità calde, accese, e della suggestiva colonna sonora(Giuliano Taviani, Carmelo Travia), per quanto a volte troppo presente, comprensiva anche di due canzoni inedite, eseguite da Mina, Amore vero, e Giorgia, Diamanti, Özpetek imbastisce un’alternanza tra passato e presente dalla consistenza onirica.

(Movieplayer, foto di Stefania Casellato ©)

La visualizzazione progressiva dei ricordi si sostanzia in un modo di fare cinema oramai sempre più distante, inteso a coniugare artigianalità e creatività, sopperendo eventualmente alle imposizioni produttive relativamente ad ideazione e costi in virtù di un’alacre laboriosità contornata in egual misura da intuitivo ingegno e dedizione (nelle sequenze in sartoria si può notare, tra gli altri, un abito creato da Danilo Donati per il felliniano Roma, 1974), offrendo il destro al sogno e alla fantasia. Evidente poi la concreta attenzione  per quanto le donne abbiano dovuto affrontare per giungere ad una compiuta autodeterminazione, intesa a valorizzare le proprie capacità esistenziali e lavorative, inerenti all’essenza di persone in quanto tali.

Come sostiene Alberta rivolgendosi a tutte le componenti della sartoria, loro sono diamanti, pietre preziose caratterizzate per definizione da una particolare durezza ma anche da una altrettanto particolare propensione a riflettere la luce, mutevole a seconda della rifrazione che le andrà ad interessare, non perdendo mai la loro lucentezza vitale, incline a rendere nuova ogni cosa. È quanto metaforizzato nella sequenza che vede la costruzione definitiva del costume principale, lo splendido abito rosso che vediamo raffigurato sul manifesto del film.

Andando a concludere, riprendendo quanto scritto ad inizio articolo, la fluidità e la consistenza del racconto appaiono avvertibili dopo circa mezz’ ora di proiezione e via via che ci si avvia alla conclusione, con qualche semplificazione qua e là, per quanto suffragata da una benvenuta ironia (ad esempio il marito manesco e subdolo di Nicoletta, che scomparirà “dopo essere sceso a comprato le sigarette”) e un avvicendarsi tra toni drammatici e altri più lievi non sempre del tutto compiuto.

(Movieplayer, foto di Stefania Casellato ©)

Il finale infine, nel suo procedere per accumulo, potrebbe apparire lievemente in affanno, ma in definitiva riesce a regalarci la pregnante sensazione di quanto sia ancora vitale l’idea del cinema come immaginifica macchina del tempo, del suo ancora intatto afflato incantato, almeno per quanti abbiano mantenuto lo sguardo primigenio proprio di un bimbo nell’affacciarsi al mondo, come sottolineato nelle parole di Elena Sofia Ricci rivolte al regista: “Il cuore mescola continuamente cosa è successo con quello che abbiamo solo immaginato, i vivi con i morti, il visibile con l’invisibile, l’amore con il dolore. Quello che siamo va oltre la memoria e la vita. È ciò che rimane quando tutto il resto sparisce. Questa è l’eternità. Questo è il cinema”.

Splendide le prove recitative di tutte le attrici, a partire dal duo Ranieri-Trinca, con una menzione particolare per Mara Venier, la cui Silvana combina dolcezza e disincanto nel rendere tangibile la possibilità di realizzare i propri sogni a quanti abbiano preservato la purezza idonea ad accoglierli.

* Luisa Ranieri (Alberta Canova). Jasmine Trinca (Gabriella Canova). Vanessa Scalera (Bianca Vega). Sara Bosi (Giuseppina). Loredana Cannata (Rita, moglie dell’investitore). Geppi Cucciari(Fausta). Anna Ferzetti (Paolina). Aurora Giovinazzo (Beatrice). Nicole Grimaudo(Carlotta). Milena Mancini (Nicoletta).Paola Minaccioni (Nina). Elena Sofia Ricci(se stessa).Lunetta Savino (Eleonora). Carla Signoris (Alida Borghese).Kasia Smutniak (Sofia Volpi). Mara Venier (Silvana). Giselda Volodi (Franca Zinzi).Milena Vukotic (zia Olga).Stefano Accorsi(Lorenzo, regista). Luca Barbarossa (Lucio, marito di Gabriella). Vinicio Marchioni (Bruno, marito di Nicoletta). Valerio Morigi (Marco, marito di Nina). Edoardo Purgatori (Ennio).Carmine Recano (Leonardo Cavani).Ferzan Özpetek (se stesso).

4 risposte a “Diamanti”

  1. […] prima di Margherita Vicario, ha ottenuto  9 candidature e Familia di Francesco Costabile 8. A Diamanti, di Ferzan Ozpetek, che ha conseguito 2 candidature, va il David dello Spettatore. Di seguito, […]

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  2. […] Italiani, nell’annunciare oggi, giovedì 29 maggio, il conferimento del Nastro dell’Anno a Diamanti di Ferzan Ozpetek (premio che interesserà il regista, anche autore di soggetto e sceneggiatura, […]

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  3. […] dell’Anno (Nastro d’Argento assegnato dal Direttivo Nazionale): Diamanti (Ferzan Ozpetek). Miglior Film:Il tempo che ci vuole (Francesca Comencini). Migliore Regia: […]

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  4. […] La grande ambizione (Andrea Segre). Diamanti (Ferzan Özpetek). Diva futura (Giulia Louise Steigerwalt). Duse (Pietro Marcello). Elisa (Leonardo […]

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