(Ufficio Stampa)

Presentato alla 22ma edizione di Alice nella Città, Sezione Panorama Italia- Concorso, dove ha conseguito tre riconoscimenti (Menzione Speciale, Premio RB Casting al Miglior Giovane Interprete Italiano, Zackari Delmas, Menzione Speciale Unita Under 35 al Miglior Interprete del Panorama Italia, sempre Delmas), Il mio compleanno vede esordire alla regia di un lungometraggio Christian Filippi, anche autore della sceneggiatura insieme ad Anita Otto. Trattasi di un  progetto sviluppato e prodotto nell’ambito della dodicesima edizione di Biennale College Cinema, nato in seguito all’esperienza di un laboratorio di scrittura tenuto dal regista all’interno di alcune case famiglia romane. Sarà in sala dal14 maggio , distribuito da Cattive Produzioni

La narrazione prende il via proprio all’interno di una casa famiglia della Capitale, dove è ospitato Riccardino (Zackari Delmas), prossimo a compiere la maggiore età, dopo essere stato separato dalla madre Antonella (Silvia D’Amico), ricoverata in una struttura causa forti disturbi della personalità, quattro anni orsono, una volta che il nonno si era rifiutato di accoglierlo. Il ragazzo soffre per l’allontanamento, anche se nasconde il suo malessere dietro la maschera di una irriverente ironia congiunta ad una marcata strafottenza, dando luogo inoltre a reazioni spesso violente e aggressive.

Zackari Delmas (Ufficio stampa, foto di Matteo Casilli©)

Al nostro non sembra interessare nulla del progetto educativo inteso al reinserimento sociale che gli viene prospettato da Don Ezio (Federico Pacifici) e dai tutor Simona (Giulia Galassi) e Manuel (Simone Liberati), attende l’imminente compleanno per andare via e poter finalmente rincontrare la madre. Quel misto di vitalità e rabbia a stento repressa lo fanno fremere e compiere gesti inconsulti, dal furto di uno smartphone a quello del furgoncino della comunità, così da raggiungere Antonella e portarla con sé, per vivere nuovamente insieme. Ma la realtà si presenterà ben diversa da quanto a lungo immaginato da Riccardino…

Filippi fa sì che l’obiettivo della macchina da presa coincida con lo sguardo di Riccardino così come con la sua vivida fisicità, offrendo quindi a noi spettatori la percezione del mondo circostante mutuata da un atteggiamento  esistenziale che porta su di sé non solo le problematiche proprie di un organismo in crescita, ma anche quelle relative ad un’affettività inespressa, quel desiderio di dare e ricevere amore bloccato dalle vicissitudini come da quanti vorrebbero imporgli un determinato percorso, per il suo bene certo, ma in conformità ad un iter ormai consolidato nel suo instradarsi verso la standardizzazione, che non sembra tener conto delle reali esigenze individuali.

Zackari Delmas (Ufficio stampa, foto di Matteo Casilli©)

Il mio compleanno nella sua valenza visiva e contenutistica fa leva non solo su di una regia attenta ad evitare di calcare  la mano su toni melodrammatici o pietistici, prediligendo i primi piani e l’uso della macchina a mano, ma anche, se non soprattutto, sulle realistiche interpretazioni attoriali espresse da Delmas e Silvia D’Amico, un ragazzo che ingenuamente pensa di poter risolvere le problematiche caratteriali della madre semplicemente  standole vicino, ed una donna  la cui volontà di stare accanto al figlio è sopraffatta dagli improvvisi sbalzi d’umore, il repentino passaggio dall’allegria alla tristezza, la fuga da una realtà che le ricorda la propria provvisorietà esistenziale.

Quest’ultima, generata, probabilmente, da quanti non ne hanno compreso il dolore rappreso di sentirsi sempre ai margini della società, si accompagna alla fragilità inerente alla semplice ricerca di un’affettuosa comprensione all’interno del nucleo familiare. Crescere per Riccardino starà a significare dover mettere in atto una dolorosa scelta, fino a divenire consapevole che una volta fuori dalla casa famiglia dovrà fare i conti con se stesso e prendere coscienza della  propria individualità per lottare alla conquista del proprio posto nel mondo, come evidenziato dallo sguardo volto in camera, il fermo immagine con cui si chiude il film.

Silvia D’Amico e Zackari Delmas (Ufficio stampa, foto di Matteo Casilli©)

Una conclusione che, personale sensazione, mi ha ricordato come Antoine Doneil (Jean-Pierre Léaud) andava egualmente a concludere Les quatre-cents coups (François Truffaut, 1959), la comunanza di uno sguardo insieme accusatorio e cercante affetto, proprio di chi è entrato a far parte della vita senza aver vissuto in pieno, rivolto ad una società che l’ha costretto a rinnegare l’adolescenza per divenire adulto troppo presto.

Immagine di copertina: Zackari Delmas (Ufficio stampa, foto di Matteo Casilli©). Già pubblicato su Lumière e i suoi fratelli- Cultura cinematografica e crossmedialità

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In voga