Lo scorso sabato, 2 agosto, si è conclusa la 22ma edizione del Magna Graecia Film Festival (MGFF), ideato dai fratelli Alessandro e Gianvito Casadonte, che dal 26 luglio ha proposto una ricca settimana di proiezioni, incontri, performance musicali, talk su politica e salute, portando a Soverato (CZ) grandi nomi del panorama nazionale ed internazionale. La Giuria della Sezione Opere prime e seconde italiane, presieduta dallo sceneggiatore Nicola Guaglianone e composta dalla regista Giorgia Farina, dall’attrice Ester Pantano, dal critico cinematografico Gianni Canova e dall’attore Alessio Lapice, ha decretato i seguenti vincitori:
Miglior Opera Prima e Seconda Italiana: Familia di Francesco Costabile, “Per la capacità di raccontare una storia con rigore e intensità, senza mai cedere alla retorica. Un film che scava nel cuore oscuro della famiglia, con uno sguardo lucido e necessario, sorretto da interpretazioni potenti e da una regia che dà forma alla tensione quotidiana con pudore e precisione”.
Miglior Regia: Gianluca Jodice per Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, “Per aver raccontato la fine di Maria Antonietta con uno sguardo personale, rigoroso e mai scontato. Jodice usa la regia per costruire un film che cambia stile visivo man mano che tutto intorno si sgretola: ordine, potere, identità. Con scelte precise – dai movimenti di macchina all’uso dello spazio – trasforma una storia storica in qualcosa di attuale e intimo. Non cerca l’effetto, ma la verità. La sua regia non guida solo il film, ma lo plasma. Ed è questo che fa la differenza”.
Menzione Speciale Opera Prima e Seconda Italiana: Nero di Giovanni Esposito, “Per aver saputo raccontare con autenticità e rigore una storia disperata e profondamente umana. Nero è un’opera prima che colpisce per il coraggio con cui intreccia realismo e simbolismo, pietà e violenza, senza mai cadere nel compiacimento né nella retorica”.
Miglior Sceneggiatura: Nonostante (Valerio Mastandrea ed Enrico Audenino), “Per aver scritto una storia che osa: sospesa tra vita e morte, reale e surreale, affronta il dolore con ironia e leggerezza, senza perdere mai profondità. Una sceneggiatura che parla dell’amore, della memoria e di ciò che resta, nonostante tutto”.
Miglior Attore: Yuri Tuci per La vita da grandi, di Greta Scarano, “Per aver portato sullo schermo un ragazzo autistico con autenticità e forza emotiva, senza mai forzare l’emozione. Con uno sguardo, una pausa, un silenzio, Yuri racconta molto più di quel che dice. La sua interpretazione arriva dritta al cuore e non si dimentica”.
Miglior Attrice: Barbara Ronchi per Familia, di Francesco Costabile, “Per la forza silenziosa con cui incarna una madre segnata dalla violenza ma ancora capace di proteggere e sperare. Ronchi dà vita a una donna che vive ogni gesto con esitazione e coraggio, consegnandoci una fragilità che diventa resistenza. La sua interpretazione è un dolore muto che esplode nel cuore dello spettatore, incollandosi alla memoria”.
Premio Giuseppe Petitto: Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri, “Per essersi fatto amare dal grande pubblico e aver dato la possibilità alle storie invisibili o troppo poco raccontate di avere voce, parole e colore scelto, non imposto. Per la verità con cui ha saputo raccontare tutto quello che a volte per vergogna ci obbliga ad essere diversi da ciò che siamo, per il coraggio. Un film che indaga le incertezze e i dubbi non solo del protagonista ma delle dinamiche familiari”.
La Giuria della Sezione Documentari, presieduta da Francesco Frangipane, composta dai giovani delle associazioni Jump e Spazioscenico, ha decretato il seguente riconoscimento:
Miglior Documentario: No more trouble: Cosa rimane di una tempesta di Tommaso Romanelli, “Un documentario che ha il merito di non indagare sulle cause o sulle responsabilità di un evento tragico, ma di restituirci l’amore e la passione di un uomo per il mare e la navigazione. Ma soprattutto l’amore e la passione di un figlio, che cerca, in un viaggio intimo e profondo, di ricostruire la figura di un padre che non ha mai conosciuto. E il regista Tommaso Romanelli, mantenendo uno sguardo lucido ed oggettivo, senza giudizio né retorica, lo fa con un garbo e una grazia fuori dal comune”.
La Giuria della Sezione dedicata alle Opere Prime e Seconde Internazionali, presieduta da Ivan Carlei, insieme a Domenico Vacca e Rocio Munoz Morales, ha ritenuto Miglior Opera Internazionale Il Mohicano di Frédéric Farrucci: “Farrucci riesce abilmente a coniugare la forza del Western e la tensione del Noir tra atmosfere e crudo realismo, che restituiscono un racconto visivo essenziale, autentico e suggestivo. Un film commovente e toccante che ha il merito di trasformare una vicenda locale in una tragedia universale ponendoci davanti a riflessioni estremamente attuali sulla conservazione della terra, sui legami collettivi, sulla forza del dissenso”.
Menzione Speciale Opera Internazionale: Enric Auquer per Il maestro che promise il mare di Patricia Font. “Enric Auquer incarna con luminosa autenticità, delicatezza e intensa forza morale il ruolo di Antoni Benaiges, il maestro idealista che, con una profonda passione pedagogica, trasforma l’insegnamento in un atto rivoluzionario. La sua luminosa prova d’attore, che unisce rigore emotivo e vibrante umanità, è il punto più alto del film”.






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