
Di Pippo Baudo, che mi piace definire uomo di spettacolo completo anziché “semplice” conduttore televisivo, ho sempre ammirato in primo luogo la notevole presenza scenica, il modo di proporsi al pubblico con una compostezza che non aveva nulla di artefatto, bensì scaturente da una innata eleganza, congiunta ad una brillante cordialità. Sono rimasto poi conquistato dall’ulteriore naturalezza manifestata nel rendersi spalla partecipe, assecondandone umori e inclinazioni, dei tanti ospiti le cui presenze si susseguivano in trasmissioni quali Canzonissima (Programma Nazionale, edizioni 1972-74), Fantastico (Rai 1, 1984-1987, 1990-1991) e, soprattutto Domenica in (Rete 1, 1979-1983; Rai 1, 1983-1985, 1991-1992, 2005-2010, 2016-2017), mai dimenticando ironia ed autoironia.
Morto ieri, sabato 16 agosto, a Roma, Baudo, nato a Militello in Val di Catania nel 1936 (Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo all’anagrafe), nutrì una profonda attrazione per il mondo dello spettacolo fin da ragazzo, partecipando a qualche rappresentazione teatrale o ponendola in scena con i compagni di liceo. Una volta conseguita la laurea in Giurisprudenza per assecondare il volere dei genitori, continuò a presentare manifestazioni ed eventi di piazza, ma anche a scrivere e ad interpretare spettacoli di rivista e commedie musicali.
L’esordio in qualità di conduttore televisivo risale al 1959, Guida degli emigranti, programma trasmesso dall’allora Canale Nazionale, per poi, di trasmissione in trasmissione (Cantagiro, Festival di Napoli, Festival di Castrocaro, tra le tante), conoscere il grande successo nel 1966 con Settevoci, varietà in forma di quiz che andò in onda, sempre sul Programma Nazionale, fino al 1970. La formula, che prevedeva la presenza di sei cantanti, due esordienti e quattro affermati, permise a Baudo, come fa notare Aldo Grasso (Storia della Televisione – la TV italiana dalle origini, Garzanti, 1998), non solo di imporsi definitivamente nelle vesti di conduttore, ma anche nella qualità di eccellente scopritore di talenti, dote quest’ultima che si manifestò, per buona parte della sua attività, in vari settori del mondo dello spettacolo.
Il grande pregio di super Pippo, come spesso è stato affettuosamente appellato, almeno a parere dello scrivente, è stato quello di percepire gli umori del pubblico, nella esternata propensione non di compiacerlo, bensì intesa a stimolarne inedite sensazioni, offrendogli una ben congegnata miscellanea pop, nel significato più alto del termine, idonea ad coniugare “alto” e “basso”, novità e tradizione, riprendendo e condividendo nuovamente le parole di Aldo Grasso.
Nel rammentare in chiusura la conduzione di ben tredici edizioni del Festival di Sanremo, la prima nel 1968, l’ultima quarant’anni dopo, ma anche il passaggio alla Fininvest nel 1987, sulla base di una ripicca nei confronti di una Rai quasi mai prodiga di gratitudine verso chi ha contribuito a conferirle una ben precisa immagine, trasferimento foriero di scarsa soddisfazione artistica, concludo questo personale ricordo di Baudo citandone l’attività cinematografica.
Il più delle volte recitò nei panni di se stesso, oppure partecipando a qualche musicarello (alcuni recanti come titolo quello di canzoni da lui composte, ad esempio Il suo nome è Donna Rosa, Ettore Maria Fizzarotti, 1969), senza dimenticare, sul piccolo schermo, la simpatica interpretazione di Pennellone, il padre di Lucia Mondella, personaggio creato ad hoc nella parodia del manzoniano I promessi sposi, diretto e interpretato dal Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, Trio portato al successo proprio dal buon Pippo nazionale.
Scompare quindi con Baudo uno degli ultimi esempi di una televisione garbata, che entrava nelle case sottotono, intrattenendo con gusto e intelligenza, nel rispetto degli spettatori e della funzione, oramai dimenticata, di “servizio pubblico”. Ed ora, signore e signori, ladies and gentlemen, buonanotte, acta est fabula, lo spettacolo è concluso, quel sipario non si aprirà più, se non nelle nostre rimembranze, talvolta in bianco e nero, talvolta a colori, di spettatori d’antan.
Immagine di copertina: SinixLab da Roma, Italia, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons






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