(Ufficio Stampa)

Roma, tempi nostri. Il 48enne Leonardo Marucci (Augusto Fornari) dopo un breve passato di scrittore, un libro all’attivo, vive astrattamente in un presente che lo vede impiegato in un giornale. Si occupa della stesura dei necrologi, che va a connotare di quella visione cinica e disillusa dell’esistenza che gli è propria. Lavorando di notte e dormendo di giorno, si è infatti oramai adattato alla condizione di “diversamente vivo”, in quanto, a suo dire, “è meglio sentirsi soli da soli che soli in compagnia”. Alle spalle anche un matrimonio fallito, pur se non ha ancora firmato le carte del divorzio e un rapporto col padre Marcello, guardiano al Cimitero del Verano, improntato, già dall’infanzia, sul reciproco conflitto, considerando come Leonardo gli addossi la responsabilità dell’aver fatto sì che la madre se ne andasse via, facendo perdere le sue tracce.

Valerio Morigi, Augusto Fornari, Giulia Michelini, Nina Pons (Ufficio Stampa)

Ma, proprio nel giorno del suo compleanno, il genitore, che ha anche lui preso le distanze da una piena esistenza, troverà la morte, dopo una colluttazione seguita al furto della bara di un famoso attore appena deceduto, una triste evenienza che però andrà a rappresentare per Leonardo la possibilità di un cambiamento, complice la comparsa di tre spettri, quello del babbo, in un’inedita versione giovanile (Valerio Morigi), e quelli di due dame d’altri tempi, Adelaide (Giulia Michelini) e Beatrice (Nina Pons)… Esordio alla regia di un lungometraggio del duo Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, anche autori della sceneggiatura insieme a Giulio Carrieri, RIP, recentemente presentato alla 23ma edizione di Alice nella Città, si è rivelato alla visione una piacevole sorpresa.

Augusto Fornari (Ufficio Stampa)

La costruzione complessiva (sceneggiatura, regia, interpretazioni e aspetto tecnico) si smarca infatti da quella propria di certe standardizzate produzioni inerenti l’italica commedia, rifacendosi, nel miscelare ironia, elementi soprannaturali sospesi tra surreale e grottesco e più di uno spunto riflessivo, tanto a qualche pellicola nostrana d’antan (Fantasmi a Roma, Antonio Pietrangeli, 1961, ad esempio), quanto a realizzazioni d’oltreoceano degli anni ‘80/’90. Viene dunque messa in scena quella che potremmo definire una moderna fiaba nera dai toni onirici ma calata nel reale, con sullo sfondo una Roma ripresa sia nei suoi angoli più caratteristici che in quelli meno noti, attraversata dagli sguardi disarmanti, puri come quelli di un fanciullo pronto a muovere i primi passi nel mondo, dei tre fantasmi.

Valerio Morigi (Ufficio Stampa)

Sguardi adusi a combinare smarrimento e meraviglia, ma anche a rimarcare la diversità degli atteggiamenti esistenziali odierni da quelli propri del loro tempo (“vi lasciate attraversare dalle cose senza che nulla vi rimanga addosso”). Leonardo, grazie al loro tramite, in particolare andando a conoscere una figura paterna del tutto diversa, playboy gaudente e gran fumatore (“se sapevo che eri così, t’ammazzavo io prima…”), ma anche una differente versione riguardo la scomparsa della madre, arriverà ad una riconsiderazione del personale vissuto, rielaborando gli eventi del passato, ora non più pesante zavorra ma spinta propulsiva per un presente ed un futuro da godere entrambi nella totale consacrazione della propria più intima essenza. Accettando la vita nel suo consueto rincorrersi di felicità ed ambasce, le si potrà conferire l’unico senso possibile, quello determinato dal nostro agire quotidiano.

Fornari e Morigi (Ufficio Stampa)

Forte di ottimi dialoghi e di un suggestivo afflato surreale offerto anche dalla combinazione di effetti speciali tradizionali e altri resi in CGI, nonché di valide interpretazioni attoriali, proprie di tutto il cast (con Fornari e, soprattutto, Morigi in gran spolvero), senza dimenticare una colonna sonora funzionale al narrato e mai invasiva (Daniele Silvestri Klangore Factory), RIP riesce ad amalgamare concretamente ironia e drammaticità, reale e fantastico, assecondando anche un certo ritmo nella narrazione, che va però a perdersi nel dipanare alcune sotto trame  relative ai trascorsi di vita dei tre spiriti o riguardanti il recupero del feretro trafugato. Comunque l’efficacia di molte sequenze pone i citati rallentamenti in secondo piano, a partire da quelle iniziali intese ad illustrarci le modalità di “non vita” proprie di Leonardo e segnalando altre come l’ “immedesimazione” corporale dei tre trapassati nel suo corpo  per poter uscire dal camposanto.

Un’opera prima del tutto godibile, foriera di divertimento e riflessione, riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, valido esempio di un cinema medio, come si sarebbe detto un tempo, capace d’intrattenere con gusto e intelligenza della proposta.

Immagine di copertina: Augusto Fornari (Ufficio Stampa)

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