James Van Der Beek (gdcgraphics, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)

Credo che quanto andrò ad esternare possa rappresentare una sensazione inerente non soltanto la mia sfera emotiva, bensì anche quella di tante altre persone, ecco perché mi preme condividerla. Quando ci lascia un personaggio del mondo del cinema, della televisione, dello spettacolo in genere, cui siamo legati per i più disparati motivi, a partire dall’immedesimarsi con quanto reso artisticamente, è come se anche una parte di noi prendesse la via per altri lidi. La personale ritualità quotidiana si ammanta di una particolare mescolanza tra malinconia e nostalgia, rimembrando un tempo relativamente recente ma già divenuto passato.

Alla notizia della morte dell’attore James David Van Der Beek, incorsa ieri, mercoledì 11 febbraio, i ricordi, per una volta non visualizzati in un bianco nero d’antan,  mi hanno portato indietro con gli anni, al gennaio del 2000, quando, su Italia 1 prese il via Dawson’s Creek,  teen drama creato da Kevin Williamson, che negli Stati Uniti  aveva esordito nel 1998. Fino al 2003 andarono in onda sei stagioni, con un totale di 128 episodi. Nonostante all’epoca non fossi certo un adolescente,  la visione del primo episodio suscitò in me curiosità ed interesse, attratto dalla felice caratterizzazione dei personaggi e dai dialoghi.

Quest’ultimi in particolare, pur adattati al nostro idioma dal doppiaggio, andavano a delineare problematiche esistenziali adulte, affrontate però, tra un richiamo culturale e l’altro, alla luce di quella inquietudine propria dell’adolescenza. Una irrequietezza che avrebbe trovato tregua accumulando tutta una serie di esperienze esistenziali sino al traguardo della maturità, anche nell’adattarsi a quanto la vita spesso richiede, tra varie ed eventuali. Van Der Beek interpretava Dawson Wade Leery, liceale sedicenne della cittadina di Capeside, appassionato di cinema, grande fan di Steven Spielberg e divoratore di film nel tempo libero.

Pellicole idonee ad offrirgli la personale idealizzazione di un mondo dove tutto scorre nel rispetto di canoni ben precisi, fornendo concretezza a quanto sosteneva Humphrey Bogart, ovvero che “La differenza tra la vita e un copione cinematografico è che il copione deve avere un senso”. Un personaggio per certi versi alleniano, vedi la sua resa sentimentale oscillante tra raziocinio e romanticismo, trovandomi d’accordo con quanto espresso all’epoca, se la memoria non mi inganna, sulle pagine di Variety. D’altronde è ciò che Dawson manifestava nel corso della serie nei riguardi della volitiva Joey Potter (Katie Holmes), coetanea verso cui nutriva una profonda amicizia, ignorandone inizialmente il trasporto amoroso.

Infatti le sue attenzioni si rivolgevano all’irrequieta e problematica newyorkese Jen Lindley (Jennifer Williams), per poi iniziare, tra dubbi e dilemmi vari, una relazione con l’amica di una vita, anche se all’orizzonte andava presto a palesarsi un inaspettato rivale, Pacey Witter (Joshua Jackson). Pure lui amico d’infanzia del nostro, ne rappresentava il classico rovescio della medaglia, nella sua cinica sfrontatezza e nel sarcasmo con cui già affrontava le varie vicissitudini, ambedue opportuno paravento di una malcelata instabilità emotiva. Nel corso delle stagioni si succedevano molti accadimenti, anche tragici, che traghettavano Dawson e i suoi amici verso l’età matura, con qualche inevitabile disillusione, senza però mai perdere di vista quanto gli affetti e il coltivare la speranza possano offrire in forma di congrua ciambella di salvataggio nel mantenersi a galla fra i marosi della vita.

Per quanto lo stesso attore ebbe a rammaricarsene in qualche intervista, quello di Dawson fu il classico ruolo che, nel bene e nel male, ti identifica nell’immaginario collettivo come personaggio, incastonato in un ben preciso arco temporale, riprendendo quanto scritto ad inizio articolo. Comunque Van Der Beek, nato a Cheshire nel 1977,  iniziò la carriera attoriale già a tredici anni, quando, fonte Wikipedia,  interpretò il personaggio di Danny Zuko nella produzione teatrale di Grease, presso la sua città natale, mentre nel 1993 partecipò agli spettacoli off-Broadway Finding the Sun e Shenandoah. Continuò a recitare, studente universitario alla Cheshire Academy, in numerosi spettacoli scolastici, per poi esordire nel 1993 in televisione (il quinto episodio della serie Clarissa Explains It All) e due anni dopo sul grande schermo (Angus, Patrick Read Johnson).

Brevi apparizioni in entrambi i casi, fino a rivestire il ruolo di protagonista in Dawson’s Creek. In seguito vi fu tutta una serie di interpretazioni, anche nella qualità di principale attore, alternando realizzazioni cinematografiche e televisive. Buon viaggio James, grazie per averci lasciato l’indelebile percezione di quanto, da giovani come da adulti, sia importante attraversare, ora in un senso, ora nell’altro, quel ponte sospeso tra due sponde che si fronteggiano, il mondo immaginato in cui vorremmo vivere e quello reale in cui ci troviamo a lottare per ottenere la nostra fetta di felicità o, quantomeno, qualcosa che ci vada vicino.

Immagine di copertina: James Van Der Beek e Kate Holmes, foto promozionale per Dawson’s Creek, da Movieplayer

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In voga