(MyMovies)

A trent’anni da Un sacco bello, Carlo Verdone con Io, loro e Lara si trova ad un punto di svolta nella sua carriera, dopo la stasi creativa dovuta alla ricerca di un nuovo equilibrio tra comicità e spunti riflessivi, intimistici, con punte di bonario cinismo, che lo ha portato infine a cercare il consenso del grande pubblico e dei suoi fans in particolare, con Grande,grosso e Verdone, cartina di tornasole della necessità di un radicale cambiamento.

La sua comicità infatti si è sempre contraddistinta per una certa malinconia di fondo (felice l’intuizione di Stefano Reggiani nel definirlo “melancomico”), le, in apparenza, bonarie macchiette, per quanto avviate ad essere iconizzate nell’immaginario collettivo a livello di maschera, celavano tra tic e vezzi un’amara e pacata riflessione sulle sorprese che la vita ci riserva, sulle occasioni mancate, su quanto ci viene dato ed improvvisamente tolto, sull’amore e sull’impossibilità di viverlo nella sua “normalità”, con un occhio particolarmente attento ai mutamenti del costume e della morale.

Ora veste i panni di un sacerdote missionario in Africa, Carlo, lontano da ogni caricatura, visto nella sua profonda umanità, scosso dai dubbi di una fede che vacilla e che, su consiglio dei superiori, lascia momentaneamente la missione, per far ritorno a Roma, presso la sua famiglia, in cerca di comprensione ed affetto. Tante saranno le sorprese: il padre (Sergio Fiorentini), vedovo, si è sposato con la badante moldava, riscoprendo gioia di vivere e slanci sessuali, colmandola di costosi regali.

La sorella Beatrice (Anna Bonaiuto), psicologa separata dal marito, ha una figlia persa in un vuoto esistenziale che colma seguendo ogni moda del momento; il fratello Luigi (Marco Giallini) broker finanziario, cocainomane, è coinvolto in assurde storie con donne più giovani di lui. Tutti sono incapaci di ascoltarlo, non danno peso ai suoi dubbi, e non fanno altro che scaricargli addosso o la loro felicità (il padre) o i loro rancori (i fratelli), con i soldi che sembrano fare da unico collante nei rapporti personali e familiari.

Intanto, in parallelo, abbiamo conosciuto la misteriosa Lara (Laura Chiatti), che vive alla giornata, lavorando in una chat erotica, ricevendo continue visite dall’assistente sociale (Angela Finocchiaro): chi sia veramente e perché la sua figura sarà importante nel delinearsi della vicenda, sino ad un consolatorio finale, lo si scoprirà nel corso della narrazione.

Il film risulta un po’ scomposto a livello di sceneggiatura (Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino), con una certa “pesantezza” iniziale, dovuta ad un eccesso programmatico, che man mano si scioglie concedendo momenti di ilarità (a denti stretti), dando vita ad una comicità scaturente soprattutto da situazioni, con siparietti comici affidati ai bravi comprimari (splendida la Finocchiaro). Verdone si fa da parte, divenendo maschera dolente, con una recitazione sobria, quasi dimessa, senza il cipiglio da moralista (come il prete di Moretti, ne La messa è finita), ma come candido spettatore incredulo e rassegnato, svelando tutto ciò che non va nei rapporti umani.

Un “come siamo diventati” profondamente amaro, dimostrando con il suo prete pronto a farsi carico dei problemi del prossimo, lasciando da parte i propri, l’insipienza di una Chiesa che sa farsi portatrice di precetti e dottrine, ma non di un concreto pragmatismo. Siamo di fronte ad un Verdone nuovo, capace di allargare lo sguardo e farsi comunque portatore di un’esigenza morale, vera valenza del film, attore e regista sensibile, ma che deve ancora dare un atto concreto, non più a livello di tentativo, alla nuova strada intrapresa, separandosi dalla sua parte più strettamente comica, magari sconfiggendo definitivamente la paura di restare semplicemente dietro la macchina da presa.

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