Grande spettacolo il giorno di Ferragosto all’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica: la sala letteralmente gremita di persone, molte purtroppo rimaste in piedi, ha accolto calorosamente la pianista Rita Marcotulli esibitasi insieme all’attore e regista Rocco Papaleo in una straordinaria performance inserita nell’ambito della trentesima edizione del Festival Jazz-Rumori Mediterranei.
Papaleo nasce, prima ancora che attore cinematografico, come uomo di teatro, profondamente convinto dell’idea del teatro-canzone, un progetto che ha sempre portato avanti con estrema lucidità d’intenti, all’insegna di un’istrionica trasversalità.
Lasciando a volte la scena alla Marcotulli, che ha dato vita ad una musicalità estremamente originale, ricca di virtuosismi mai fini a se stessi, altre volte intervenendo da protagonista con la sua voce dalla caratteristica inflessione lucana, Papaleo ha conferito sostanza e concretezza interpretativa a quell’essenzialità di vita propria del Meridione, sempre sospesa tra rassegnazione e sarcasmo misti ad un certo disincanto.
Tra toni surreali e qualche puntata verso l’iperrealismo, il Sud diviene simbolo di quell’Italia di provincia che in fondo si accontenta o meglio cerca di accontentarsi, pur insoddisfatta dell’attuale andamento delle cose: l’attore ha dato il meglio di sé, capace di partire dalla descrizione di un semplice oggetto, per cantarne la storia, tra significati più immediati ed altri più reconditi o comunque simbolici, per arrivare a canzoni d’amore dal tono più disteso, intrise di sottile malinconia.
Una stazione dove non passano treni può divenire poetico simbolo di un luogo dove è possibile che si visualizzino vari desideri, alcuni futili, altri meno, come il ricordo della figura paterna, in un passaggio memoria-futuro che coinvolge i nostri figli, le madri che li hanno messi al mondo e tutti quelli che hanno una storia da ascoltare.

Si passa poi ad un romanticismo “pratico”, discernendo di alba e tramonto e sulla loro importanza (“intanto, oggi pomeriggio, tra alba e tramonto, scopiamo?”) o alla descrizione della donna ideale, sino ad arrivare ai ricordi ancestrali scaturenti dal profumo del pane e frittata preparato dalla madre e che assumono tale valenza proprio perché preparate da lei, altrimenti sarebbero solo due fette di pane con il vuoto dentro…
Gran finale, dopo un’originale esecuzione di Stormy Weather ,all’insegna del puro divertissement tra i due artisti, che hanno dato vita ad un applauditissimo gioco musicale con i tasti del pianoforte, interagendo anche con il pubblico in sala.
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Alla fine dello spettacolo sono riuscito ad incontrare Papaleo, estremamente gentile nell’intrattenersi qualche minuto con me per scambiare quattro chiacchiere (foto).
L’ esperienza del Festival Jazz di Roccella Jonica può in un certo senso ritenersi come un ritorno alle tue origini, al progetto del “teatro-canzone” da te sviluppato negli anni, ancora prima di debuttare nel mondo del cinema?
“Sinceramente è un progetto che non ho mai abbandonato, anzi l’interazione recitazione-musica rientra sempre tra le mie priorità, tra le cose verso le quali presto le mie attenzioni principali, il mio vero filo conduttore, al resto dedico, diciamo così, il meglio che posso”.
Come hai vissuto la tua prima esperienza cinematografica da regista con Basilicata Coast to Coast ?
“Certamente con un grandissimo entusiasmo, ne avevo certamente bisogno per rinnovare il mio interesse verso il cinema, diciamo che come attore stavo iniziando ad annoiarmi, essere gettonato sempre per fare la stessa cosa non mi entusiasma di certo, ci sono poi poche occasioni, visto che si realizzano pochi film e quindi siamo tanti attori per pochi ruoli ed allora ho sentito l’esigenza di allargare il mio raggio d’azione”.
Infatti credo che il tuo film vada oltre il puro divertimento, il tema del viaggio ha sempre portato in sé l’idea della riflessione, esprimendo l’idea che sia più importante il percorso che si compie e le varie esperienze lungo il cammino, che il raggiungere effettivamente la meta…
“Ma guarda, questo è un po’ un archetipo, non è certo la prima volta che vengono affrontate cose del genere…” si schernisce Papaleo, ringraziandomi per la mia replica “ di averlo comunque fatto in modo divertente ed originale”: è giunto il momento di ringraziare e salutare l’attore regista, questo breve incontro ha confermato la sua complessa poliedricità, tra sorriso e riflessione, che sicuramente ci regalerà altre interessanti realizzazioni come l’opera d’esordio, ben lontana dai soliti clichè macchiettistici e capace di ridare ossigeno alla a volte asfittica produzione nazionale.





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