Alain Corneau, regista estremamente eclettico, dotato di una certa raffinatezza di stile e di un notevole acume dal punto di vista narrativo e psicologico, è morto ieri in un ospedale parigino. Il 18 agosto è uscito l’ultimo suo film, Crimine d’amore, con Kristin Scott Thomas e Ludivine Sagnier, che sarà presentato fuori concorso al Festival di Roma.

Nato ad Orleans nel 1943, Corneau avrebbe voluto fare il musicista jazz, infatti da ragazzo suonava la batteria in una band per le truppe Nato di stanza nella sua città natale, ma i suoi studi lo indirizzarono verso il cinema, al quale si dedicherà dopo un periodo di apprendistato con registi come Costa Gravas, Roger Corman e Josè Giovanni.

L’inizio della sua carriera è rivolto al genere poliziesco: prendendo come punto di riferimento Fritz Lang e il noir americano, i suoi primi lavori omaggiano entrambi, oscillando tra stile da reportage ed una particolarmente acuta analisi di persone ed ambienti.

Da ricordare in tale ambito Serie noire (Il codice del delitto, ’79), tratto da un romanzo di Jim Thompson, interpretato da Patrick Dewaere, Marie Trintignant, Myriam Boyer, Bernard Blier, e adattato e dialogato dallo scrittore Georges Perec.

Ma, come ho scritto ad inizio articolo, Corneau era regista estremamente eclettico, amava cambiare, e lo dimostrano i vari “salti” nella sua filmografia: da superproduzioni come Fort Saganne, ’83, film incentrato sul passato coloniale francese, con Gerard Depardieu e Catherine Deneuve, si passa ad adattamenti letterari estremamente raffinati e sofisticati (Notturno indiano, dal romanzo di Tabucchi, o Stupeur et tremblements, dal romanzo di Amélie Nothomb).

Certamente il film per il quale sarà ricordato rimane Tutte le mattine del mondo, ‘92, sempre tratto da un’opera letteraria (Pascal Quignard), film che ebbe grande successo conquistando il grande pubblico con la musica barocca francese, vera protagonista, pur nella sua “severità” di inquadrature fisse e dialoghi sin troppo letterari.

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