Io vedo la vita come una limousine. Anche se ci viaggiamo assieme, ognuno di noi ha il proprio posto: c’è un sedile anteriore, uno posteriore e un finestrino in mezzo“.

La democrazia può essere a volte molto ingiusta, Sabrina, e nessun povero è mai stato detto democratico perché ha sposato un ricco“.

La sottile arguzia di Thomas Fairchild (John Williams), autista della ricca famiglia Larrabee (importato direttamente dall’Inghilterra, insieme all’ultimo modello di Rolls – Royce), rivolta al primogenito del nobile casato, Linus (Humphrey Bogart), magnate della finanza, e poi all’amata figlia Sabrina (Audrey Hepburn), perdutamente innamorata di David (William Holden), fratello di Linus e pecora nera del clan.

Il film è Sabrina, 1954, di Billy Wilder, il quale lavorando sul plot della commedia teatrale Sabrina Fair di Samuel Taylor, che collaborò alla sceneggiatura insieme a Ernest Lehman, riuscì ad imbastire una perfetta sophisticated comedy, raffinata ed elegante, con un umorismo sottilmente diffuso.

Proprio il personaggio di Fairchild rappresenta un valido contrappunto fra frivolezza e un avvertibile sottofondo amaro, visto l’impietoso ritratto che ne vien fuori di certi ambienti sociali, tra convenzioni, sdegno e disprezzo, astuzie e macchinazioni pur di raggiungere lo scopo finale, cioè accumulare ricchezza ed ostentare plutocratica sicumera. Premio Oscar nel ’55 per i costumi ed un remake (‘95) con Julia Ormond, Harrison Ford, Greg Kinnear, regia di Sydney Pollack.

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