Allacciate le cinture

1Necessaria e doverosa premessa: una volta conquistato dal bel piano sequenza iniziale sullo scorrere dei titoli di testa, più persone sorprese da un improvviso temporale nelle strade di Lecce, in corsa per trovare rifugio sotto la pensilina di una fermata d’autobus (metafora, a mio avviso, di una varia umanità in viaggio verso la vita e le sue avversità, ognuno con differenti logiche e modalità di farvi fronte), mi sono accostato alla visione di Allacciate le cinture, ultima fatica registica di Ferzan Özpetek (anche sceneggiatore insieme a Gianni Romoli), obbedendo ciecamente all’ordine impartito dal titolo, man mano acquistando sempre più consapevolezza delle molteplici turbolenze cui sarei andato incontro nel corso della proiezione. Ecco quindi farsi strada un andamento ondivago fra vari generi cinematografici, dalla commedia al dramma (andata e ritorno), passaggi temporali arditi e non propriamente consequenziali, un livello di recitazione spesso “istintivo”, il tutto però ben sostenuto dalla buona mano del “pilota”, ormai sicuro nell’esibizione, tanto autoriale quanto manieristica, ma sempre contraddistinta da una “sana” levità, dei noti “marchi di fabbrica”.
Gli intensi primi piani, le riprese circolari, quasi a voler sottolineare ulteriormente la coralità della vicenda già delineata in fase di scrittura, i calibrati sconfinamenti verso il melò garantiscono infatti un volo, e un atterraggio, senza particolari scosse, stemperando romanticismo, umorismo e passione.

Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Kasia Smutniak
Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Kasia Smutniak

Özpetek ci invita ad abbandonare ogni irreggimentato formalismo, non solo cinematografico, instradandoci verso un particolare percorso la cui diversità non è più o, meglio, non è soltanto quella espressa a livello di identità sessuale, ma ogni espressione del proprio “io” interiore, capace di far leva sulle potenzialità sopite dei propri desideri e delle proprie convinzioni più profonde. Anche la stessa città di Lecce, così vivida di luci e colori, partecipa “naturalmente” alle vicende narrate, adusa a divenire al riguardo un semplice proscenio e non una coprotagonista come avveniva, per citare un film dello stesso autore, in Mine vaganti, adattata quindi alle esigenze narrative.
Queste ultime sono volte a mettere in scena un’astrazione temporale opportuna a cristallizzare l’adattamento alla vita, al suo altalenante fluire, di una diversa compagine d’individui, accomunati da una convivialità familiare “alternativa” a quella tradizionale, forte di un sentimento espresso, nella sua essenzialità e purezza, attraverso le varie declinazioni di sentimenti quali l’amicizia e l’amore. La storia inizia nel 2000, gradualmente facciamo conoscenza con Elena (Kasia Smutniak), ragazza di buona famiglia, sensibile, ironica, pragmatica, che lavora in un pub della città insieme agli amici Fabio (Filippo Scicchitano), omosessuale “innamorato dell’amore” e Silvia (Carolina Crescentini), la quale al momento intrattiene una relazione con Antonio (Francesco Arca), meccanico, ombroso e aggressivo, dalle idee non propriamente progressiste.

Scicchitano, Carolina Crescentini, Francesco Scianna
Scicchitano, Carolina Crescentini, Francesco Scianna

Eppure proprio fra quest’uomo così rude, muscolare, ed Elena, fidanzata con Giorgio (Francesco Scianna), scatterà, rapida ed improvvisa, la scintilla dell’amor fou, energica e vitale, fiamma ardente idonea ad incenerire ogni differenza caratteriale.
Un salto temporale di tredici anni ed ora vediamo Antonio ed Elena sposati, hanno messo al mondo due bambini, lui sembra essersi lasciando andare, appare annoiato ed imbolsito, lei, sempre sicura di sé e determinata, gestisce un locale insieme a Fabio, per quanto il suo sguardo lasci intuire una dolente rassegnazione nei confronti dei tradimenti del marito e della sua indolenza esistenziale. Forse è ancora vivo quel minimo di affinità caratteriale, fondamento basilare del loro amore, ma certo sono ormai distanti tanto la giovanile spensieratezza quanto quella felicità primaria scaturente dal farsi sopraffare dalle sensazioni più pure e genuine proprie del primo incontro.
A scuotere tale ingrigito incedere quotidiano ecco sopraggiungere una dolorosa novità, Elena ha un tumore al seno. Pur nella vicinanza di familiari e amici, la donna, aggrappata con forza al coraggio della ragione più che all’ottimismo della speranza, vorrebbe semplicemente un segnale da Antonio, un qualcosa che possa manifestare ancora una volta, per sempre e nonostante tutto, il flusso vitale della loro unione.

Carla Signoris, Smutniak, Elena Sofia Ricci
Carla Signoris, Smutniak, Elena Sofia Ricci

La risposta dell’uomo non tarderà ad arrivare, e sarà estremamente sensuale e fisica, l’unica modalità per lui idonea ad esprimere i propri sentimenti, un’aggressività quasi ferina, manifestazione di un disagio interiore, o comunque di un senso d’inadeguatezza, tutti elementi caratteriali che hanno certo colpito la sensibilità di Elena nel corso degli anni, ma anche genuinamente romantica e sorprendentemente delicata, offrire ad entrambi la possibilità di ritornare in quel posto dove si erano amati per la prima volta. Ecco riaffiorare quel minimo di affinità sul quale si basava e si basa ancora il loro amore, ora la difficoltà di mantenerlo vivo nella sfida contro il tempo può risolversi in una particolare fusione fra passato e presente, nel ricordo di quanto vissuto e di ciò che si è stati, per evolversi ed accettarsi così come si è. Allacciate le cinture è certo un film piuttosto particolare nella sua deflagrante miscela di commedia, dramma e romanticismo, dove, almeno questa è stata la sensazione avvertita, ogni elemento appare comunque integrato, mai dominante l’uno a scapito dell’altro.

Smutniak, Crescentini, Scicchitano
Smutniak, Crescentini, Scicchitano

Özpetek si conferma un autore capace di conferire, spezzando, come scritto, la logica consecuzione temporale, un particolare significato allo scorrere delle varie ciclicità, alternando senza alcuna soluzione di continuità passato e presente, metaforizzandone la rilevanza dei vari eventi sulle persone. La pellicola si autoalimenta costantemente grazie ai suoi personaggi e al loro fluido vitale variamente espresso, dal romanticismo pratico di Marco all’alternanza fra determinazione, capacità di lasciarsi andare e disillusione espressa da Elena, passando per la brutale fisicità di Antonio, senza dimenticare l’arte di saper vivere volta al sarcasmo, anche nei confronti della propria persona, e la svagatezza rivestita di cangiante ideologia, manifestate rispettivamente dalla mamma e dalla “zia” di Elena (Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci, stupende entrambe). Se Scianna e Crescentini non offrono interpretazioni propriamente memorabili, da encomiare è quella delineata da Paola Minaccioni nei panni di Egle, compagna d’ospedale di Elena, espressione di un disincanto e di una voglia di vivere dal piglio quasi surreale, che conferisce un’ulteriore connotazione ad un film genuino e sincero, sicuramente da vedere, fosse anche solo per discuterne, ricco com’è di tutte quelle contraddizioni ed imperfezioni idonee, volendole contestualizzare, a costituire il sale stesso della vita, fra “le discese ardite e le risalite”*. Allacciate le cinture e buona visione.

Ascolta il podcast su GiovanniCertoma.it

*Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi (1972, Lucio Battisti e Mogol, inserita nell’album Il mio canto libero).
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Bette Davis
Bette Davis

Fasten your seat belts…It’s gonna be a bumpy night! Allacciate le cinture… Sarà una nottata tutta sobbalzi! (Bette Davis nei panni di Margo Channing, in All About Eve, Eva contro Eva, di Joseph Leo Mankiewicz, 1950).


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