Una volta accreditato al Biografilm Festival (19ma edizione, Bologna, 9-19 giugno), ho provveduto a selezionare una serie di titoli dal nutrito cartellone, seguendo il tragitto suggerito dalla curiosità e dall’interesse per determinate tematiche sociali, così da visionarli e poterne scrivere al riguardo.

Dopo la profonda emozione conseguente alla visione del bellissimo Essere e avere di Nicolas Philibert, ho quindi assistito con piacere alle proiezioni di due docufilm presentati entrambi all’interno della sezione Biografilm Italia, The Mayor- Me, Mussolini and the Museum, diretto da Piergiorgio Curzi e Sabika Shah Povia, e Vite non calcolate, per la regia di Ermanno Cavazzoni e Sergio Maifredi.

Due opere ovviamente diverse riguardo i contenuti e  gli stilemi rappresentativi volti a porli in scena, ma entrambe, a mio avviso, caratterizzate da una certa urgenza narrativa nell’offrire congruo spazio a specifici aspetti del nostro attuale vivere politico e sociale. 

The Mayor- Me, Mussolini and the Museum vede protagonista Giorgio Frassineti, ex sindaco di Predappio, paese natale di Benito Mussolini e che ne accoglie anche le spoglie, in carica con diversi mandati dal 2009 al 2019, anno quest’ultimo in cui le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale videro vincente la compagine di centro destra guidata da Roberto Canali. 

Nel corso dei suoi insediamenti, Frassineti, stanco del “turismo nostalgico” proprio della cittadina, interessata dal “pellegrinaggio” ad opera dei soliti noti nella ricorrenza di determinate date (il compleanno del Duce e quella relativa alla Marcia su Roma), che vanno a riversarsi nei siti canonici, tra camicie nere, saluto romano e stolidità un tanto al chilo nell’ovviare a qualsiasi tentativo di storicizzazione critica, intendeva far sì, fra l’altro, che l’imponente struttura della Casa del Fascio  venisse provvidamente trasformata in un polo museale, rifuggendo da toni apologetici o dall’allestire una mera catalogazione espositiva, predisponendo piuttosto una spinta propulsiva al ricordare, in guisa di opportuna condivisione, elaborazione e discussione, al di là del mero simbolismo mnemonico.

Si sarebbero così poste le basi per una coerente rappresentazione di quella immane tragedia che andava a stagliarsi sul funebre proscenio delle macerie fisiche e morali, lasciate da una dittatura che, al pari di tante altre, aveva posto le proprie fondamenta sul considerarsi più eguali degli altri. Ma tra finanziamenti in odore di elemosina, scarsa coesione e il susseguirsi scomposto di vari tentennamenti, non si andò mai a travalicare lo stadio intenzionale, né la nuova giunta provvide ad adoperarsi al riguardo, preferendo assecondare il  consueto “andamento turistico”.

Eccola allora, ad esempio, esternare alacre solerzia nell’allestire un museo all’interno dell’abitazione di Rachele Mussolini, ad uso e consumo dei vari nostalgici, al pari dei numerosi negozi di souvenir del Ventennio presenti lungo le vie di Predappio.

Niente a che vedere con il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo presente a  Monaco di Baviera, in Germania, aperto al pubblico nel 2015, costruito simbolicamente nel luogo dove sorgeva la Braunes Haus, il quartiere generale della NASDP, al cui interno vennero prese le decisioni relative all’insediamento e al successivo consolidamento del movimento nazista al potere.

Una circostanza quest’ultima che conduce ad una lucida riflessione su quanto all’interno del nostro paese non si sia mai giunti ad una universale condanna del fascismo: al Processo di Norimberga volto a punire responsabili ed esecutori della barbarie nazista si è infatti preferita, riprendendo le parole di Frassineti, una generale autoassoluzione, al grido gattopardiano del tutto cambi purché tutto resti com’è, garantendo il riciclo dei vecchi apparati all’interno della nuova forma repubblicana e democratica. 

Si manteneva quindi vivida e pulsante la contrapposizione tra due opposte fazioni, mentre la Resistenza veniva considerata, più che come un inclusivo atto di reazione al regime, quale ribellione armata perpetrata da quanti presero coscienza, immediata o meditata, della necessarietà di assumere una determinata posizione per conquistare una compiuta democrazia.

Ecco perché The Mayor- Me, Mussolini and the Museum, al di là degli indubbi meriti nella messa in scena, a partire dalla felice sinergia tra regia e montaggio, ritengo sia una realizzazione preziosa ed importante, che meriterebbe una distribuzione almeno a livello televisivo (la Rai, tra i produttori del docufilm, latita nel mandarlo in onda…), considerando come spinga ad una salutare meditazione relativa al nostro rapporto irrisolto nel relazionare passato e presente, ma anche alla constatazione che, pur nell’ambito di una memoria probabilmente destinata a rimanere divisiva, sia doveroso rinvenire nella comune libertà il fondamento di una democrazia effettivamente partecipe. 

Vado ora a scrivere di Vite non calcolate, che vede alla regia lo scrittore Ermanno Cavazzoni e Sergio Maifredi, il cui titolo trae ispirazione da un verso della splendida poesia di Wislawa Szymborska Una vita all’istante. Siamo di fronte ad un’opera che, nel farci conoscere una particolare realtà, vero e proprio microcosmo alternativo all’ordinarietà quotidiana nella sua vivida umanità, esterna poi l’ulteriore merito di condurci ad una riconsiderazione proficuamente critica delle nostre consuete esistenze, nel cui ambito diamo quasi tutto per scontato, in particolare ove non si sia incorsi in improvvise deviazioni dal percorso prefissato.

L’apertura è affidata ai pensieri espressi da Cavazzoni, dapprima in guisa di riflessioni condivise con un amico al tavolino di un bar e poi a farsi voce narrante, che si possono riassumere nell’idea portante se il nostro recitare sul comune palcoscenico della vita, citando Shakespeare, sia dovuto all’obbedienza inconscia ad un copione scritto da uno stravagante regista oppure ad un’improvvisazione generata dall’onda scomposta del susseguirsi dei tanti accadimenti, piacevoli o meno, che vanno ad interessare il cammino terreno.

La risposta sarà trovata all’interno dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto, un complesso monumentale risalente al XIV secolo sito  nel quartiere genovese di Cornigliano, nel 1410 Monastero dei Benedettini e poi donato da quest’ultimi all’Opera di Don Orione, nel 1960.

Le stanze della struttura danno ora dimora a tutte quelle persone, sole o costituenti un nucleo familiare, che si sono trovate improvvisamente ai margini del vivere sociale, per i più svariati motivi, cui viene offerta la possibilità concreta di riacquistare una piena condizione umana, riemergendo dal ghetto della condizione di “ex” alla quale sono state relegate dall’incuria colpevole di un sistema ormai dimentico, nel professare un credo impostato al “produco dunque sono”, di qualsivoglia carità o misericordia che non siano rivestite dalla mera circostanza.

Nel corso della narrazione la sinergica e suggestiva combinazione tra regia, montaggio e le musiche di Michele Sganga, le cui note volutamente vanno a concludere quanto esternato dai soggetti dimoranti nello stabile, rimarcando così come l’attuale posizione di “resistenza” possa essere ancora più rilevante di quanto loro accaduto, conferisce al tutto una portata elegiaca ma anche concreta.

Ecco allora che noi spettatori, nel dare ascolto alla loro storia, in forza di un afflato empatico che emerge con forza nel corso della narrazione e ne va a costituire l’assunto portante, intimo e coinvolgente, siamo spinti a ricercare il senso della vita  non solo, o non tanto, nell’ambito delle conseguenze scaturenti dalle nostre azioni e dal nostro operato complessivo, nei confronti di noi stessi e di quanti ci sono vicino, ma soprattutto nella nostra capacità di recitare a soggetto, adattandosi allo stravolgimento, indotto o meno, dello script originario.

“La differenza tra la vita e un copione cinematografico è che il copione deve avere un senso”(Humphrey Bogart).

2 risposte a “Biografilm Festival 19ma edizione: The Mayor-Me, Mussolini and the Museum/Vite non calcolate”

  1. Avatar Antonio Falcone
    Antonio Falcone

    L’ha ripubblicato su Lumière e i suoi fratelli.

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  2. […] della somma delle sue tragedie”. La Menzione Speciale BPER | Biografilm Italia 2023 è andata a The Mayor – Me, Mussolini and the Museum di Piergiorgio Curzi. “Un film che ci mostra l’importanza di come la cancellazione della […]

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