
Tropea, Calabria, giorni nostri. A Villa Paola è in corso di svolgimento il ricevimento di un matrimonio. Una delle damigelle (Valentina Lodovini), viene invitata alla conversazione da un uomo (Francesco Scianna), dando vita ad un incontro che assume gradualmente la consistenza di una singolare partita a tennis. I due, infatti, si rilanciano la palla delle varie esperienze di vita, dei reciproci divorzi, degli attuali legami, lui con una ballerina 22enne, lei con un maturo cardiologo di New York, che ha avuto tre figli dalla precedente consorte. Il serrato “colpo su colpo” si trasforma in un compartecipato gioco seduttivo, l’attrazione fisica si renderà sempre più palpabile, fino a trascorrere, dopo tutta una serie di sotterfugi volti ad evitare pettegolezzi e maldicenze, la notte insieme.
Una “distrazione” tanto sottesa quanto ricercata, il desiderio di mettere da parte per qualche ora un presente caratterizzato dalla convenzionalità rituale delle tante circostanze esistenziali e a riportare alla luce un passato che li ha visti marito e moglie. Passato però difficile da riproporre, a parte quell’incanto elargito dalla combinazione di trovarsi in una sorta di mondo a parte e del riuscire a mettere in scena tutta la suggestione propria di un primo incontro, le schermaglie, quella ritrosia un po’ impostata un po’ veritiera, la resa alla passione, “gettare via i perché”. Ma la realtà busserà presto alla porta…
Scritto e diretto dall’esordiente Filippo Conz, adattando la sceneggiatura originale del film Conversations with Other Women a firma di Gabrielle Zevin (diretto nel 2006 da Hans Canosa, con Helena Bonham Carter e Aaron Eckhart), Conversazioni con altre donne, in sala da ieri, giovedì 31 agosto, è un’opera prima piuttosto riuscita nella messa in scena complessiva, elegante e rarefatta. La narrazione interseca agli eventi attuali altri legati al passato o comunque suggeriti da determinate sensazioni o suggestioni, brevi lampi tra ricordo ed emozionalità, rimarcati dal funzionale montaggio (ne è autore lo stesso Conz, insieme a Natalie Cristiani e Alessandro Minestrini), ma anche dalle note della valida colonna sonora (Paolo Fresu).
Da evidenziare, poi, la sagacia espressa nell’uso di una location naturale, smarcandosi dall’effetto cartolina, anche grazie alla fotografia di Luca Coassin, idonea a creare un’atmosfera come sospesa, circoscritta da azioni e atteggiamenti dei due protagonisti. Lodovini e Scianna, “pedinati” dal regista e colti in ogni loro gesto ed espressione, appaiono quanto mai naturali nel conferire carattere e fisicità ai loro personaggi: una donna disillusa e votata ad una sorta di cinismo pratico quale congruo manuale di sopravvivenza, un uomo che mantiene un’aura per certi versi ancora ingenua, fanciullesca, permeata di un sano romanticismo, all’insegna del “per sempre nonostante tutto”.
Conz offre una regia attenta, che conferisce risalto ai dialoghi e quindi alle interpretazioni attoriali, rende come estraneo tutto quello che orbita intorno ai due protagonisti, e punta, riporto la mia primaria impressione, a raffigurare il delicato equilibrio che potrebbe ancora mantenere in vita un sentimento soffocato negli anni dalle incomprensioni, dai probabili tradimenti e dalla routine, fino all’implodere di un subitaneo ma trattenuto flusso passionale. Quest’ultimo andrà a manifestarsi quale espressione di una reciproca volontà, contornata però da altrettanti subitanei dubbi e ripensamenti.
Una notte di passione dal potenziale effetto domino nelle rispettive esistenze, comunque utile a porre in essere un salutare scossone, idoneo in qualche modo, pur tra i rimpianti, a portare chiarezza, così da decidere in quale alveo ricondurre la propria quotidianità. Intanto, tempo perduto e tempo ritrovato si rincorrono l’un l’altro, nell’illusione di fermarne lo scorrere addentando quella madeleine che però assumerà il sapore proprio del rammarico inerente a non aver vissuto in pieno un anelito d’amore ormai svanito, cristallizzato nell’eternità di un attimo.
“La vita separa quelli che si amano piano piano, senza fare rumore. E il mare cancella sulla sabbia i passi degli amanti separati” (traduzione del testo della poesia di Jacques Prevert Les feuilles mortes).






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