
Cineteca Milano sarà presente alla 77ma edizione del Locarno Film Festival (7–17 agosto) con la proiezione de I fratelli Dinamite di Nino Pagot (1949). Il film, nel cartellone della X Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, così come il coevo La rosa di Bagdad (Anton Gino Domenighini), contende a quest’ultimo il primato del primo film in Technicolor della cinematografia italiana, e sarà proiettato il 9 agosto alle 16.30 al Teatro Kursaal di Locarno, nell’ambito della sezione Locarno Kids Screen. I fratelli Dinamite verrà proposto in versione restaurata a 2K, eseguita a partire da una copia d’epoca 35mm positiva su supporto nitrato depositata nel 2005 dagli eredi Pagot all’archivio film della Cineteca di Milano. La digitalizzazione e il restauro sono stati eseguiti da MICLab di Cineteca Milano, il cui direttore, Matteo Pavesi, ha dichiarato: “I fratelli Dinamite, assieme a tutto il materiale cinematografico della Pagot Film, appartiene a Cineteca Milano. I fratelli Dinamite era stato restaurato in pellicola vent’anni fa ma oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali, siamo riusciti a riportarlo al suo splendore originario di suoni e colori per ridargli nuova vita e un nuovo sfruttamento, perché no anche nei cinema”.

Sinossi. Durante l’abituale tè delle cinque l’amabile zia Cloe, sorella del capitano Spugna, racconta con entusiasmo alle amiche le imprese di come i nipotini Din Don Dan divennero i fratelli Dinamite. La zietta, che vanta il merito di averli salvati dallo stato ferino, riportandoli alla civiltà, racconta quattro loro fantasmagoriche avventure difendendone sempre, con un certo cipiglio, la bontà. Un veliero, la cui sagoma suggerisce appena quella di una bottiglia di buon vino, si fa strada fra le onde dell’oceano, senza meta, con andatura incerta. Dal ponte un coro di voci sguaiate intona una ninna nanna quanto mai insolita per tre pupi, figli del capitano Spugna, un vecchio lupo di mare che trasporta rhum da una parte all’altra del globo. Poi le onde hanno il sopravvento e, senza ombra di tragedia, un naufragio travolge l’equipaggio. I tre fratellini si salvano sopra una cassa di bottiglie e finiscono su un’isola dove, come tre novelli re di Roma, sono curati da una vacca che li trova sulla spiaggia e nutriti dagli animali che popolano quel paradiso dimenticato.

La scuola. Din Don Dan, salvati da questo mondo selvaggio dalla zia Cloe, crescono come tre normali bambini e diventano studenti diligenti. Purtroppo la loro voglia di studiare, già piuttosto incerta, viene distratta da due bizzarri soggetti, scagnozzi di un rotondeggiante Belzebù dal naso rubicondo. I due, travestiti da clown, improvvisano un circo proprio di fronte al portone della scuola scandalizzando il bidello. I monelli svogliati che passano di lì cedono così immancabilmente alle loro lusinghe e vengono letteralmente messi nel sacco. Naturalmente anche Din Don Dan rivendicano il loro diritto a fare parte di questa brigata a loro così congeniale, e via sul carro diretto all’inferno tirato da uno scheletrico cavallo.

La lotta contro il diavolo. Il castello di Belzebù è un luogo spaventoso popolato da un teatrino di marionette umane, che devono divertire e servire Belzebù. Costui, sebbene appaia come un crudele demonio in grado, di fronte a un bimbo piangente, di esclamare che “il diavolo non ha pietà”, nasconde una debolezza: la musica, in grado di commuoverlo fino alle lacrime. Sarà dunque facile e divertente per i tre canori fratelli infliggere al satanasso una sonora sconfitta, che si chiude con l’esplosione di una cassa piena di dinamite e fuochi d’artificio. I bambini liberati se ne possono così tornare alle loro felici dimore proprio nel giorno di Natale.

Il teatro dell’opera. Il terzo episodio si svolge in un teatro d’opera. Un pianista imbalsamato, con un ciuffo mozartiano, si sta esibendo sul palco in una serie di virtuosismi, sotto lo sguardo ozioso di damine e damerini. Tutto procede con calma quando irrompono Din Don Dan con il loro contrabbasso a creare scompiglio sul palco, movimentando il ritmo del concerto. Le gag si moltiplicano in modo caotico fino a un’esplosione finale che fa crollare il teatro e lo riduce un cumulo di macerie. Il commento di zia Cloe è ovviamente benevolo: “la gente non era pronta per una musica così moderna!”

Il carnevale di Venezia. Il quarto ed ultimo episodio è ambientato a Venezia durante il Carnevale, dove si svolge una gara musicale in gondola, lungo i canali veneziani, a cui partecipano i tre fratelli con il loro contrabbasso. Anche questa volta l’effetto dinamite prodotto dal trio crea una furiosa confusione: trionfano come vincitori della gara (con l’aiuto di un grammofono nascosto), ma spariscono prima della premiazione creando scompiglio e sollecitando la loro ricerca. Quando finalmente viene conferita loro la carica di “doge della città” essi impongono la sospensione immediata dei festeggiamenti con un gesto davvero nobile: soccorrere una bimba che piange disperata sotto il ponte di Rialto perché ha perso la sua bambola nel canale. La gente si ribella all’ordine, ma i fratelli Dinamite, in virtù del loro spirito compassionevole, improvvisano una passeggiatina sul fondo del mare alla ricerca della bambola smarrita per riconsegnarla alla legittima proprietaria. E a questo punto succede il miracolo: il cielo si apre, con musica celestiale, sui tre fratelli, ora pronti a guadagnarsi il paradiso. Con questo finale edificante, zia Cloe ritiene raggiunto l’obiettivo di dimostrare alle amiche incredule la bontà dei suoi esuberanti nipotini.

I fratelli Dinamite (1949). Regia, soggetto, disegni: Nino Pagot. Direzione tecnica: Paolo Gaudenzi. Direzione animazione: Fernando Palermo, Toni Pagot. Direzione scenografia: Franco Cagnoli. Animatori: Osvaldo Cavandoli, Luciano Paganini, Osvaldo Piccardo, Marcello Piccardo, Gualtiero Boffini, Glauco Coretti, Giancarlo Livraghi, Carlo Bachini, Anacleto Marosi, Fernando Carcupino, F. Pelorosso. Scenografia: Ugo Heinze, Sergio Toffolo, Rizzato. Fotografia (Technicolor): Franz Birtzer, Toni Pagot, Bruno Panozzo. Ripresa: Franz Birtzer nei Laboratori Pagot Film. Montaggio: Marco Visconti; Responsabile delineo, lucidatura e coloritura: Cesarina Türkheimer. Musica: Giuseppe Piazzi. Canzoni: Fernando Palermo. Registrazione audio: F.E.R.T. Torino. Tecnico del suono: G. Canavero. Doppiaggio: C.D.C. eseguito negli stabilimenti S.P.A. Fono Roma su apparecchi Western Electric. Produzione: Pagot Film, Milano. Distribuzione: Union Film. Durata: 87’

Filmografia di Nino Pagot: Scherzi del vento (1938, regia: Gustavo Petronio. Illustrazioni e animazioni: Nino Pagot, Toni Pagot, Fernando Palermo, Pier Lorenzo De Vita. Produzione: Rex Film). La lampada di Aladino (1939-40, realizzazione: Nino Pagot. Soggetto: dalla novella del ciclo Le Mille e una Notte). La fine di John Bull (1941, regia, soggetto e disegni: Nino Pagot. Sceneggiatura e montaggio: Attilio Giovannini. Animazione: Dante Vernice, Pino Tovaglia, Luciano Paganini. Produzione: Fratelli Leone per Scalera). Tolomeo (1942, incompleto, regia: Nino Pagot. Soggetto: Daria Banfi Malaguzzi dal libro Le avventure di Tolomeo. Tolomeo il diavolo e i tre fratelli Dinamite,1937). Sceneggiatura: Attilio Giovannini, Gilberto Loverso. Scenografie: Pino Tovaglia, Franco Cagnoli. Animazione: Dante Vernice, Luciano Paganini, Osvaldo Piccardo. Collaborazione tecnica per l’Agfacolor: Franz Birtzer. Produzione: fino al 1941 f.lli Leoni per Scalera, successivamente Castagnino per la Ars Film. Il film diventerà parte integrante del lungometraggio I fratelli Dinamite). Lalla, piccola Lalla (1946, realizzazione: Toni e Nino Pagot. Scenografia: Ugo Heinze. Produzione: Pagot Film. Colore: Technicolor. Medaglia di bronzo e segnalazione della giuria per meriti particolari alla VIII Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, 1947).
Foto di copertina: Cinecittà News– Immagini fornite da Ufficio Stampa






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