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Cinque secondi… Una unità di tempo apparentemente breve, ma in realtà idonea a mutarti l’esistenza all’improvviso, rendendoti partecipe di un lacerante processo di elaborazione, conseguente al verificarsi di un doloroso evento, “prevedibile ma non previsto”. Un accadimento che può anche indurti ad isolarti dal contesto umano e professionale di cui poco prima facevi parte, un’autoreclusione imposta dalla piena accettazione di una colpevolezza che non necessita della pronuncia di una sentenza emessa dal giudice in tribunale. Ne sa qualcosa Adriano Sereni (Valerio Mastandrea), un tempo tra i più validi componenti di un prestigioso studio legale. Ora ha abbandonato tutto e tutti, ritirandosi a vivere nella campagna toscana, in quelle che una volta erano le scuderie di Villa Guelfi, struttura poco distante e ormai in totale abbandono.

Il suo aspetto è sciatto, ispido, si nutre solo di cibo in scatola, l’ unico contatto col mondo esterno, a parte quelle volte che si reca ad approvvigionarsi di viveri, sembra essere un messaggio di buongiorno e buonanotte inviato puntualmente via smartphone. L’ex socia e cara amica Giuliana Marziali (Valeria Bruni Tedeschi) lo va a trovare, prova a scuoterlo, con la giovialità che le è propria, da quel torpore in odore di misantropia, lo invita, inutilmente, a riprendere contatto con lo studio, ma soprattutto a presenziare all’udienza cui è stato convocato. L’ ex moglie Letizia (Ilaria Spada), si è infatti costituita parte civile, insieme al figlio, nel giudizio intentato contro Adriano e alla fine il nostro sarà presente in aula, ma con scarsa convinzione, pare non attenda altro che essere condannato.

Valerio Mastandrea (Movieplayer)

Da qualche giorno però Adriano sembrerebbe propenso ad una ritrovata socialità, incuriosito da un nutrito gruppo di giovani, guidati dalla contessina Matilde Guelfi Camajani (Galatéa Bellugi), incinta, che intendono ridare vita al vigneto adiacente alla villa…Presentato, fuori concorso, nella sezione Grand Public della XX Festa del Cinema di Roma, Cinque secondi, diretto da Paolo Virzì, anche autore della sceneggiatura con il fratello Carlo e Francesco Bruno, è un film che mi ha favorevolmente colpito per la sua fattura visiva e contenutistica. Ho rinvenuto nel corso della visione la capacità di porre in essere un racconto legato a questi nostri tempi, onusti di mancate speranze e disillusione. Una narrazione “ripulita” dal consueto sarcasmo e pregna, piuttosto, di quella stessa sostanza di cui è fatta la vita, ovvero il senso da conferirle in virtù dei nostri comportamenti, delle nostre scelte e delle nostre azioni o inazioni.

Galatéa Bellugi (Movieplayer)

Di rilievo l’interpretazione offerta da Mastandrea nel ritrarre una persona il cui aspetto, sdrucito e spiegazzato, ne riflette la corrispettiva lacerazione dell’anima. Un uomo che porta sulle spalle il pesante legno di un evento doloroso, nel percorrere una del tutto personale via crucis interiore, consapevole che non vi sarà alcuna  resurrezione salvifica, inchiodato alla croce dalle proprie responsabilità, che emergeranno in tutta la loro drammaticità nel dibattimento finale. Virzì ci introduce nella vita di Adriano con un piano sequenza sui titoli di testa, che va a visualizzare un gioco di specchi tra esterno ed interno, un “fuori” e un “dentro” del tutto simili per un uomo che si è chiuso al mondo, per poi assecondare con maestria un insinuante senso del mistero.

Ilaria Spada (Movieplayer)

Vengono quindi svelate poco a poco quelle tessere che una dopo l’altra andranno a comporre il mosaico di un’esistenza dilaniata, che nella vita di coppia sembra essersi retta sull’altalenarsi di reciproci sbagli, dalla differente portata ma arrecanti identico intenso dolore, come evidenziato dallo scambio di sguardi in aula tra gli ex coniugi (brava Ilaria Spada nel trasmettere tormento trattenuto e latente rammarico). Altrettanta gradualità si avverte nel dare spazio alla progressiva disgregazione della spessa muraglia eretta da Adriano, nel confrontarsi con quei giovani verso i quali aveva dimostrato diffidenza e fastidio, in particolare nell’accostarsi alla contessina Matilde (l’ eccellente Galatéa Bellugi , nella sua ruvida spontaneità), la cui conoscenza lo porterà ad intendere un inedito concetto di paternità, svincolato da legami di sangue o retaggi patriarcali.

Valeria Bruni Tedeschi (Movieplayer)

Interessante anche l’interpretazione da parte della sempre splendida Valeria Bruni Tedeschi del personaggio di Giuliana, una donna che asseconda gli alti e bassi esistenziali, nascondendo il dolore dietro la maschera di una composta svagatezza. Il finale ci restituisce empaticamente la catarsi propria del riaprirsi alla vita nella sua interezza da parte di Adriano: l’obiettivo della macchina da presa pare voler rendere un tutt’uno tra il suo sguardo, ora meno incupito, l’accenno di un sorriso e il levarsi del sole, l’inizio, probabile, di una rinnovata cognizione esistenziale, nella contezza delle proprie scelte.

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