(Cineteca di Bologna ©)

Un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastian, Agnès Varda è al centro della mostra Viva Varda! Il cinema è donna (a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda), alla Galleria Modernissimo di Bologna dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, con il sostegno istituzionale di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, in collaborazione con Ciné-Tamaris, con il main sponsor Gruppo Hera e gli sponsor Selenella e Coop Alleanza 3.0.

Durante i mesi di apertura della mostra, la Cineteca di Bologna curerà al Cinema Modernissimo  una retrospettiva completa delle opere di Agnès Varda che saranno il passpartout per rileggere la storia del cinema attraverso i film delle maggiori cineaste e di titoli che ruotano attorno alla sua figura. E, per l’occasione, uscirà per le Edizioni Cineteca di Bologna la traduzione italiana del volume Agnès Varda di Laure Adler, pubblicato in Francia da Gallimard con il sostegno di Chanel. Film, foto, installazioni, cimeli e costumi: Viva Varda! testimonia un’opera personale, creativa, poliedrica che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard. Artista giramondo, Varda ha sviluppato una carriera che le è valsa la fama internazionale.

Un’opera segnata dall’impegno femminista che la mostra presenta in tutta la sua attualità. L’esposizione sarà suddivisa in diverse sezioni, dedicate al rapporto tra Agnès e le immagini (l’autoritratto, la fotografia, la pittura, ma anche il gusto per gli accostamenti inaspettati), alla scrittura per il cinema (in particolare alla creazione di personaggi femminili profondi e sorprendenti), la dimensione sociale e nomade dei suoi film (il gusto di documentare il mondo, gli sconvolgimenti politici e i suoi mutamenti culturali) e si arricchirà di una sezione interamente dedicata al rapporto tra Agnès Varda e l’Italia. La mostra Viva Varda! Il cinema è donna nasce in stretto dialogo con la mostra Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma, allestita a Villa Medici a Roma dal 25 febbraio al 25 maggio.

Nel quadro delle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma, l’Accademia di Francia a Roma dedica ad Agnès Varda la prima grande retrospettiva italiana incentrata sulla sua opera fotografica. La mostra romana prevede un percorso espositivo articolato in nove capitoli (Prima di rue Daguerre; Il cortile di rue Daguerre; Drôle de Paris; Foto-scrittura; La città in eco; Donne, persone; L’Italia; La corte-giardino; Viaggio in città), che riunisce circa 130 stampe originali, estratti di film, documenti e materiali d’archivio. Al centro, il cortile-atelier di rue Daguerre, cuore creativo dell’artista per oltre mezzo secolo, spazio di vita e sperimentazione condiviso anche con Jacques Demy.

Frutto di oltre due anni di ricerca e basata sul fondo fotografico dell’artista e sugli archivi di Ciné- Tamaris, l’esposizione restituisce il profilo di una figura centrale del Novecento, capace di intrecciare autobiografia, impegno civile e sperimentazione formale. L’esposizione è a cura di Anne de Mondenard per la parte francese e Carole Sandrin per quella italiana.

(Fonte: comunicato stampa)

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Fotografa, regista e sceneggiatrice cinematografica Agnés Varda (Arietta V. all’anagrafe, Ixelles, 1928; Parigi, 2019), ha conferito per il tramite delle sue opere stilemi visivi ed espressivi profondamente innovatori nel delineare un linguaggio formale tanto riflessivo quanto immediato, in virtù di una messa in scena dall’assunto documentaristico ma idonea anche a porre in atto una resa empatica dei personaggi. Debuttò alla regia nel 1954, dopo i trascorsi in qualità di fotografa teatrale, con il lungometraggio La Pointe Courte  (Alain Resnais al montaggio e Philippe Noiret al suo primo ruolo), imponendosi subito fra gli autori più influenti della giovane generazione francese, i cui gusti e caratteristiche si catalizzeranno presto in quella che verrà definita la Nouvelle Vague, la “nuova onda” del cinema transalpino che prese piede tra la primavera del ’59 e l’autunno del ’63.

Ci si smarcava dall’accademismo ereditato dagli anni ’30 e si andava invece a sostenere la “politica degli autori”, i diritti del regista quale padrone assoluto del linguaggio cinematografico. Seguirono alcuni cortometraggi, per poi realizzare titoli che ne incrementarono la notorietà internazionale  (Cléo de 5 à 7, Cléo dalle 5 alle 7, 1961; Le bonheur, Il verde prato dell’amore, 1965), sempre mantenendosi fedele al proprio stile realistico e raffinato, abbracciando anche sperimentazioni (Les créatures, 1966) o dedicandosi al genere documentario, girandone alcuni negli Stati Uniti, aderendo infine al  movimento femminista (Réponse de femmes: Notre corps, notre sexe, 1975; L’une chante, l’autre pas, 1976) e creando nel 1977 una propria casa di produzione, Ciné-Tamaris.

Ciò le permise di preservare quella limpidezza creativa che trovava il suo fondamento, per stessa ammissione dell’autrice, nei libri, nell’arte, nella rituale quotidianità, ancora prima che nella cinematografia. Dopo essersi dedicata alla realizzazione di cortometraggi  e documentari, la regista nel 1985 tornò alla ribalta internazionale con Sans toit ni loi, Senza tetto né legge, protagonista un’intensa Sandrine  Bonnaire. Il film le valse il Leone d’Oro alla 42ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mentre due anni dopo diede vita ad un rilevante sodalizio  con Jane Birkin (Jane B. par AgnésKung-fu Master, entrambi del 1988).

Negli anni ‘90 elaborò cinematograficamente il dolore per la perdita del marito Jacques Demy (Jacquot de Nantes, 1991; Les demoiselles ont eu 25 ans e L’univers de Jacques Demy, ambedue del 1993). A Les cent et une nuits ( Cento e una notte, 1995) seguì una diminuzione dell’ attività registica, per dedicarsi soprattutto al genere prediletto, il documentario, nel quale rientra il suo ultimo lavoro, Visages, villages, 2018, codiretto con l’artista JR, sempre  intriso di quel prezioso tocco proprio dell’autrice, fra spontaneità espressiva e ricercatezza formale, riprendendo in chiusura quanto scritto nel corso dell’articolo .

Viva Varda!

Il cinema è donna

Bologna – Galleria Modernissimo 5 marzo 2026 – 10 gennaio 2027

Una mostra a cura di: Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda

Una coproduzione: Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française

Con il sostegno istituzionale di: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura. In collaborazione con: Ciné-Tamaris. Main sponsor: Gruppo Hera. Sponsor: Selenella e Coop Alleanza 3.0. Con il patrocinio di: Institut français

Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 14-20; sabato, domenica e festivi 10-20; martedì chiuso

Intero: € 11; ridotto: € 9; ridotto Amici Cineteca: € 8; studenti UniBo: € 5; ragazzi € 7-17 anni: 7; bambini 0-6: gratuito (il biglietto consente l’accesso agli spazi della Galleria Modernissimo)

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