Al cinema manca una figura come quella del regista coreano Kim Ki-duk, prematuramente scomparso a 59 anni a Riga, in Lettonia, nel 2020. Mancano a tutti gli appassionati i suoi film unici, il suo sguardo su personaggi ai margini, segnati dalla solitudine, dal desiderio e dalla ricerca di una possibilità di redenzione. Non è un cinema “facile” quello di Kim Ki-duk cui Cineteca Milano dedica la rassegna Crudeltà e redenzione, il cinema di Kim Ki-duk che si terrà al Cinema Arlecchino dal 24 agosto al 24 settembre. In particolare lo sguardo volgerà  su alcune delle pellicole che hanno caratterizzato la sua carriera e che spesso sono state apprezzate dai festival, dalla critica, titoli che sovente si sono trasformati anche in successo di pubblico, così da comporre un percorso intenso e profondamente umano, in cui immagini essenziali, silenzi e simboli diventano il linguaggio con cui Kim Ki-duk indaga l’amore, il dolore e la possibilità di rinascere.

Andando quindi ai film in programma, ecco Seom – L’isola: due anime ferite si incontrano in un luogo isolato, dove amore e dolore si intrecciano. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera – probabilmente il suo film più conosciuto – segue il ciclo della vita di un monaco, trasformando il ritmo delle stagioni in una meditazione sul tempo, sulla colpa e sulla rinascita. In Ferro 3 – La casa vuota due persone silenziose trovano la libertà e l’amore vivendo nelle case degli altri, mentre La samaritana affronta il tema della perdita e del sacrificio attraverso il legame tra due adolescenti e un padre. L’arco racconta una relazione sospesa tra protezione e prigionia, destinata a essere sconvolta dall’arrivo dell’amore.

In Time l’ossessione per il cambiamento dell’aspetto diventa una riflessione sull’identità e sul desiderio di essere amati. Soffio mette in scena un inatteso incontro tra una donna e un condannato a morte, mostrando come anche nei luoghi più chiusi possa nascere una speranza. Moebius è un dramma familiare estremo che esplora colpa, vendetta e sofferenza, mentre Il prigioniero coreano segue il viaggio di un pescatore trascinato oltre il confine tra le due Coree, trasformando la sua vicenda in una riflessione sulla libertà, sull’identità e sull’assurdità delle divisioni politiche.

Kim Ki-duk (Bonghwa, Corea del Sud, 1960) è simbolo di un cinema essenziale ed estremamente diretto, capace di coniugare poesia e brutalità, alternando, anche bruscamente, visionarietà ed iperrealismo. All’età di trent’anni si trasferì a Parigi per studiare arte ed una volta rientrato in terra natia diede avvio alla sua attività cinematografica come sceneggiatore, esordendo infine in qualità di regista  nel 1996 con Crocodile, anche se la notorietà internazionale verrà definitivamente conseguita nel 2000, quando alla 57ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia venne presentato, in concorso, Seom (L’isola).

Un’opera che contribuì a farne conoscere la descritta poetica di stile, personale ed originale, incline a catturare attraverso la narrazione tanto improvvisi squarci d’umanità quanto la desolante assenza di quest’ultima. Il cineasta sudcoreano ha comunque anche saputo visualizzare, sempre avallando inconsueti stilemi narrativi e visuali, un’analisi critica della società in cui viveva (Nabbeun namja- Bad Guy, 2001; Hae anseon – The Coast Guard, 2002), pur continuando a prediligere e ad assecondare una poetica visionarietà con opere quali Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom (Primavera, estate, autunno, inverno … e ancora primavera, 2003).

 Nel titolo citato la macchina da presa si presta ad una ponderata osservazione sulla ripetitività temporale, nel succedersi delle stagioni e delle varie ritualità comportamentali messe in atto dall’essere umano. All’opposto, invece, eccolo poi sostenere un profondo tratteggio realistico (Samaria-La samaritana, 2004; Bin-Jip – Ferro 3 – La casa vuota, 2004, che vinse il Leone d’Argento per la Miglior Regia alla 61ma Mostra Internazionale Cinematografica di Venezia), proseguendo con un felice periodo produttivo (Hwal– L’arco, 2005; Shi gan – Time, 2006; Soom – Soffio, 2007), che si interruppe bruscamente nel 2008, quando, in seguito ad un incidente quasi mortale sul set di Dream (Bimong, 2008), il regista cadde in una profonda depressione, riportata nel diario filmato Arirang (2011), dove si interroga al contempo sulla propria attività e sulla potenzialità espressiva del cinema.

La vitalità artistica di Kim Ki-duk, ora dominata da toni torbidi e cupi, riprende nel 2012 con Pietà, conquistando il Leone d’Oro alla 69ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, proseguendo poi con Moebius (Moibi-useu, 2013), One on One (Il-dae-il, 2014), Seutop (2015), Il prigioniero coreano (Geumul, 2016), Ingan, gong-gan, sigan geuligo ingan (2018) ed infine Din (2019), sua ultima realizzazione.

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Lunedì 24 agosto ore 21.00. Giovedì 24 settembre ore 19.00: L’arco (Hwal, regia. e sceneggiatura: Kim Ki-duk. Interpreti: Seo Ming-jung, Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok, Jeon Gook-hwan, Kim Il-tae. Corea del sud, 2005, colore, 90’).

Giovedì 27 agosto ore 21.00. Venerdì 18 settembre ore 19.00: Ferro 3 – La casa vuota (Bin-jip, regia sceneggiatura e montaggio: K. Ki-duk. Interpreti: H. Jae, L. Seung-yeon. Corea del Sud, 2004, colore, 95’).

Sabato 29 agosto, ore 21.00. Sabato 12 settembre ore 19.00: Il prigioniero coreano (Geumul, regia e sceneggiatura: Kim Ki-duk. Interpreti: Ryoo Seung-bum, Lee Won-geun, Kim Young-min, Guyhwa Choi. Cores del Sud, 2017, 114’, versione originale sottotitolata in italiano).

Lunedì 31 agosto ore 21.00. Domenica 13 settembre ore 19.00: Time (Shi gan, regia, sceneggiatura e montaggio: Kim Ki-duk. Interpreti: Sung Hyun-ah, Ha Jung-woo, Park Ji-yun, Seo Ji-seok, Kim Ji-hyun. Corea del sud, 2006, colore, 97’, versione originale sottotitolata in italiano).

Mercoledì 2 settembre ore 21.00. Martedì 8 settembre ore 21.15: La samaritana (Samaria, regia, sceneggiatura e montaggio: Kim Ki-duk. Interpreti: Uhl Lee, Ji-min Kwak, Min-jung Seo, Kwon Hyun-Min. Corea del sud, 2004, colore, 95’, versione originale sottotitolata in italiano).

Venerdì 4 settembre ore 17.00: Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom, regia e sceneggiatura: Kim Ki-duk. Interpreti: O. Yeong-su, K. Ki-duk, K. Young-min, S. Jae-kyeong. Corea del Sud, 2003, colore, 103’, versione originale sottotitolata in italiano).

Sabato 5 settembre ore 19.00. Giovedì 10 settembre ore 21.00: Soffio (Soom, regia e sceneggiatura: Kim Ki-duk. Interpreti: Chang Chen, Park Ji-a, Ha Jumg-woo, Kim Ki-duk. Corea del sud, 2007, colore, 80’, versione originale sottotitolata in italiano).

Giovedì 17 settembre ore 21.00. Mercoledì 23 settembre ore 15.00: Seom – L’isola (Seom, regia e sceneggiatura: K. Ki-duk. Interpreti: J. Suh, K. Yoo-suk, P. Sung-hee, C. Jae-hyung, J. Hang-sun. Corea del Sud, 2000, colore, 85’, versione originale sottotitolata in italiano).

Martedì 15 settembre ore 21.00. Domenica 20 settembre ore 21.00: Moebius (Moibi-useu, regia: Kim Ki-duk. Interpreti: Cho Jae-hyun, Seo Young-joo, Lee Eun-woo. Corea del Sud, 2013, 89’, versione originale sottotitolata in italiano)

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