(Ufficio Stampa)

All’alba del 12 ottobre, a Roma, in via Beatrice Cenci, nel ghetto ebraico, alla vigilia del voto sul DDL Antisemitismo, è apparsa una nuova opera di Laika dal titolo Gli Intoccabili. Il poster ritrae il premier israeliano Benjamin Netanyahu e un soldato israeliano con le gambe affondate nel sangue, protetti sotto una campana di vetro. “Dopo più di tre anni di genocidio, il Governo italiano continua a difendere quello Israeliano a spada tratta, fino a varare un decreto che identifica anche la critica allo Stato di Israele come antisemitismo”, dichiara l’artista. “Trovo che questo DDL sia un insulto a tutte le persone ebree che sono state deportate e uccise nei lager nazisti. È un decreto che censura la libertà di opinione e mette in pericolo la nostra democrazia”, prosegue.

 “Il sostegno a questo provvedimento è purtroppo trasversale e non conosce schieramenti: lo condividono anche nomi del centrosinistra, tra cui Graziano Delrio, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Sandra Zampa. Spero che dal centro sinistra, dopo tante esitazioni arrivi una posizione netta. Di rottura. Da antifascista, sono d’accordo che ogni episodio di antisemitismo, inteso come discriminazione delle persone di religione ebraica, vada punito severamente. Ma la definizione dell’IHRA sulla quale questo DDL si basa, sfrutta le sofferenze del passato per permettere a Netanyahu e al suo governo criminale di portare a termine il genocidio a Gaza senza neanche poter essere criticati”.

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L’artista è convinta inoltre che una legge del genere possa alimentare il vero antisemitismo in Italia – “Lasciateci liberi di essere antisionisti, di criticare chi commette un genocidio, chi ha massacrato migliaia di civili, di bambini. Lasciateci liberi di stare dalla parte giusta della storia. State minacciando lo stato di diritto con questo decreto”. E conclude: “Come Al Capone, che nel film Gli Intoccabili aveva la protezione di giudici, polizia e politici per continuare a fare i suoi sporchi affari, anche Netanyahu e il suo governo cercano di condizionare la politica di altri paesi per i propri comodi”.

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