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Al via da domani, mercoledì 1 settembre, la 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, diretta da Marco Muller, che si concluderà sabato 11 con la consueta cerimonia di premiazione.

La giuria, presieduta da Quentin Tarantino, si presenta piuttosto eterogenea, composta da personalità quali lo scrittore messicano Guillermo Arriaga, sceneggiatore dei film di Alejandro Gonzales Inarritu Amores Perros, 21 grammi e Babel, (vanta anche un debutto nella regia con The Burning Plain, in concorso a Venezia nel 2008); l’attrice lituana Ingeborga Dapkunaite, attiva a teatro e al cinema, spesso partecipe in alcuni film ad Hollywood ( Sette anni in Tibet); il regista e sceneggiatore francese Arnaud Desplechin, ritenuto fra i più promettenti eredi della Nouvelle Vague; il musicista e cantante statunitense Danny Elfman, che, dopo la fama ottenuta negli anni’70 con il gruppo musicale Mystic Knights of Oingo-Boingo, è divenuto dagli ’80 in poi uno dei più importanti compositori di colonne sonore (sue, in particolare, le musiche dei film di Tim Burton); il regista e sceneggiatore italiano Luca Guadagnino, (proprio a Venezia il suo esordio alla regia, The protagonists, ’99) ed infine Gabriele Salvatores, probabilmente il nostro regista, e sceneggiatore, dal respiro più internazionale.

Il Leone d’Oro alla Carriera sarà assegnato a John Woo, a testimonianza della forte presenza del cinema asiatico che da sempre caratterizza la Mostra, pur se quest’anno, per dichiarazione dello stesso Muller, in tale ambito si punterà più su autori commerciali, capaci comunque di estendere a livello internazionale, in un settore meno elitario, i loro dettami di stile, confermando così la generale linea programmatica volta all’attenta osservazione dei vari linguaggi della cultura cinematografica, anche a livello di sperimentazione.

Previsti tre importanti omaggi: a dieci anni dalla scomparsa verrà ricordata la grande personalità di Vittorio Gassman, con la proiezione del film Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore, di Giancarlo Scarchilli, mentre nella ricorrenza del settantesimo compleanno di Bruce Lee vi sarà la proiezione, fuori concorso, del film di Andrew Law Legend of the First:The Return of Chen Zen, ideale prosecuzione della saga iniziata con Dalla Cina con furore.

Sarà poi ricordato Dennis Hopper, l’attore americano simbolo del cinema indipendente, recentemente scomparso, con la proiezione di Fuga da Hollywood, ’71, film non molto noto, del quale fu regista ed interprete.

Vista la vastità del programma, per consuete ragioni di brevità espositiva, mi limito a segnalare, nella sezione ufficiale, che sarà aperta da Black Swan di Darren Aronofsky, in primo luogo la, relativa, giovane età dei registi in gara (la media si aggira intorno ai 47 anni), che mettono in campo un’evidente volontà di prendersi i loro rischi, con il preciso obiettivo di impedire che le loro opere possano essere classificate in un genere ben preciso: questo lascia ben sperare per il futuro del cinema in generale, evidenziando ricambio e voglia di rinnovamento.

In secondo luogo la forte presenza di film italiani (più di 40, compresi medio e cortometraggi), probabile risposta, simbolica ma dalla forte valenza, alla crisi imperante e ai tagli al mondo della cultura in genere, di cui quattro in concorso: La passione, di Carlo Mazzacurati; La pecora nera di Ascanio Celestini, La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, tratto dal bestseller di Paolo Giordano, che ha collaborato alla scrittura del film e Noi credevamo di Mario Martone, anche questo tratto da un’opera letteraria, l’omonimo libro di Anna Banti.

Tra gli altri buoni segnali, che evidenziano attenzione e rispetto per le varie forme ed anime del cinema, il rinnovamento della sezione Orizzonti, la cui giuria è presieduta dall’artista e regista iraniana Shirin Neshat (Leone d’Argento per la miglior regia lo scorso anno, per Zanan bedoone mardan, Donne senza uomini), che abbandona la suddivisione tra corti, eventi speciali, rassegne, per accogliere opere di ogni genere e durata, divenendo in definitiva un vero e proprio laboratorio, oltre che un concentrato di varie esperienze.

La sezione Controcampo italiano, (dalla passata edizione fa il punto sulle tendenze del nostro cinema), che vede come presidente dell’apposita giuria Valerio Mastrandrea, con l’apertura affidata a I baci mai dati, scritto e diretto da Roberta la Torre; infine, l’importante retrospettiva La situazione comica (1937-1988) dedicata al cinema comico italiano, definitivo, speriamo, sdoganamento e doverosa, anche se tardiva, rivalutazione di opere ed autori che, per quanto visti da molti critici sempre in una ottica di basso profilo o comunque limitativa, tanto hanno dato al nostro cinema, contribuendo ad attribuirgli la definizione di “popolare” nel senso più alto e nobile del termine.

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