Kung Fu Panda 2 (3D)

45Dopo il grande successo di Kung Fu Panda (2008), la Dreamworks ne presenta ora il sequel, proiettato in anteprima l’11 giugno, alla 57ma edizione del Taormina Film Fest, operazione sempre rischiosa se non accompagnata da logiche che, almeno in parte, siano estranee alla legge del merchandising, volta soprattutto a “piazzare un prodotto”, puntando essenzialmente sulla fidelizzazione del pubblico, specie quello più giovane, garantendogli la visione di situazioni note, e sul suo facile coinvolgimento, proponendogli la solita scatola delle meraviglie dal pronto e facile effetto.

Queste (sin troppo) consuete elucubrazioni che accompagnano ormai ogni mio articolo volto a commentare un qualche seguito di un film baciato dalla fortuna al botteghino, sono come d’incanto svanite trascorsi i primi 15 canonici, almeno per il mio standard, minuti, facendomi infine maturare la convinzione che, senza gridare al miracolo, Kung Fu Panda 2 sia un film d’animazione decisamente riuscito, gradevole e divertente per le famiglie come per gli “adulti non accompagnati”.
Per certi versi risulta anche migliore del precedente, in primo luogo perché si è riusciti felicemente ad unire un’ottima esecuzione tecnica, con un 3D finalmente scenograficamente e coreograficamente funzionale (anche se a volte sembra cedere al solito effetto “oggetto che fuoriesce dallo schermo”), ad un trasporto emotivo notevole, una “sana” commozione che non cade nel facile sentimentalismo in odor di melassa.

Merito, più che di una sceneggiatura affidata al collaudato team d’origine (Jonathan Aibel e Glenn Berger), dell’efficace regia di Jennifer Yuh Nelson (storyboard artist nel film precedente) particolarmente attenta a bilanciare divertimento (le belle scene dei combattimenti, per quanto estremamente velocizzate) e l’ approfondimento psicologico dei personaggi offerto dallo script, puntando sulla contrapposizione tra il bonario Po, ormai “Guerriero Dragone” la cui fame di giustizia va alla pari con quella di cibo, alla ricerca di se stesso e delle proprie origini (può mai un panda avere come padre un’ oca?), e il malvagio pavone bianco Shen, esiliato dal regno per un uso improprio della polvere pirica e tormentato dalla profezia che lo vuole sconfitto da una “creatura bianca e nera”, tanto da aver ordito, novello Erode, la strage dei panda, ed in procinto di conquistare la Cina grazie ad un’ arma segreta, mentre gli “attori” secondari, come i 5 cicloni (Tigre, Gru, Scimmia, Vipera e Mantide) o il maestro Shifu, pur fondamentali ai fini della narrazione, sono messi in secondo piano, validi caratteristi.

Evidenziando poi la curata visualizzazione degli scenari naturali, con le montagne del Cheng Du e la regione del Sichuan a far da ispirazione per i disegnatori, la bellissima sequenza iniziale che omaggia il teatro delle ombre cinesi, i toccanti flashback bidimensionali sull’infanzia di Po e il valido assunto per cui è importante non tanto chi si è stati “ma chi scegli di essere ora”, le uniche note di rammarico mi vengono offerte dal vago sentore di una mancata uniformità che dia il tono della bella fiaba, prevalendo gli effetti della risata e dell’iperbole, e, in particolare, tra molti non detti ed un sottofinale esplicitamente aperto, dall’ ipotesi di un numero 3, sino ad arrivare a 6, nelle intenzioni dei boss della Dreamworks, se il gradimento continuasse, con la paventata ipotesi di includere tra le specie protette creatività, talento e spettacolarità: vi dice niente, giusto per restare in famiglia, la saga di Shrek?


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