Mission: Impossible – Fallout

(Roma Today)

Succede, a volte: pregusti, dopo la pausa estiva, il rientro in una sala cinematografica, ma sei leggermente prevenuto; Mission:Impossible- Fallout, scritto e diretto da Christopher McQuarrie, così come il precedente Rogue Nation, è il sesto capitolo di una saga originata dalla serie televisiva trasmessa negli Stati Uniti dal 1966 al 1973 (ideatore Bruce Geller), avviata nel 1996 per la regia di Brian De Palma e proseguita con John Woo, J. J. Abrams e Brad Bird, per cui apri il taccuino e butti giù, ancora prima che la proiezione abbia inizio, un sarcastico incipit: “Che cosa mai potranno inventarsi di nuovo… Sarà la solita minestra riscaldata…”
Ma una volta che lo schermo si accende e la narrazione prende piede, conquistato da un prologo che vede Ethan Hunt (Tom Cruise) e Julia Meade (Michelle Monaghan) scambiarsi nuovamente le promesse nuziali di fronte ad un ghignante Solomon Lane (Sean Harris) quale inedito officiante, nient’altro che un incubo del nostro eroe rintanato in quel di Belfast, intuisco dove si voglia andare a parare, illuminazione avallata dal recapito all’indomito agente dell’Impossible Mission Force  di un messaggio registrato all’interno di un finto libro, l’Odissea di Omero: riannodare le fila dei precedenti “episodi” e delineare quale tematica di fondo “anche gli agenti segreti hanno un cuore”, per cui porre in salvo una singola vita equivale a salvare il mondo intero, missione quest’ultima alla quale comunque non ci si può sottrarre.

Tom Cruise (Movieplayer)

Un “ritorno a casa” dunque, un po’ come il Bond di Skyfall, coincidente con il perseguimento, e la definitiva consacrazione, tanto idealistica quanto pragmatica, di un personale codice morale.
Constatato ciò, ripongo il taccuino e decido di godermi lo spettacolo, senza pensare più di tanto ad una sceneggiatura che, per quanto ben scritta, si rivelerà a volte troppo contorta nell’avvallare i tanti colpi di scena che si susseguono a ritmo vertiginoso: punto di partenza il recupero di tre nuclei di plutonio, ora nelle mani di un gruppo terroristico noto come Gli Apostoli, sorto dalle ceneri del Sindacato creato a suo tempo da Solomon Lane.
Ethan può contare ancora una volta sull’apporto dei fidi “compari”, Luther Stickell (Ving Rhames) e Benji Dunn (Simon Pegg), a comporre una squadra che vede come segretario Alan Hunley (Alec Baldwin), ex direttore della CIA, carica ora ricoperta da Erika Sloane (Angela Bassett), la quale considera l’IMF nient’altro che un residuo del passato, ed impone quale ulteriore componente della missione un suo agente, August Walker (Henry Cavill), modi spicci e “pratici”, certo poco avvezzi al ricorrere a travestimenti o studiati piani.
Farà ritorno  anche l’ex agente MI6 Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), con un intervento provvidenziale in un locale a Parigi, dove Ethan, fingendosi tale John Lark, dovrà prendere contatto con la misteriosa ed affascinante Alanna (Vanessa Kirby), meglio nota come la Dama Bianca.

Alec Baldwin (Movieplayer)

Dalla capitale francese a Londra, per poi giungere alle montagne del Kashmir, fra inseguimenti in auto, moto, a piedi o … in elicottero,  il buon vecchio Hunt venderà cara la pelle e affronterà i suoi fantasmi… Leggermente più cupo, meno scanzonato, rispetto al precedente e già citato Rogue Nation, Fallout ne riprende la disinvolta composizione, “agitata non mescolata”, di humour (in dose ridimensionata), azione e tensione, memore delle migliori gesta bondiane d’antan (più Connery che Moore). La roboante ma lineare spettacolarità, digitale limitato al minimo indispensabile in nome di un sano realismo, per quanto alla lunga possa risultare piuttosto smargiassa nel suo ricercato esibizionismo, si rivela funzionale alla narrazione: l’abilità di McQuarrie, ancor prima che nel lavoro di scrittura, consiste nello sfruttare al meglio  le location reali, rendendole opportuno proscenio per i vari inseguimenti, sempre più esagitati, ma  sostenuti da una buona dose di plausibilità e “pulizia” dal sapore antico (lo si nota anche nella lotta corpo a corpo, vedi la bella sequenza della scazzottata nei bagni del locale parigino), riuscendo  a far leva, così da creare la giusta dose di tensione, sul sentore serpeggiante che Ethan e la sua affiatata combriccola potrebbero anche non farcela (“ci sto lavorando” è la risposta del nostro quando gli viene chiesto come pensa di venirne fuori), risolvendo poi il tutto per il classico rotto della cuffia.

Henry Cavill ed Angela Bassett (Movieplayer)

McQuarrie  tende dunque  ad assecondare l’incedere narrativo, prediligendo, quasi sempre, come punto di partenza dell’inquadratura l’immarcescibile Cruise, accondiscendo fluidamente la soggettiva del suo modo di pensare o agire (la sequenza del lancio in paracadute sui cieli di Parigi, con atterraggio al fulmicotone sul tetto del Grand Pailas o quella, superba, dell’inseguimento fra elicotteri, dribblando le catene montuose, verticistica rappresentazione della sospensione dell’incredulità) , senza soffermarsi più di tanto sulla psicologia dei personaggi, per quanto appaia evidente l’insinuante simbologia della maschera, che va al di là della materialità del travestimento in odore di trick or treat, per dirla con Erika Sloane, rappresentando un interrogativo relativo al proprio apporto deterministico e alla propria reale natura: lo si può evincere dal confronto fra Ethan e Walker ( un eccellente Calvill, granitico e subdolo sostenitore della “guerra igiene del mondo”), ma anche dal parallelo tra Julia ed Ilsa, il quale condurrà ad una sorta di passaggio di testimone.

Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Cruise, Ving Rhames (Movieplayer)

Concludendo, Mission:Impossible- Fallout si sostanzia come un film dall’impianto  classico (emblematica al riguardo, credo sia stato notato da molti, la sequenza del disinnesco degli ordigni, con un montaggio alternato da manuale del cinema spettacolare), idoneo ad esternare un intrattenimento ludico, spensierato, tale  da far sì che gli spettatori possano divertirsi rendendosi partecipi del diletto creativo espresso in corso d’opera.
Scritto questo, ed ora arrivo al punto in cui ho ripreso in mano il taccuino, la corsa frenetica ad ogni episodio intenta a ricercare l’oooh di meraviglia, rischia di divenire stucchevole, preordinata o comunque fine a se stessa, per cui credo occorra considerare in tal caso il sei come numero perfetto; Odisseo è tornato a casa, che possa godersi la sua Itaca.

Una risposta a “Mission: Impossible – Fallout

  1. L’ha ribloggato su Lumière e i suoi fratelli.

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