Ötzi e il mistero del tempo

Nell’eventualità ci si ponga la domanda se in Italia sia possibile realizzare un valido film fantasy, destinato precipuamente ad un pubblico di ragazzini ma godibile anche dagli adulti volontari alla visione, non necessariamente in linea con le mirabilia visive di cui sono prodighe le realizzazioni d’oltreoceano riguardo l’effettistica (comunque curata e con un certo retrogusto d’antan), volgendo lo sguardo al presente la risposta potrebbe trovarsi in Ötzi e il mistero del tempo, diretto da Gabriele Pignotta su sceneggiatura di Carlo Longo, Davide Orsini e Giacomo Martelli. Produzione internazionale, Miglior Film al 48mo Giffoni Film Festival (sezione Elements+6) nel 2018, disponibile tuttora sulla piattaforma web RaiPlay, ovviando così ad una distribuzione in sala non propriamente capillare, Ötzi e il mistero del tempo poggia in primo luogo su una felice intuizione, ovvero partire da un dato reale e concreto, il reperto antropologico noto come la Mummia del Similaun rinvenuto il 19 aprile 1991 sulle Alpi Venoste, al confine tra Italia (Alto Adige, Val Senales) ed Austria (la valle di Ötzal, Tirolo, da cui il nomignolo conferito al corpo dell’uomo, risalente all’età del rame), conservato al Museo archeologico di Bolzano e da qui imbastire una suggestiva narrazione che, nell’ipotizzarne un’identità sciamanica, depositaria di determinati poteri relativi allo scorrere temporale, rende ad Ötzi una fascinazione magica e misteriosa, incline a far fluire il senso del fantastico nell’ordinarietà quotidiana, permeandola opportunamente di quella fantasia coincidente con l’approccio fanciullesco al significato da rendere alla vita, nell’ambito di un particolare percorso formativo.

Michael Smiley e Diego Delpiano (Castellinaria)

I particolari poteri della mummia sono nel film oggetto di studio da parte della ricercatrice Helena Green (Deirdre Mullins), impegnata anche in ricerche volte a scoprirne la discendenza, lavori che affascinano il figlio, l’undicenne Kip (Diego Delpiano), il quale insieme ai coetanei Anna (Amelia Bradley) ed Elmer (Judah Cousin) ha costituito un affiatato gruppo amicale, sempre alla ricerca di nuove avventure da vivere in sella alle loro biciclette, organizzando escursioni lungo i sentieri di montagna tra Bolzano e dintorni.
Purtroppo Helena troverà la morte nel corso di una spedizione, ma Kip potrà comunque contare sull’affetto del padre Carl (Vinicio Marchioni) e dei suoi fraterni amici, trovando infine un’inedita dimensione vitale proprio grazie ad Ötzi (Michael Smiley), ora “resuscitato” in seguito all’intervento della strega Gelica (Alessandra Mastronardi), che intende impossessarsi dei suoi poteri, in virtù dei quali potrà rimediare al maleficio di una precoce vecchiaia…

Alessandra Mastronardi (Coming Soon)

Una regia efficace, funzionale, attenta a valorizzare situazioni ed interpretazioni attoriali, anche se forse non particolarmente inventiva, fa sì che Ötzi e il mistero del tempo appaia girato ad altezza di bambino, imbastendo così un’opera che richiama tanto analoghe produzioni americane degli anni ’80-’90 quanto la creatività artigianale di certo nostro cinema passato, come scritto ad inizio articolo, riguardo gli effetti speciali, mai invadenti e sempre coerenti al procedere dell’iter narrativo, apportatori di un concreto afflato immaginifico.
La fotografia (Tuomo Virtanen) è attenta a conferire la giusta luminosità al territorio dell’ Alto Adige e rendere anch’esso protagonista, mentre appare piuttosto valida, poi, l’ interpretazione dei tre piccoli protagonisti, senza dimenticare l’ottimo Smiley nei panni di Ötzi (spassosa la sua reazione di fronte alle invenzioni dell’era moderna, che non esiterà ad impiegare, una volta appreso con facilità il loro funzionamento) ed una “cattivona” Mastronardi nei panni della strega canuta anzitempo con una curiosa passione per i dolciumi, quest’ultimi idonei a fungere da congruo ansiolitico. Certo qua e là, in particolare verso il finale, qualche stiracchiatura della sceneggiatura è avvertibile, così come alcune inquadrature o l’uso riempitivo delle musiche a volte fanno pensare ad una (buona) fiction televisiva, ma, andando a trarre le conclusioni, ritengo Ötzi e il mistero del tempo una realizzazione dalle indubbie potenzialità, non del tutto efficacemente espresse ma comunque idonee a tracciare una valida linea da percorrere per un cinema made in Italy rivolto agli spettatori più giovani, “agitando e non mescolando” elementi propri di un racconto di formazione che si snoda fra avventura e fantasy, offrendo la definitiva e piacevole sensazione della “bella favola” in chiave moderna, intrisa di una necessaria umanità nel rimarcare valori quali l’amicizia e la solidarietà in guisa di opportune scialuppe di salvataggio nell’affrontare le varie ambasce esistenziali. La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia (Mahatma Gandhi).

  Podcast su La Zattera del pensiero


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