I premi della 71ma Berlinale

(Cinecittà News)

Sono stati resi noti ieri, venerdì 5 marzo, i premi della 71ma Berlinale, Carlo Chatrian Direttore artistico e Mariette Rissenbeek Direttore esecutivo, che si è svolta online nei giorni scorsi, nella versione Industry Event, mentre dal 9 al 20 giugno avrà luogo il Summer Event aperto al pubblico, nel corso del quale si svolgerà anche la cerimonia di premiazione. I componenti della Giuria Internazionale (Ildikó Enyedi, Ungheria; Nadav Lapid, Israele; Adina Pintilie, Romania; Mohammad Rasoulof, Iran; Gianfranco Rosi, Italia; Jasmila Žbanić, Bosnia ed Erzegovina) hanno conferito l’Orso d’Oro per il miglior film ai produttori di  Babardeală cu bucluc sau porno balamuc (Bad Luck Banging or Loony Porn, Radu Jude, Romania / Lussemburgo / Croazia / Repubblica Ceca, prodotto da Ada Solomon), con la seguente motivazione: “L’Orso d’Oro va a un film che ha quella qualità rara ed essenziale di un’opera d’arte duratura. Cattura sullo schermo il contenuto e l’essenza, la mente e il corpo, i valori e la carne cruda del nostro momento presente nel tempo. Di questo stesso momento dell’esistenza umana. Lo fa provocando lo spirito del nostro tempo (lo zeitgeist), schiaffeggiandolo, sfidandolo a duello. E mentre lo fa, sfida anche questo momento presente nel cinema, scuotendo, con lo stesso movimento della macchina da presa, le nostre convenzioni sociali e cinematografiche. È un film elaborato oltre che selvaggio, intelligente e infantile, geometrico e vibrante, impreciso nel migliore dei modi. Attacca lo spettatore, suscita disaccordo, ma non lascia nessuno a una distanza di sicurezza”.

Radu Jude (La Stampa)

Gran Premio della Giuria per Guzen to sozo (Wheel of Fortune and Fantasy, Ryusuke Hamaguchi, Giappone): “Nel luogo in cui solitamente finiscono i dialoghi e le parole, i dialoghi di questo film iniziano. È allora che vanno più in profondità, così in profondità che, stupiti e turbati, ci chiediamo: quanto può andare più in profondità? Le parole di Hamaguchi sono sostanza, musica, materia. Un uomo e una donna, a volte due donne, stanno in una stanza dalle pareti bianche. Poi la scena va avanti, e mentre avanza senti che l’intero universo, incluso te stesso, è lì con loro in questa semplice stanza”. Premio della Giuria al documentario Herr Bachmann und seine Klasse (Mr Bachmann and His Class, Maria Speth, Germania): “In un film, puoi attirare l’attenzione su problemi profondi infilando il dito nella piaga o mostrando speranza e dando ispirazione su come ottenere un cambiamento positivo. Quest’ultima è la strategia che il regista di questo documentario teneramente potente ha scelto di seguire. Mantenendo sempre le giuste distanze, il film si concentra su uno di quei ‘lavoratori sul campo della nostra società che definisce gli anni più formativi dei nostri figli, influenzando profondamente il loro atteggiamento nei confronti della vita. Visto attraverso gli occhi del regista, questo insegnante è unico: rimodella, ammorbidisce e rende più umano, e attraverso questo l’umanità rende molto più efficiente un sistema in crisi: il nostro sistema educativo europeo. Il film mostra fino a che punto si può andare semplicemente con vero rispetto, comunicazione sincera e con quella magia che tutti i grandi insegnanti possiedono: accendere il fuoco della passione negli studenti attivando la loro fantasia”.

(Twitter)

Orso d’argento per la regia all’esordiente Dénes Nagy per Természetes fény (Natural Light, Ungheria / Lettonia / Francia / Germania): “Immagini spaventose e meravigliosamente catturate, ipnotizzanti, regia straordinaria e un controllo magistrale di ogni aspetto del mestiere del cinema, una narrazione che trascende il suo contesto storico. Un ritratto di guerra in cui lo sguardo attento del regista ci ricorda ancora la necessità di scegliere tra passività e responsabilità individuale”. Orso d’argento per la migliore interpretazione da protagonista: Maren Eggert (Ich bin dein Mensch, I’m Your Man, Maria Schrader, Germania): “La sua presenza ci ha incuriosito. Il suo fascino ci ha reso empatici. E la sua gamma di qualità performative ci ha permesso di sentire, ridere e fare domande. Dando vita con sicurezza a una sceneggiatura eccellente, supportata da meravigliosi colleghi e dal suo regista, ha creato un personaggio memorabile con cui possiamo identificarci, portandoci a pensare alla nostra presenza e al nostro futuro, alle nostre relazioni e a ciò che vogliamo veramente per noi stessi”. Orso d’argento per la migliore prestazione da non protagonista: Lilla Kizlinger (Rengeteg – mindenhol látlak, Forest – I See You Everywhere, Bence Fliegauf, Ungheria): “Tra le tante straordinarie esibizioni in miniatura di Forest – I See You Everywhere ne abbiamo trovata una particolarmente forte e memorabile. Lilla Kizlinger porta sulle sue giovani spalle con grazia e illusoria leggerezza naturale una responsabilità speciale. Solo con il potere della sua interpretazione, con la sua presenza intensa, tira in superficie gli strati nascosti della scena, definendo in realtà il motivo del film: la minaccia agghiacciante del mondo, ciò che i bambini di oggi ereditano da noi adulti. Invece di dircelo, spiegarci, assolve il compito molto più difficile di sollevare in noi il bisogno di pensare a domande inquietanti del nostro presente. Ci ha incantati e, attraverso l’incanto, ci ha fatto pensare”.

(Cinematografo)

Orso d’argento per la migliore sceneggiatura: Hong Sangsoo (Inteurodeoksyeon, Introduction, Hong Sangsoo, Repubblica di Corea): “Più che raccontare una storia, o far avanzare una narrazione con efficienza, questa sceneggiatura fabbrica quegli intervalli momentanei tra un’azione e l’altra, dove, per un istante, una verità nascosta della vita umana viene improvvisamente rivelata, luminosa e lucida”. Orso d’argento per l’eccezionale contributo artistico: Yibrán Asuad per il montaggio di Una película de policías (A Cop Movie, Alonso Ruizpalacios, Messico): “L’Orso d’argento per il contributo artistico eccezionale va al concetto di montaggio magistrale di un’opera cinematografica audace e innovativa che offusca i confini tra finzione e realtà ed esplora con audacia la capacità del linguaggio cinematografico di cambiare la nostra prospettiva sul mondo. Svolgendo un ruolo essenziale nel supportare la visione unica del regista, il montaggio decostruisce abilmente i molteplici strati della realtà e del linguaggio per offrire uno sguardo approfondito e stimolante in una delle istituzioni più controverse del Messico”.

(Fonte: sito della Berlinale)


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