
Che brutto risveglio, che tristezza…Ho appreso qualche minuto fa, una volta ripreso contatto col mondo dopo una necessaria pausa, della scomparsa di Diane Keaton (Diane Hall all’anagrafe, 1946), che ci ha lasciato ieri, sabato 11 ottobre. Che donna, che attrice…Per certi versi, contestualizzandone l’immagine agli anni Settanta, credo che si possa tendere un concreto fil rouge con l’altrettanto splendida Katharine Hepburn, come forse già notato da molti, andando quindi a delineare un’immagine femminile non certo stereotipata, anzi destinata a divenire iconica, tra forte autodeterminazione, emancipazione sessuale ed una buona dose d’ironia, e autoironia, nel circoscrivere tanto una certa inquietudine intellettuale quanto le personali idiosincrasie.
Dopo aver frequentato vari corsi di recitazione (l’ultimo al Neighborhood Playhouse di New York), essersi esibita come cantante e calcato le scene di Broadway, il suo debutto cinematografico avvenne nel 1970, una parte in Lovers and Other Strangers (Cy Howards, 1970), per poi affermarsi ne Il padrino (The Godfather, Francis Ford Coppola, 1972), dove andò a ricoprire il ruolo di Kay Adams, moglie di Michael Corleone (Al Pacino), che riprese nei due seguiti (1974 e 1990). Sempre nel 1972, eccola al fianco di Woody Allen nella versione cinematografica di Play It Again Sam, regia di Herbert Ross, adattamento dell’omonima pièce teatrale opera del “folletto newyorkese” datata 1969, ad interpretare, come già in teatro, Linda Christie, amica e confidente sentimentale del critico cinematografico Allan Felix (Allen).
Fu l’inizio di un sodalizio artistico (ma anche sentimentale), che proseguì con Il dormiglione (Sleeper. 1973), Amore e guerra (Love and Death, 1975), Io e Annie (Annie Hall, 1977), Interiors (1978), Manhattan (1979), Radio Days (1977), per concludersi nel 1993 (Manhattan Murder Mystery, Misterioso omicidio a Manhattan). Tutti titoli quelli citati che evidenziano la duttilità che era propria dell’attrice di assecondare toni ora comici ora drammatici, come si può d’altronde notare spulciandone la filmografia, citando opere quali Looking for Mr. Goodbar (Richard Brooks, 1977), Reds (Warren Beatty, 1981), Crimes of the Heart (Bruce Beresford, 1986), Baby Boom (Charles Shyer, 1987).
Ma non intendo certo affidare il ricordo di una delle mie attrici preferite, nonché rientrante nei personali canoni ideali di un’ipotetica “compagna di viaggio” , ad un freddo elenco, nel cui novero si possono includere anche valide prove registiche (Unstrung Heroes, 1995; Hanging Up, 2000) o film che vedono il confrontarsi della propria femminilità con i mutamenti del tempo (The First Wives Club, Hugh Wilson,1996; Tutto può succedere – Something’s Gotta Give, Nancy Meyers, 2003). Ecco perché ripropongo in home page, riviste e ulteriormente approfondite, le recensioni dei film Play It Again Sam, Annie Hall e Manhattan.






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