
È entrato nel vivo martedì 1° settembre il Garofano Rosso Film Festival, che fino al 6 settembre porta a Forme di Massa d’Albe, nel cuore della Marsica, una comunità internazionale di cineasti, artisti e spettatori. Un piccolo borgo abruzzese che, per sei giorni, diventa luogo di incontro e confronto attraverso il cinema, la cultura e il rapporto con il territorio. Il programma, completamente gratuito e aperto a tutti, propone 52 opere, articolate in otto sezioni competitive, con 32 cortometraggi selezionati, accanto a incontri con gli autori, presentazioni di libri, appuntamenti musicali e cinescursioni alla scoperta del paesaggio marsicano. Al centro della manifestazione c’è un’idea precisa di cinema: uno strumento capace di superare confini, paure e distanze, mettendo in relazione persone e storie spesso lontane dai circuiti tradizionali.
È da questa visione che nasce il simbolo stesso del Garofano Rosso, pensato come un invito a rompere le barriere dell’incomunicabilità e dell’esclusione e a restituire al cinema la sua capacità di entrare in relazione con le coscienze. Un legame particolarmente forte unisce il Festival a Forme e alla sua comunità. A idearlo e fondarlo è il regista Paolo Santamaria, che conosce il borgo fin dall’infanzia e che negli anni ha scelto di farne anche il proprio luogo di vita. Un rapporto personale e affettivo con il territorio che si riflette nella natura stessa della manifestazione e nella volontà di costruire, proprio a partire da un piccolo paese, un appuntamento capace di dialogare con una dimensione internazionale.

A raccogliere questa eredità e a svilupparla attraverso la ricerca cinematografica è la direttrice artistica Valentina Traini, che ha trasformato il Garofano Rosso in uno spazio dedicato alla riscoperta delle radici, delle identità e del patrimonio culturale del territorio. Una prospettiva nella quale il paesaggio assume un ruolo centrale: non una semplice cornice per le proiezioni, ma una presenza viva, capace di dialogare con le opere, gli autori e il pubblico. Oggi, venerdì 4 settembre, a partire dalle ore 18:30 per un’ora si svolgerà l’ormai consueto salotto culturale, spazio di incontro e confronto sui temi più urgenti del presente. Tema di questa quarta giornata sarà il Festival che vorremmo, una tavola di progettazione partecipata con associazioni e comunità.
La serata proseguirà alle 21.00, protagonista la sezione Music Video, con la proiezione dei videoclip selezionati per questa edizione. Alle 21.15 spazio invece al programma competitivo del Festival, articolato in otto sezioni – Bizzarre, Afterword, Femme, Anteros, Wonderland, Lacci, Dystopia e Frontiers – attraverso le quali il cinema indaga le diverse forme della marginalità. Questi i corti che verranno proiettati: Alla svizzera di Domenico Pizzulo (Afterword); Arca di Lorenzo Quagliozzi (Dystopia); Tempi supplementari di Matteo Memè (Lacci); Rando di Edoardo Ulivelli (Wonderland); Ya Hanouni di Lyna Sofian Chouaib (Wonderland) e Figura di Edoardo Summonti (Bizarre).

Ad accompagnare le proiezioni saranno presenti: gli sceneggiatori de Il canto rosso, Mattia Romagnoli e Valerio Pancotti; il regista di Alla Svizzera Domenico Pizzulo e lo sceneggiatore Matia Frignani; Edoardo Ulivelli, il regista di Rando e Matteo Memè, regista di Tempi supplementari. Per la sezione Supernovae, dedicata ai registi emergenti e pensata come trampolino di lancio per le nuove generazioni del cinema italiano, nella quarta serata verrà proiettato Il canto del pesce ragno di Leonardo Moretti. Durante il corso del Festival verranno proiettati cinque cortometraggi, con l’obiettivo di offrire visibilità e occasioni di crescita ad autori e professionisti chiamati a rinnovare il panorama cinematografico nazionale.
Per sei giorni Forme di Massa d’Albe tornerà dunque a essere un punto d’incontro tra cinema internazionale, comunità e territorio. Il Garofano Rosso nasce infatti in un luogo che, per sua stessa natura, si trova ai margini dei grandi circuiti culturali, ma sceglie proprio quei margini come punto di partenza.Il cinema indipendente diventa così uno strumento per raccontare marginalità, inclusione sociale, identità e diritti, ma anche per valorizzare il patrimonio paesaggistico e culturale della Marsica.
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti e aperti al pubblico






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