La banda dei Babbi Natale

78934Milano, notte di Natale. La Polizia sorprende in flagranza di reato, effrazione in un appartamento, tre individui vestiti da Santa Claus. Condotti in questura, dopo le procedure di riconoscimento vengono affidati all’ispettrice Irene Bestetti (Angela Finocchiaro), in procinto di raggiungere la famiglia ed ora costretta a restare in ufficio visto che il sostituto “terrone” ha presentato il solito permesso.
Le prove sembrano incriminarli, vi sono stati altri furti in zona, ma l’interrogatorio cui sono sottoposti mette in luce ben altra personalità che quella di marioli: Aldo Baglio, “normanno siciliano”, è un disoccupato con l’hobby della cucina ed il vizio delle scommesse, praticamente mantenuto dalla sua compagna Monica (Silvana Fallisi), Giovanni Storti è un veterinario casanova, sposato in Italia con Marta (Lucia Ocone), mentre in Svizzera ha una relazione con Veronica (Antonia Liskova), vessato nel primo caso dalla suocera virago (Mara Maionchi), nel secondo dal suocero, infine Giacomo Poretti, medico, vive nel ricordo della moglie morta 12 anni addietro, non accorgendosi dell’affetto che prova per lui la collega Elisa (Sara D’Amario). I tre sono grandi amici, con in comune la passione per il gioco delle bocce.
Grazie alla pazienza ed alla comprensione dell’ ispettrice, burbera solo in apparenza, la verità verrà fuori…

imagesBentornati Aldo, Giovanni e Giacomo! Dopo più di un passo falso, sino all’estrema delusione del precedente Il cosmo sul comò, il trio con La banda dei Babbi Natale è finalmente rientrato nei ranghi della commedia tout court, con un linguaggio specificamente cinematografico, capace di sfruttare una comicità garbata, mai volgare, costruita “all’antica”, sulla base di gag ben congegnate e sfruttamento della mimica, e non di facili battute o gratuiti sfoghi corporali (nel senso più ampio del termine), per far sì che tutto sia in crescendo, dal sorriso al dipanarsi della storia, che viene introdotta con calcolata gradualità. Riproponendo loro stessi, affinando i toni ed evitando facili bozzettismi o caricature di sorta, danno vita, grazie ad una valida sceneggiatura (opera loro, insieme a V. Bariletti, M. Bertacca, G. Preda) e all’attenta regia di Paolo Genovese, ad un film ben strutturato, con presente e passato che si alternano efficacemente sullo schermo grazie a funzionali flashback.

Angela Finocchiaro
Angela Finocchiaro

In un impianto che può ricordare Un giorno in pretura, ’53, di Steno, o Accadde al commissariato, ’54, di Gregorio Simonelli, risaltano le figure di questi simpatici losers, disillusi ed in fondo disadattati, non fosse altro per l’estremo tentativo di far sì che la realtà si plasmi al loro modo di vivere, sospeso tra l’infantile e il fiabesco, piuttosto che il contrario, guardando all’essenzialità dell’esistenza, senza richiami all’attualità che non siano le difficoltà del vivere quotidiano; da evidenziare la bella interpretazione della Finocchiaro, mentre i personaggi secondari avrebbero meritato più spazio. Pur nella distanza dalle felici intuizioni degli esordi, è da premiare il coraggio di proporre un prodotto che non asseconda mode e modi del momento, invitando il pubblico a seguirlo nel percorso della gradevolezza e del sano intrattenimento, offrendo opportunità di riflessione ed immedesimazione.


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