Intervista a Paperon de’ Paperoni

Paperon de’Paperoni in un ritratto di Carl Barks

Correva l’anno 1947, per amore di precisione il mese di dicembre, quando su Disney OS n.178 apparve la storia, scritta e disegnata da Carl Barks, Donald Duck’s Christmas on Bear Mountain  (Il Natale di Paperino sul Monte Orso, Topolino giornale dal n.677 al n.684), dove faceva il suo esordio un vecchio papero, zio di Paperino, raggrinzito e curvo sul suo bastone, astioso e “feroce” nel piglio da baldo ottantenne, con una cattiveria platealmente esibita (Tutti mi odiano ed io odio tutti!), versione in becco e piume, come poteva evincersi dal nome, Scrooge Mc Duck, dell’omonimo protagonista del romanzo Canto di Natale, A Christmas Carol, scritto da Charles Dickens nel 1843.
Un personaggio, da noi noto come Paperon de’Paperoni, che doveva essere una semplice comparsa, ma che suscitò da subito interesse e simpatia, divenendo una presenza costante nelle storie di Barks ed in seguito di altri autori (da citare almeno Romano Scarpa e Don Rosa), anche se fu l’uomo dei paperi a definirne il carattere attraverso una costante evoluzione: se agli inizi il nostro plutocrate in palandrana, ghette e cilindro ostentava le sue ricchezze con modalità quantomeno spavalde (Che  gusto c’è a possedere undici ottilioni di dollari se non ci faccio un po’di chiasso intorno?, da Paperino e la scavatrice, Letter To Santa, Carl Barks, 1949), a volte esternando plutocratica sicumera (Attento giudice! Io sono Paperon de’ Paperoni e se fai qualcosa che non mi piace compro la città e ti licenzio!, sempre dalla storia citata), negli anni le sue caratteristiche basilari andavano a  comporre la figura di un papero che si è fatto da sé, fra sacrifici e rinunce, e la cui enorme quantità di denaro accumulata (tre ettari cubici) nel famoso deposito ha un valore soprattutto sentimentale, rappresentando ogni moneta, a partire dalla prima guadagnata, il duro lavoro nell’inseguire la personale visione di “una pentola colma di monete d’oro alla fine dell’arcobaleno”.

Carl Barks, “Donald Duck’s Christmas on Bear Mountain”

La ricorrenza dei 70 anni dalla sua prima apparizione editoriale (l’età anagrafica è, ovviamente, superiore) costituisce dunque una ghiotta occasione per avvicinare il “vecchio cilindro” e provare a porgli qualche domanda… Seguirò le indicazioni suggeritemi da Donald, le stesse che ho messo in pratica per incontrare lui qualche anno addietro: Chiudi gli occhi, ritorna con la mente alla tua età più spensierata, apri il cuore alla fantasia… Accidenti quanto è ripida questa salita, il nome di Collina Ammazzamotori è azzeccato, la mia povera utilitaria arranca e sussulta, ma il deposito è ormai vicino, sì, ci siamo, parcheggio e scendo, vediamo se vi è qualcuno all’entrata che mi possa annunciare… Ma… Sì, è proprio lui, appoggiato con entrambe le mani all’immancabile bastone, davanti all’enorme portone blindato… Mr. Scrooge, good mornin… Il vegliardo avanza ed esclama: Ti aspettavo, vieni avanti e chiamami pure Paperone, è con questo nome che mi hai conosciuto anni fa, tranquillo parlo la tua lingua…
Rimango stupito da tanta affabilità, avrà già fatto il quotidiano bagno nel denaro… Comunque lo seguo fino al suo ufficio, ci ritroviamo seduti alla scrivania, l’uno di fronte all’altro, sorseggiando due tazze di tè, aromatizzato con una particolare noce moscata; non posso fare a meno di notare la mitica N.1, luccicante all’interno di un contenitore posto su un piedistallo…

L’inizio della tua fortuna, vero, Paperone?

Don Rosa

“Fortuna? La fortuna arride agli audaci, mio caro. Monete, clessidre magiche … Bubbole! Questo soldino ha rappresentato per me la spinta necessaria ad acquisire fiducia nelle mie capacità e perseverare sulla strada intrapresa. Faticai fino allo svenimento per lustrare gli stivali di quello scavafossi incrostati dal fango quando ero ragazzino a Glasgow e venni pagato con una moneta non avente valore legale in Scozia…Era americana, appunto, dieci cents… L’ispirazione che ancora mi mancava, lasciare la terra natia e salpare per gli Stati Uniti, divenire ricco per salvare la mia famiglia dalla miseria ed acquisire una posizione prestigiosa, degna del mio clan e del suo glorioso passato. Il tutto avvalorando l’intenzione di essere sempre onesto, con me stesso e la mia coscienza in primo luogo, senza scorciatoie di alcun genere. Qualche volta, quando avevo già avviato buona parte del mio impero economico, ho ceduto, lo ammetto, ma sono ritornato presto sui miei passi, soprattutto per il rimpianto di non aver saputo mantenere l’affetto dei miei cari, tradendo le loro aspettative. Non è una buona scusa, lo so, ma l’incessante dedizione ad accumulare denaro dopo aver conosciuto miseria e privazioni, l’aver finalmente conquistato una certa posizione dopo anni di sacrifici mi aveva trasmesso una tracotante sicurezza, comprare tutto il comprabile, al prezzo più basso possibile ovviamente, investire e far fruttare una parte dei guadagni messi da parte, a partire dalla mia attività di cercatore d’oro nel Klondike… Alla fine i calli me li sono ritrovati non solo sulle mani ma, soprattutto, sul cuore… E poi sì, prima che tu me lo chieda, vi è stata una papera che avrei potuto amare, se solo ci fossimo chiariti, se avessimo provato ambedue ad esternare un minimo di fiducia…”

Questo  sentirti solo ad un certo punto della tua vita, al culmine della ricchezza  e del prestigio, ha fatto sì che quanto accumulato negli anni non avesse più importanza o, almeno, quella che  gli avevi attribuito?

Don Rosa “The Life and Times of $crooge McDuck”, 1994-1996

“Beh, sì, più o meno è andata così… All’improvviso tutto ciò di cui mi ero circondato non aveva per me alcun senso, rimuginavo sul mio isolamento, sui tanti muri che avevo costruito intorno la mia persona, diffidando sempre di tutti e lottando per l’unica causa che ritenevo valida, me stesso…In più ritenevo che una cattiva fama facesse bene agli affari.
Conoscevo Paperino, figlio di mia sorella Ortensia, sapevo come si arrabattasse in vari lavori, che purtroppo perdeva per colpa di una certa irrazionalità o una supponente voglia di strafare, mandando tutto a monte causa un fatale eccesso di zelo, diciamo così… Ma in fondo l’ammiravo, aveva anche intrapreso qualche viaggio avventuroso, non possedeva certo la mia lucidità o il freddo piglio per gli affari, ma si è sempre e comunque rialzato dopo ogni caduta e ha saputo prendersi cura dei suoi nipoti, riuscendo ad impartirgli una buona educazione e a renderli più avveduti e responsabili… Se penso agli scherzi iniziali delle tre pesti, a partire da quello orchestrato al loro povero padre…Un petardo sotto la poltrona… Ecco, vedere come mio nipote fosse fondamentalmente contento della sua vita e non mollasse mai nonostante le tante difficoltà, ha ridimensionato in qualche modo la mia esistenza, spingendomi a riprendere le mie attività provando a coinvolgerlo, a cercare il suo aiuto. Forse avevo trovato qualcuno di cui potermi fidare, quindi ho inteso incontrarlo, non senza saggiarne la personalità con i miei metodi e dimostrandomi poi sempre burbero nei suoi confronti, non volevo che se ne approfittasse…”

E in effetti dopo il vostro incontro avete vissuto tante avventure su e giù per il mondo, anche insieme ai tuoi bisnipoti, avendo modo di conoscervi meglio… Ma credi davvero che Paperino, Qui, Quo e Qua, abbiano compreso il tuo reale attaccamento al denaro, nello specifico a quanto hai accumulato nel deposito, visto che, mi pare di capire, hai investito buona parte del capitale nelle più disparate attività commerciali?

“Forse non fino in fondo… Non hanno conosciuto tutte le avversità da me affrontate, non si sono consumati le dita fino all’osso cercando l’oro, non si sono ingegnati in varie attività per incrementare il capitale, forse mi compatiscono per aver voluto conservare tutto questo denaro… Ma è quello che ho accumulato in tutta una vita, ogni singola moneta rappresenta un’avventura, la fatica del guadagno, il non mollare mai la presa per raggiungere un determinato obiettivo, probabilmente per loro non ha senso proclamarsi il più duro dei duri e il più furbo dei furbi e mi considerano, in particolar modo Paperino, solo un povero vecchio che vive di ricordi e cerca di riattualizzarli in una nuova dimensione, alla ricerca di antichi tesori magari, o inediti investimenti, ma, credimi, come già ha detto qualcuno, per me, arrivato ad un certo punto della mia esistenza, ha contato più il viaggio e il brivido dell’avventura che il raggiungere o meno la meta”.

Carl Barks, “Back To The Klondike”, 1953

Caro, che dici, è una così bella giornata, usciamo per una passeggiata? Una dolce voce femminile risuona fra le pareti del deposito, mi giro di scatto verso la porta d’ingresso dell’ufficio, ma…Possibile mai… Doretta? L’ho appena intravista, il tempo di voltarmi ed è già scomparsa, chiederò subito lumi a Pap… Ehm…e il cannone della reale artiglieria della regina Vittoria, comprato in Sudafrica durante la guerra dei Boeri, se la memoria non mi inganna, da dove è sbucato?
E il vegliardo ha bell’e pronto un fiammifero accanto alla miccia, sfoderando il ghigno degli esordi… Vedi, caro amico, qui siamo in tutt’altra dimensione rispetto a quella delle storie che conosci e di quelle che ancora vengono pubblicate…Non penserai certo che un papero, pur umanizzato, possa campare tanto a lungo…Hai avuto il privilegio di conoscermi personalmente ma hai visto troppo… Poof! Ma che strano… Era tutto così reale, la Collina Ammazzamotori, il deposito, la vecchia anatra mai così affabile…Doretta…Mi ero messo a leggere qualche  storia di Barks per rinfrescare la memoria e scrivere un articolo su Zio Paperone, i suoi 70 anni editoriali…poi mi sarò addormentato…ma avverto ancora una stretta di mano ed una voce… Ricorda, nessuno è povero quando può fare ciò che gli piace quando gli piace, abbi sempre fiducia in te stesso e prosegui per la tua strada, non vi è nulla che il cervello non possa risolvere… Fra una lacrima e un sorriso, grazie, buon vecchio Scrooge.

I personaggi citati sono di proprietà della Disney; il presente articolo costituisce un puro e semplice divertissement creativo e non ha alcun fine di lucro

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