Firenze, il 27 maggio inaugurazione della mostra “Un nuovo volo su Solaris”

Andrej Tarkovskij (ondacinema.it)

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla stampa estera di Roma il progetto relativo alla mostra Un nuovo volo su Solaris, che si terrà nella Sala della Musica del Complesso di San Firenze dal  28 maggio al 31 luglio, promossa dal Museo Anatolij Zverev di Mosca (Museo AZ) e dalla Fondazione Franco Zeffirelli, ispirata al film del regista russo Andrej Tarkovskij (1932-1986), artista isolato, teorizzatore del cinema come “simbolo dello stato della natura, della realtà”, realizzatore di film che sembrano delle sculture di tempo, quest’ultimo elemento ritenuto dal Maestro materia prima  cinematografica, più rilevante della narrazione. A livello associativo, il progetto rappresenta un connubio tra il capolavoro del cineasta, cittadino onorario di Firenze, e alcune opere pittoriche, grafiche e scultoree degli artisti anticonformisti russi provenienti dalla collezione del Museo AZ e dalla collezione privata di Natalia Opaleva, direttore generale del museo moscovita nonché produttrice della mostra.
In particolare Un nuovo volo su Solaris, la cui cura ed ideazione fanno capo a Polina Lobačevskaja, rappresenta il finale di una trilogia espositiva le cui prime due parti, ispirate rispettivamente ai film di Tarkovskij Stalker e Andrej Rublev, sono state presentate al Museo AZ nel 2016 e nel 2017, oltre a costituire il primo progetto internazionale ospitato dalla Fondazione Zeffirelli da quando è stata inaugurata, il 31 luglio dello scorso anno.

Avvalendosi dell’idea del regista come procedimento formale foriero di significati profondi, Polina Lobačevskaja ha optato per un’installazione futuristica che ricorda una stazione spaziale, dotata di 22 schermi per la proiezione di video che saranno composti da materiali fotografici e cinematografici unici legati all’opera del geniale cineasta; l’esposizione proporrà dunque una sua nuova selezione di opere d’arte afferenti a un patrimonio congeniale a Andrej Tarkovskij, ovvero lavori dei suoi contemporanei, i maestri dell’underground sovietico attivi tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del Novecento: Anatolij Zverev, Francisco Infante, Dmitrij Plavinskij, Dmitrij Krasnopevcev, Vladimir Jankilevskij, Vladimir Jakovlev, Lidija Masterkova, Petr Belenok, Ulo Sooster, Vladimir Nemuchin, Ernst Neizvestnyj, per un totale di 32 quadri e due sculture. Artisti che, come ha spiegato Caterina D’Amico, consulente artistica della Fondazione, spesso erano “clandestini, potevano far vedere le proprie opere solo presso le loro case”, oppure, sono le parole dello storico d’arte Mikhail Kamenskiy, “hanno passato la loro vita in esilio, in quanto non sono mai stati riconosciuti. Loro si definivano di libero pensiero ed è questa la caratteristica che li unisce a Tarkovskij”. La mostra sarà inaugurata domenica 27 maggio, alle ore 17, e sarà visitabile dal giorno successivo fino al 31 luglio (dal venerdì al mercoledì, giovedì chiuso, dalle 10 alle 18; la biglietteria chiuderà alle ore 17).

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