Un ricordo di Hashimoto Shinobu

Hashimoto Shinobu (The Criterion Collection)

Ci lascia lo sceneggiatore cinematografico giapponese Hashimoto Shinobu (provincia di Hyōgo, 1918), morto a Tokyo lo scorso giovedì, 19 luglio, il cui nome è legato soprattutto alla sua collaborazione con il regista Kurosawa Akira, iniziata nel 1950 (Rashōmon) e proseguita fino al 1970 (Dodesukaden). L’approfondimento psicologico dei personaggi delineato da Hashimoto conferiva opportuno risalto a figure di uomini dalla personalità complessa, contraddittoria, orbitanti spesso all’interno di un’ambigua struttura sociale, facendosi strada fra ingiustizie e storture: tale connotazione umanistica, in particolare nell’ambito dei drammi storici (jidaigeki), andava a coniugarsi felicemente con la straordinaria forza espressiva scaturente dall’impianto formale-figurativo proprio di Kurosawa, idoneo ad assecondare tanto epicità, quanto riflessione ed introspezione, nel bilanciamento di tradizione e modernità. Dopo un periodo di apprendistato con il regista e sceneggiatore Mansaku Itami, Hashimoto esordì quindi nel 1950 con Kurosawa, la sceneggiatura congiunta di Rashōmon, traendo ispirazione da due racconti dello scrittore Akutagawa Ryūnosuke (Yabu no Naka, 1922, Rashōmon, 1915), mettendo in scena un rigore formale al contempo minimalista (l’essenziale scenografia) e ricercato (nella fotografia e nel montaggio, ad esempio), oltre alla suggestiva tematica dell’impossibilità per l’essere umano di offrire una versione propriamente oggettiva dei vari accadimenti cui può incorrere nel corso del proprio cammino.

L’opera sdoganò definitivamente il cinema giapponese in Occidente, conseguendo il Leone d’Oro alla 12ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e l’Oscar nel 1952 come Miglior Film Straniero. Fra i titoli di Kurosawa che videro Hashimoto interagire nella scrittura con il regista, ma anche, a volte, con Hideo Oguni, non si possono certo dimenticare l’epico Shichinin no samurai (I sette samurai, 1954, ispiratore del western The Magnificent Seven, 1960, John Sturges ) o, ancora prima, il dramma contemporaneo (gendaigeki), malioso e straziante, Ikiru (Vivere, 1952), lo shakespeariano Kumonosu jō (Trono di sangue, 1957, da Macbeth), Ikimono no kiroku (Testimonianza di un essere umano, 1955), Dodesukaden (1970).
Hashimoto collaborò inoltre con altri registi giapponesi, per esempio Tadashi Imai (Mahiru no ankoku, Ombre in pieno giorno, 1956;Yoru no tsuzumi, Tamburo nella notte, 1958),  Kihachi Okamoto (Samurai, 1965; Daibosatsu tōge, Il passo del grande Buddha, 1966; Nihon no ichiban nagai hi, Il giorno più lungo del Giappone, 1967), Masaki Kobayashi (Seppuku, Harakiri, 1962;  Jōiuchi, L’ultimo samurai, 1967), sempre mantenendo l’intensa caratterizzazione psicologica dei personaggi e la descrizione critica della società giapponese. Ci  lascia inoltre due film come regista, Watashi wa kai ni naritai (Voglio diventare una conchiglia, 1959), e Maboroshi no Mizuumi (Lago di illusione, 1982), opera quest’ultima non ben accolta, sia dal pubblico, sia dalla critica, facendo sì che Hashimoto abbandonasse il mondo del cinema per la televisione, dove lavorò anche come produttore.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.