Il presidente

(Movieplayer)

Buenos Aires, Argentina, oggi. All’interno della Casa Rosada è riunito lo staff del presidente della repubblica, Hernán Blanco (Ricardo Darín), coordinato da Luisa Cordero (Érica Rivas).
Vi è grande agitazione, sta per svolgersi un importante vertice che avrà luogo in Cile, protagonisti i presidenti degli stati latino-americani, così da discutere sulla costituzione dell’OPEC, cartello relativo ad un’organizzazione comune dei paesi esportatori di petrolio; verrà posta sul tavolo la composizione di delicati equilibri e si paventa anche un più che probabile interessamento da parte degli Stati Uniti. Per Blanco, in carica da sei mesi, sarebbe la prima importante uscita pubblica e i media non appaiono certo teneri nei suoi confronti, rimarcandone sia il recente passato di sindaco a Santa Rosa, nella provincia della Pampa, sia l’ostentato simbolismo giocato nel corso della campagna elettorale quale rappresentante dell’uomo comune: il nostro è certo un uomo semplice ed accomodante, ma non ha il carismatico trasporto esternato dal presidente del Brasile, Oliveira Prette (Leonardo Franco), né sembrerebbe capace di mettere in atto i sottili machiavellismi propri del presidente del Messico, Sebastián Sastre (Daniel Giménez Cacho). Sul suo capo pende poi una probabile accusa per corruzione, eventi risalenti a dieci anni orsono, venuti fuori dopo le dichiarazioni del genero.

Ricardo Darín (Movieplayer)

Blanco però sembra non curarsi di tutto ciò, gli preme solamente avere accanto la figlia Marina (Dolores Fonzi), il cui malessere psichico offrirà il destro ad un doloroso confronto fra i due, che potrebbe ripercuotersi anche sull’immagine pubblica del presidente, il quale però si rivelerà presto né tanto “comune” né propriamente un giglio di campo, dimostrandosi alquanto colto ed anche piuttosto abile nel volgere qualsivoglia situazione a proprio vantaggio … Diretto dal regista argentino Santiago Mitre (El escondite, 2002, La patota, 2015), autore della sceneggiatura insieme a Mariano Llinás, Il presidente, presentato nella sezione Un certain regard del 70mo Festival di Cannes, è un film che offre alla visione una costruzione complessiva meritevole di una certa attenzione, vuoi per una  regia attenta a circoscrivere i personaggi intorno ad ambienti e situazioni, vuoi per il sagace lavoro di scrittura, che mette in campo dei dialoghi piuttosto ricercati, ottimamente resi dalle interpretazioni attoriali. Mitre pone dunque in scena tanto un concreto realismo quanto una straniante caratterizzazione onirica e psicoanalitica, con prevalenza del sottinteso, del non detto, delineando in buona sostanza un dramma politico che sconfina nella tragedia personale.

Érica Rivas (Movieplayer)

I rispettivi ambiti finiscono con l’intersecarsi tra loro, sovrapponendosi a vicenda, fino a giungere alla definitiva prevaricazione della sfera pubblica, ciò che la gente percepisce riguardo la nostra persona, nei confronti di quella privata, ovvero l’intima correlazione col proprio io più profondo e personale. Il regista non intende però scagliare i dardi del J’accuse, bensì, più semplicemente, ma non per questo con minore efficacia, offrire una rappresentazione della possibilità che un uomo, un essere umano, una volta entrato a far parte dei meccanismi propri del potere, alimentarsi di quanto esso stesso produce per garantirsi sussistenza  e protervia prevaricatrice, pur rivestendo le candide vesti (nomen omen) dell’ordinarietà difficilmente riuscirà a scampare dall’essere conglobato nel sistema; superba al riguardo l’interpretazione di Darin, idonea a rendere la contorta mescolanza tra il senso di sprovveduta conformità allo status quo  e la subdola capacità di addivenire a trattative sotto banco. Il presidente assume progressivamente un’atmosfera sinistra, stretta dall’obiettivo della macchina da presa intorno ai rilievi montuosi della Cordillera cilena che circondano l’hotel sede dell’evento e al dedalo di strade che conducono ad esso, una volta che verranno fuori i disagi psichici di Marina (un’intensa Dolores Fonzi, fra dolore rappreso e muta, dolente, rassegnazione), con il conseguente intervento di uno psichiatra (Alfredo Castro).

Dolores Fonzi (Movieplayer)

E’ possibile, infatti, distinguere due parti all’interno dell’iter narrativo, la prima si avvale di stilemi improntati, riprendendo quanto già scritto, ad un realismo concreto e prende piede da quando entriamo per il tramite di un elettricista all’interno della dimora presidenziale, venendo così a conoscenza delle sue stanze, dalla cucina ai vari studi o sale riunioni, per poi giungere in Cile a bordo dell’aereo di stato. La seconda coincide con i suddetti problemi psichici di Marina e si ammanta di mistero, le camere dell’hotel, complice anche una fotografia (Javier Juliá) che abbandona i toni più vividi per “giocare” col contrasto luce/ombra, si fanno tutt’uno con i protagonisti; anche la colonna sonora (Alberto Iglesias) da semplice e discreto contrappunto diviene progressivamente più elaborata, accompagnando i dolorosi ricordi svelati dalla donna e prontamente tacciati come non veritieri da Blanco; il male inizia a strisciare insinuante, lambisce le sponde del bene e rende le due entità sovrapponibili e quasi indistinguibili, come sublimato nella bella sequenza dell’incontro segreto fra il presidente argentino ed un rappresentante (Christian Slater, sornione e mefistofelico) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dove il primo svelerà le sue doti “diplomatiche”.

Christian Slater e Darin (FilmTv)

Nessun timore di deludere il proprio popolo, il quale, forse inconsciamente,  più che un individuo ad immagine e somiglianza della gran parte dei suoi componenti, predilige l’“uomo forte al comando”, che sappia imporre, ove d’uopo, una marpiona volontà manipolatrice. Peccato, credo sia stato notato da molti, per il finale “sospeso”, che sembrerebbe innescare una parvenza d’inconsistenza, così come potrebbe lasciare qualche dubbio un ritmo troppo soppesato nella seconda parte, dove non sempre i vari simbolismi riescono ad assumere una portata definitiva. Andando a concludere, Il presidente è un film da vedere, sufficientemente intrigante, idoneo, riporto la mia personale sensazione, a far riflettere, visualizzando quanto espresso anni addietro da Pier Paolo Pasolini: “Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune.”

2 risposte a “Il presidente

  1. Concordo, superba interpretazione di Darin, grandissimo attore. Sarei curioso di sentire come è stato doppiato, ma preferisco tenermi il ricordo della visione in l.o.

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    • Ciao Vincenzo, ho visto anche la versione italiana e il doppiaggio mi è sembrato buono, per quanto prediliga, ove possibile, vedere un film in versione originale. Grazie, un saluto.

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