Selfie di famiglia- Mon bébé

(Movieplayer)

Riporto di seguito quanto scritto nel mese di giugno scorso in un articolo relativo ai film visti nel corso della 16ma edizione del Biografilm Festival a Bologna, le mie impressioni su una deliziosa commedia francese, ottimamente scritta, diretta ed interpretata, Mon bébé, che in questi giorni viene distribuita nelle nostre sale col titolo Selfie di famiglia e che era stata inserita nella sezione Biografilm Europa della kermesse cinematografica bolognese. Un ottimo esempio, tra i tanti che si sono succeduti in questi ultimi anni, che dimostra come i nostri cugini d’Oltralpe ci abbiano ormai superato nel mettere in scena, usufruendo del genere commedia, opere idonee a far sorridere e riflettere con eleganza e sana leggiadria, anche considerando qualche sporadica e lodevole eccezione nelle produzioni nostrane, a volte espressa a livello di semplice tentativo. Concludo scrivendo che ho visto il film in lingua originale con sottotitoli, mi auguro che il doppiaggio italiano non ne abbia mortificato gli ottimi dialoghi, spesso fulcro portante della narrazione. Mon bébé Selfie di famiglia si palesa alla visione come una piacevolissima commedia, anche profonda nella sua calviniana leggerezza, scritta e diretta da Lisa Azuelos, attingendo alla propria esperienza personale nel narrare la storia di Heloise (Sandrine Kiberlain) madre di tre figli, divorziata e proprietaria di un ristorante, alle prese con l’abbandono del nido da parte dell’ultimogenita Jade (Thais Alessandrin), in partenza per il Canada, dove frequenterà una prestigiosa università.

Sandrine Kiberlain e Thais Alessandrin (Movieplayer)

La regista è particolarmente attenta nel mettere in scena, anche attraverso i bei dialoghi, intrisi di ironia ed umanità in egual misura e resi con naturalezza dall’intero cast (Kiberlain una spanna sopra), il turbamento emozionale di una donna che una volta separatasi dal marito si è data da fare per tirar su al meglio i suoi figli, dedicando loro gran parte delle sue energie cercando ogni tanto di ritagliarsi un po’ di spazio tutto per sé: ora che la figlia più piccola sta per lasciarla, i ricordi del passato confluiscono nel presente  alternandosi in un flusso continuo ed Heloise si affida all’iPhone per preservare attraverso gli scatti determinati momenti, salvo comprendere,  quando smarrirà il telefono, quanto sia più importante coltivare nel proprio animo le sensazioni provate in un particolare momento, per riviverle ed eventualmente condividerle. Diretto con un tocco “alla Allen” nell’attenzione riservata ai personaggi e alle interazioni fra di loro, così come nell’accorta circoscrizione di ambienti e località in  nome del realismo, Mon bébé si smarca dall’effettismo patetico e dalla risata facile, riuscendo a far riflettere e sorridere  con garbo e misura, tessendo infine un finale dalla consistenza simbolica e concreta al contempo, che offre ulteriore risalto ad un personaggio femminile dalle molteplici sfumature, la cui forte determinazione  è andata formandosi negli anni per il tramite di atteggiamenti esistenziali che hanno salvaguardato il suo essere donna ed il suo essere madre.

 


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