Più de la vita

Scritto e diretto da Raffaella Rivi, Più de la vita, titolo che riprende le parole di un’ opera del Ruzzante, commediografo ed attore caro al protagonista, l’artista Michele Sambin, fra i geniali pionieri della video arte, vulcanico ideatore di performance, spettacoli teatrali, opere pittoriche, partiture sonore, è una realizzazione che si distacca dal genere documentario propriamente detto, poiché mette in scena non il classico giustapporsi di materiale d’archivio, riprese dal reale e voce narrante, inframmezzato da qualche intervista, bensì un suggestivo fluire tra passato e presente, in virtù della visualizzazione di quattro decenni relativi al percorso artistico di Sambin, dagli anni ’70 a tutt’oggi, delineando  nel corso della narrazione una compiuta contaminazione fra Arte e vita, nell’adattabilità della prima, in forza della sua lungimiranza creativa, alle mutate esigenze della seconda, mantenendo la propria funzione innovatrice ed eversiva, ovvero l’intento di cambiare il mondo insistendo in particolare su di una ricerca praticamente perpetua, volta a generare, tra l’altro, un inedito rapporto tra immagine e suono.

Michele Sambin

E’ lo stesso Sambin a raccontare, facendo loro prendere nuovamente vita, le sue opere, a partire dagli innovativi lavori in video, dove “le immagini in movimento sono eguali alle partiture, lo zoom equivale al mix, mentre una nota stonata è un fuori fuoco”, coltivando il precipuo intento di scardinare la realtà ponendo sulla scacchiera rigore ed istinto.
Grazie al valido montaggio (Francesco Mansutti) e agli accorti movimenti della macchina da presa, i due luoghi di vita di Sambin, la casa di Padova e quella nel Salento, quest’ultima un ex ovile ora trasformato con le proprie mani “in un luogo d’arte da vivere”, vanno a costituire un unico spazio, una grande tela sulla quale andrà a dispiegarsi la genialità dell’artista e della sua compagna di viaggio, Pierangela Allegro, preziosa nell’affiancarlo per dar vita al Tam Teatro Musica sul finire degli anni ’70, quando nell’ambito dell’arte sembrava trovare nuovamente posto l’ordine, mentre l’attività teatrale si palesava quale incline alla possibilità di un’inedita sperimentazione, non “fare teatro”, bensì “essere teatro”: la composizione musicale si rendeva ora quale idonea drammaturgia, ma non più nel descrivere stati d’animo, in quanto intendeva piuttosto provocarli, attingendo dalla realtà per trasformarla, “ricomporla in un montaggio di forme che possa aprire l’immaginazione di ogni singolo spettatore, che così può divenire autore della propria visione”.

Nella proposizione o riproposizione delle varie realizzazioni, assume rilevanza elegiaca la messa in scena delle tematiche proprie del citato Ruzzante, che rappresenta per Sambin l’intesa raggiunta, nella maturità, con la figura paterna, dopo le incomprensioni giovanili (Più de la vita, 2003), oltre a rappresentare l’asse portante della sua attività e della sua esistenza: la vita va allargata, considerando la qualità del personale vissuto, “mantenendo l’orizzonte aperto affinché l’ Arte possa rendersi manifesta nei luoghi più impensabili alimentandosi al contempo delle situazioni più difficili, “attraverso l’uso non convenzionale di tecnologie elementari”. Forte anche di una vivida fotografia (Giovanni Andreotta), Più de la vita si sostanzia alla visione come un’opera non solo ben realizzata ma anche preziosa, considerandone al riguardo la funzione puramente conoscitiva, rendere nota ai più la figura di Sambin consentendo di esplorarne i lavori anche nella fase creativa di ideazione e realizzazione, nel loro divenire, assecondando entrambe con naturalità e senza esibire aggravi didattici o didascalici, riuscendo nell’intento di sublimare, emblematico al riguardo il bellissimo finale, la suggestiva confluenza tra Arte e realtà, riprendendo in chiusura quanto scritto nel corso dell’articolo, per un reciproco gioco imitativo volto essenzialmente ad evidenziarne la simbiotica necessarietà relativa alla sussistenza di entrambe  nel rendere all’uomo, all’essere umano, l’invito alla ricerca infinita della bellezza.


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