Resurrection Corporation (2019)

(Klub99)

In un tetro ed oscuro paese, le cui coordinate potrebbero individuarsi in qualche remoto substrato del nostro inconscio, il Dottor Caligari, insieme alla fidata assistente Bruta, sua creazione, dopo aver prelevato un cadavere al cimitero tenta invano di ridargli linfa vitale, ricorrendo anche all’ipnosi in qualità di metodo definitivo. Nulla di fatto, non resta che constatare l’ennesimo fallimento e disperarsi ancora una volta per come stia andando a rotoli la sua un tempo rinomata attività di pompe funebri, ormai dispersi quali ceneri al vento i sani valori del decesso e della decomposizione.
E dire che la materia prima non mancava, vuoi per cause naturali, vuoi, soprattutto, per un certo dispiego dell’attività umana al riguardo, da parte di singoli individui o delle istituzioni.
Ma ora incontra unanimi proseliti la Resurrection Corporation, vera e propria attività imprenditoriale dedita a riportare in vita i defunti, dietro debito pagamento, ovvio, che vede al timone il mefistofelico Potriantow.
La popolazione, il complesso sociale, consta ormai di una moltitudine di esseri “diversamente vivi”, zombi avvolti in un’inedita dimensione “esistenziale”, protesi all’accondiscendenza passiva verso il loro acclamato ri-creatore. Caligari, sempre in compagnia di Bruta, tenta di giocare un’ultima carta, recarsi al castello del laido scienziato Victor Lazenbhy, di cui Potriantow millanta di essere stato allievo, così da venire una volta per tutte a conoscenza del procedimento di rinascita; purtroppo non solo la situazione volgerà al peggio, con tanto, fra l’altro, di arresto e pestaggio del testardo becchino, ma andrà anche a coinvolgere l’amata consorte Dididi …

Bruta e il Dottor Caligari (Lost in Cinema)

Come ho già avuto modo di scrivere in altre recensioni, il termine film indipendente all’interno dell’attuale produzione cinematografica nostrana spesso sta a significare un vero e proprio atto di coraggio volto a smarcarsi dalle consuete proposte serializzate, sia dal punto di vista dell’impatto visivo, sia da quello del contenuto, magari anche senza alcun timore di abbracciare la diversità propria dei generi cinematografici quale opportuno mezzo espressivo. Quanto scritto ritengo possa essere valido per Resurrection Corporation,  un bel film d’animazione horror  diretto e prodotto da Alberto Genovese (L’invasione degli astronazi, 2009; Dolcezza estrema, 2015), su soggetto e sceneggiatura di Mattia De Pascali (ha esordito nei lungometraggi nel 2018, con McBetter), realizzato in 4 anni con un budget di 10.000 euro.
Ispirato visivamente a diverse produzioni del passato, principalmente, dichiarato omaggio, a Das Cabinet des Dr. Caligari (Robert Wiene, 1919, 1920), emblema del cinema espressionista tedesco nella sua enigmatica distorsione del reale, Resurrection Corporation ne riprende gli stilemi scenografici (gli sfondi dipinti, con  edifici sbilenchi a creare insolite e conturbanti prospettive, non solo figurate) e di ripresa, quest’ultima per lo più fissa, dal rimando teatrale  nella sua frontalità, così come la fotografia in bianco e nero e la struttura narrativa in sei capitoli.

Bruta, Lazenbhy, Caligari (Lost in Cinema)

Concepito nella sua essenzialità, riporto la mia primaria impressione, come una graphic novel animata, ricordando Persepolis (Marjane Satrapi e Vincent Parronaud, 2007)  ancor prima che South Park, Resurrection Corporation nel suo iter narrativo mescola, come su scritto, diverse realizzazioni dell’orrore, dai classici del muto (per esempio Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, Friedrich Wilhelm Murnau, 1922; Der Golem: Wie er in die Welt kam, Paul Wegener, 1921), passando per le atmosfere gotiche di Roger Corman o dei nostri Mario Bava ed Antonio Margheriti, fino a giungere senza alcuna esitazione allo splatter conclamato, andando così a realizzare una suggestiva confluenza fra immaginazione e percezione della realtà. Viene delineato, con sagacia e macabra ironia, un percorso con diversi riferimenti all’attualità, evidenti in particolare nella psicologia dei personaggi che va gradualmente a stagliarsi nel corso della narrazione. Ecco allora la sottesa umanità del dottor Caligari, pur con a mente la salvaguardia del proprio prestigio, nel desiderio di soddisfare nuove conoscenze preservando determinate condotte che potremmo definire morali e comunque volte a riportare gli eventi umani nell’ambito di una conclamata normalità rituale. Potriantow, invece, non è altro che un malefico pifferaio magico, imbonitore che offre ad un’umanità smarrita quanto essa desidera, la colonna sonora atta a contornare quell’insoddisfazione derivante dall’incapacità di conferire un senso alla propria esistenza, ormai dimentichi come tale significato non possa che conseguire dalle nostre azioni, dai nostri comportamenti, nell’ulteriore considerazione che quanto messo in atto da un singolo individuo può certo ripercuotersi, direttamente o meno, sulle vite altrui.

(Lost in Cinema)

Di rilievo, ricordando anche la figura del classico mad doctor raffigurata da Lazenbhy, il ruolo che andranno ad assumere i personaggi femminili, Bruta e Dididi, inclini ad apportare quella razionalità mancante nel ricondurre la vicenda in un ambito più propriamente e definitivamente  reale, pur nella prevalenza di una percezione sempre “sospesa” e vagamente criptica. Rimarcando il buon lavoro di montaggio (Eros D’Antona), al pari di quello svolto su sonoro (Francesco Campanozzi) e musiche (Francesco Tresca) nel richiamare melodie “antiche”, Resurrection Corporation, andando a concludere, è un’opera che riesce a coniugare compiuta autorialità e sano intrattenimento pop, mescolando e metabolizzando con sagacia le caratteristiche salienti del genere horror dalle origini fino ai giorni nostri, senza tralasciare di servirsene quale suggestiva modalità espressiva atta ad evocare metaforicamente determinati malanni del nostro tempo, da un progresso meramente materiale, senza alcuna effettiva evoluzione, alla solipsistica dedizione rivolta al proprio orticello, passando per un “seguir virtute e canoscenza”  (Dante, Divina Commedia, Canto XXVI dell’Inferno) al soldo del miglior offerente, il tutto in un mirabile gioco a rimpiattino tra la realtà dell’immaginazione e l’immaginazione della realtà, al pari del citato capolavoro di precipuo riferimento.

 


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