Intervista al regista Francesco Giannini

Francesco Giannini

Il regista Italo canadese Francesco Giannini ha concluso le riprese in Calabria, location Santa Caterina dello Ionio e Badolato (entrambi paesi in provincia di Catanzaro), del cortometraggio Città d’oro, ispirato alla vera storia di suo padre, che partì dalla Calabria per andare a a vivere e trovare fortuna a Montreal, in Canada. È un adattamento in chiave moderna della fiaba La gallina dalle uova d’oro e fa riflettere sul significato di opportunità per ciascuno di noi: per il padre di Francesco l’uovo d’oro é stato emigrare in Canada. Ma è andata veramente così?  Il cast è composto da attori calabresi ed il film è stato sponsorizzato da ENIT (Ente Nazionale Italiano del Turismo), mentre Piaggio e Paoletti Guitars sono gli sponsor principali. Il corto verrà utilizzato per rinvenire i fondi necessari a poter girare un lungometraggio basato sulla stessa storia. Grazie al produttore Cristiano Sebastianelli mi é stato possibile rivolgere qualche domanda a Francesco, dando vita all’intervista che potete leggere qui di seguito.

Ciao Francesco, grazie della disponibilità e benvenuto su Sunset Boulevard. Nella ricerca di notizie sul web relative alla tua attività, ho appreso che non solo sei regista ma anche attore e produttore. Da qui deduco una grande passione per il cinema e il suo mondo: ti va di raccontarci come è nata e, soprattutto, cosa ti ha spinto ad esternarla in diversi ambiti?

“Sin da quando ero piccolo guardavo qualsiasi tipo di film, sia in italiano che in inglese. Con mio fratello poi facevamo delle piccole performance teatrali e piccoli film con la nostra camera. Poi un giorno un mio amico mi ha invitato su un Hollywood set in Canada come comparsa e ho iniziato a vedere il dietro le quinte di grandi film. Mi sono innamorato subito di questo mondo e partecipare anche come comparsa mi ha permesso di osservare da vicino tutti i reparti, i ruoli e di capire nel dettaglio il funzionamento del set. Un giorno poi un regista mi ha fatto provare a fare una scena con un dialogo. Era una scena con Penelope Cruz, Susan Sarandon e il regista era Chaz…Dopo quell’esperienza ho continuato a recitare in piccoli ruoli anche tramite l’aiuto di un agente e poi negli ultimi dieci anni ho deciso di focalizzarmi maggiormente sulla regia. Ho proseguito studiando sociologia all’università e Film Studies ed entrambi mi hanno aiutato l’uno ad osservare il comportamento umano e l’altro ad apprendere le competenze cinematografiche necessarie. L’esperienza di fronte alla camera mi ha insegnato molto ma ho sempre avvertito che il mio spirito era più incline a stare dietro alla camera e a raccontare storie per me particolarmente significative. Lavorare come attore è stato molto formativo soprattutto per entrare in sintonia con gli attori e creare un dialogo costruttivo con loro. Ho iniziato con dei cortometraggi, alcuni anche in italiano e presentati a festival italiani. All’inizio mi occupavo anche della fotografia dei miei corti e questo mi ha aiutato a perfezionare con il tempo la composizione delle immagini alla quale dedico molta cura insieme al mio direttore della fotografia. Poi nel 2015 ho deciso di iniziare un’altra nuova avventura aprendo la mia casa di produzione Franky Films a Montreal. Ho pensato che sarebbe stata una bella opportunità per produrre film di altri registi emergenti. Nel 2020 ho completato il mio primo film come regista, Hall, con il quale ho vinto vari premi a Festival internazionali e adesso distribuito in tutto il mondo incluso Nord America, Giappone, Messico”. 

Parliamo della tua prossima realizzazione, il cortometraggio Città d’oro che stai girando in Calabria, tra Badolato e S. Caterina dello Ionio, ispirato alla nota fiaba di Esopo La gallina dalle uova d’oro. Ti chiedo se nella sua ideazione hai avvertito la necessità di creare un collegamento con le origini della tua famiglia e come l’assunto morale proprio della fiaba possa adattarsi all’attuale realtà.

“L’idea di Citta’ d’oro è nata qualche anno fa ripensando ad una fiaba che mi raccontava spesso mio padre quando ero piccolo, quella appunto della gallina dalle uova d’oro. Durante il Covid ho avuto modo di passare più tempo con la mia famiglia e di riflettere sulla semplicità dei piccoli gesti e dei valori tradizionali di famiglia con cui sono cresciuto. In un momento di isolamento e distanziamento generale, ho avuto modo di riavvicinarmi alla mia famiglia e di riflettere sul passato di mio padre e sui sacrifici che ha dovuto affrontare, abbandonando il suo paese nativo. Ho iniziato allora a pensare ad un adattamento in chiave moderna della fiaba. Sul significato di “uovo d’oro” e cosa esso possa rappresentare per ciascuno di noi: per alcuni una casa nuova, un lavoro nuovo, soldi, successo o amore, amicizia, famiglia. Dietro ad una narrazione apparentemente semplice della fiaba, si celano metafore profonde sulla costante lotta della mente umana tra ciò̀ che siamo e ciò̀ che vorremmo diventare, tra generosità̀ e avarizia, tra semplicità̀ e lussuria, tra abitudine e cambiamento. Quest’ultimo aspetto in particolare è quello su cui mi sono soffermato maggiormente nello sviluppo del soggetto del film. Al tempo stesso, si tratta di un film molto personale. Con questo film vorrei infatti cercare di costruire con mio padre un rapporto che forse ho sempre faticato a creare. Conoscendo la sua terra, le sue origini e la storia di una cultura ricca come quella calabrese, spero in qualche modo soprattutto con il lungometraggio di riavvicinarmi a lui”. 

Un’ultima domanda, relativa al mondo del cinema, legata alla chiusura delle sale imposta dalla tuttora presente emergenza sanitaria, cui si è ovviato con la proposta di molti titoli, anche classici del passato, su varie piattaforme web. Ritieni che questa maggiore offerta abbia potuto incuriosire gli spettatori, in particolare quelli più giovani, riguardo la possibilità di una visione “necessaria” in sala, magari rispondendo ad un’esigenza sociale di condivisione? 

“Sì sicuramente lo sviluppo delle piattaforme ha permesso ai giovani di avvicinarsi maggiormente al mondo del cinema e di consumare un maggior numero di contenuti. La lunga serialità ha avuto un picco di ascolti e sicuramente anche per il futuro è il settore in cui stanno investendo maggiormente le case di produzione. Sono sicuro che ci stiamo purtroppo adattando a vedere contenuti nella comodità delle nostre case, ma l’esperienza del cinema resta e diventerà probabilmente con il tempo qualcosa di ancora più unico e speciale. Un momento e un’occasione di condivisione che sarà percepita come ancora più necessaria”. 


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