Vento di primavera/L’intraprendente Signor Dick (The Bachelor and the Bobby-Soxer, 1947)

(IMDb)

Los Angeles, anni ’40. Inizia una nuova giornata per le sorelle Turner, Margaret (Myrna Loy), giudice, e Susan (Shirley Temple), studentessa diciassettenne. La prima, atteggiamento rigido ed inflessibile, si accinge a recarsi in tribunale, dove l’attende una controversia sostenuta dall’aiuto procuratore distrettuale Tommy Chamberlain (Rudy Vallée), la seconda, piuttosto vispa e poco incline ai conformismi, deve recarsi a scuola, controvoglia, visto che è in programma una barbosa conferenza sull’arte contemporanea. Arrivata in aula, Margaret dovrà dirimere la contesa di cui sopra, una lite all’interno di un locale notturno che ha coinvolto più persone, fra le quali due donne pronte ad accapigliarsi per tale Richard, Dick, Nugent (Cary Grant), un pittore, il quale giungerà in ritardo, evidenziando, oltre all’aspetto elegante e curato, modi affabili da fascinoso viveur. Vostro Onore però non si farà incantare, riconoscerà sì una colpa collettiva nello scatenare la rissa, ma avvertirà comunque Richard di “dedicarsi a ritrarre nature morte, d’ora in poi”. Il nostro è atteso in una scuola per presiedere una conferenza: si tratta proprio dell’istituto in cui studia Susan, la quale, come le succede spesso, s’infatuerà a prima vista del maturo scapolone, vedendo in lui il sospirato cavaliere dalla scintillante armatura; lo avvicinerà con la scusa di un’intervista per il giornale scolastico ed andrà poi a proporsi come modella, anche se Richard, una volta appresa della parentela con Margaret, cercherà di essere cortesemente elusivo. Ma la ragazzina appare ferma nel suo intento, infatti la sera stessa si recherà nell’appartamento dell’artista, assente, addormentandosi sul divano nell’attesa. Richard, una volta rientrato, si accorgerà della sua presenza proprio mentre Margaret e Tommy bussano alla porta: per ovviare all’accusa di adescamento e conseguente denuncia non dovrà far altro che seguire il piano suggerito dallo zio delle due sorelle, lo psichiatra del tribunale Matt Beemish (Ray Collins), fare da accompagnatore a Susan finché non le passerà la cotta…

Myrna Loy (Classic Movie Favorites)

Credo sia del tutto evidente come nella storia del cinema, passata e recente, ci si possa imbattere in film che, pur con qualche premio sulle spalle, una regia complessivamente discreta, ottime prove attoriali ed un valido lavoro di scrittura, vengano presto dimenticati o comunque considerati in second’ordine rispetto a titoli più celebrati, lasciando comunque sottendere sempre e comunque nel corso della visione un piacere sottile ed una benvenuta sensazione di buonumore, senza necessariamente gridare al capolavoro conclamato. Quanto scritto credo possa valere per The Bachelor and the Bobby-Soxer, distribuito inizialmente nel nostro paese col titolo Vento di primavera ed in seguito, nel 1955, ridistribuito come L’intraprendente signor Dick, diretto da Irving Reis, regista poco noto, morto nel 1953 a 47 anni, e sceneggiato da Sidney Sheldon (al suo esordio nel cinema e premiato con l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale). A metà strada tra la commedia screwball e quella romantica/sofisticata, il film ha il pregio precipuo di mettere in scena con eleganza ed ironia una narrazione che, anche in epoca di Codice Hays, avrebbe potuto avere risvolti certo più pruriginosi ed ammiccanti, considerando come sia incentrata precipuamente sull’infatuazione di un’adolescente (la bobby- soxer del titolo originale, indicante i calzini corti che erano solite indossare le studentesse liceali del tempo) verso un uomo maturo, scapolo impenitente, non disdegnando comunque una pur leggera satira sociale verso determinati ambienti di alta classe, fra pulsioni trattenute in nome dell’onorabilità e della rispettabilità, esibite con snobistica sicumera (esplicativa al riguardo la sequenza che vede Dick e Margaret insieme a cena in un locale notturno, al cui tavolo si aggiungeranno le amiche del primo con rispettivi accompagnatori e poi tutti i personaggi).

Cary Grant (The Movie Scene)

Due saranno le teste d’ariete che andranno a sfondare lo spesso muro delle convenzioni, riportando comunque l’ordine costituito, creando l’uno un conclamato e deflagrante disordine, l’altro una strategia più sottile, ma egualmente determinante nel condurre al risultato voluto: in primo luogo il disarmante Richard, un Cary Grant alle prese col consueto ruolo di vittima degli eventi, sempre impagabile nella resa comica di una calibrata mimica facciale, che applicherà alla lettera il noto detto “se non puoi combatterli unisciti a loro” (irresistibile la sua trasformazione in giovinastro tutto gergo e modi irruenti, lontani anni luce dal galateo), mirando sottilmente al cuore di Margaret ed ingaggiando al riguardo dei duelli verbali sul filo di una sottile psicologia, ma anche a livello pratico (le gare alla gita campestre degli studenti), col pomposo Tommy. Ecco poi lo psichiatra Matt, un Ray Collins ammiccante e sornione, elegantemente machiavellico nel far sì che ambedue le nipoti possano finalmente rinvenire, se non propriamente uno spirito affine, qualcuno che possa tener loro testa, almeno potenzialmente. The Bachelor and the Bobby-Soxer procede quindi con scioltezza verso il canonico happy end di hollywoodiana memoria, inanellando gag slapstick frammiste a dialoghi piuttosto ironici, rivelando il suo punto di forza, più che in una regia essenzialmente funzionale, nel lavoro di scrittura e nella felice resa delle interpretazioni attoriali, anche se il duo Grant-Loy (quest’ultima sempre soave, elegante e composta, anche nell’esprimere sottile ironia) avrebbe dato il meglio di sé in Mr. Blandings Builds His Dream House (Henry C. Potter, 1948, dal romanzo omonimo di Eric Hodgins), mentre Shirley Temple, per quanto brava e spigliata, non va oltre leggiadri sorrisi o un classico broncio di disappunto. Andando quindi a concludere, riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, un film non propriamente rientrante negli annali del cinema ma sempre gradevole da vedere, che lascia in bocca il dolce retrogusto “delle cose buone di una volta”, una ricetta i cui ingredienti sono eleganza della messa in scena, sana leggerezza, umorismo ed un pizzico di benvenuto e concreto romanticismo.

Shirley Temple e Myrna Loy (Pinterest)

Già pubblicato su Diari di Cineclub n.98-Ottobre 2021


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