(Copyright 1950 Paramount Pictures Corporation , Pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

Per festeggiare i suoi primi 75 anni, Sunset Boulevard (Viale del tramonto) dal 10 novembre farà ritorno al cinema, nelle sale aderenti all’iniziativa Il Cinema Ritrovato al cinema, progetto di distribuzione dei classici restaurati ad opera della Cineteca di Bologna, in una nuova versione, restaurata da Paramount Pictutres. Ho potuto già ammirare l’inedito ripristino quest’estate a Bologna, nel partecipare alla XXXIX Edizione de Il Cinema Ritrovato. Nella serata del 24 giugno, infatti, al Cinema Arlecchino, per la sezione Ritrovati e Restaurati, Charlotte Barker della Paramount ha presentato la proiezione della citata versione, “intesa a far percepire il fascino del tempo passato pur con i miglioramenti garantiti dalle nuove tecnologie”.  

Sunset Boulevard, al di là della, meritata, fama di capolavoro, assunta nel corso del tempo, rappresenta, ad avviso di chi scrive, l’apice della genialità e della poliedricità che erano proprie del suo regista, Billy Wilder. Un cineasta, nonché sceneggiatore e produttore, che nel corso della sua carriera ha spaziato come pochi tra i generi, dal noir alla commedia classica americana, alternando al riguardo ora uno sguardo sospeso fra disincanto e dolente pessimismo, ora un beffardo, pungente, sarcasmo. Il tutto all’interno di un’essenzialità scenica unita ad una pressoché perfetta struttura narrativa, volta ad offrire il giusto risalto tanto ad ogni inquadratura quanto alle singole interpretazioni attoriali.

Scritto dallo stesso Wilder insieme a Charles Brackett e D.M. Marshman Jr., Sunset Boulevard si offre a tutt’oggi alla visione come una caustica commedia ibridata con elementi propri del noir, intesa a raffigurare l’apparentemente dorato mondo di Hollywood come uno squallido museo delle cere, quando non una macabra sfilata di “morti viventi”.

Ecco allora un regista relegato al ruolo di maggiordomo (Erich von Stroheim), una diva del muto, Norma Desmond (Gloria Swanson), incapace di reggere il passo con l’avvento del sonoro, che si consola rammentando a piè sospinto la propria grandezza, mentre “il cinema è diventato piccolo”, uno scrittore, Joe Gillis (William Holden), pronto a prostituirsi, umanamente e artisticamente, pur di vedere le proprie sceneggiature, sempre più squallide, trasformarsi in film e il cui cadavere ora galleggia, crivellato dai proiettili, nella piscina di una villa, sul Sunset Boulevard

Il restauro ha restituito alla fotografia di John F. Seitz l’originario fascino, il rendere percepibile un’atmosfera cupa e opprimente, opposta all’abbacinante e “tradizionale” solarità californiana, un sentore di muffa e decomposizione, all’esterno come all’ interno della villa di Norma Desmond, con il contributo sinergico delle scenografie curate da Hans Dreier, John Meehan, Sam Comer, Ray Moyer.

Un film che adoro, per la costruzione complessiva e soprattutto per quel finale indimenticabile, mesto e maestoso al contempo, con la macchina da presa ad accompagnare l’incedere di Norma verso le telecamere dei cinegiornali (“All right, Mr. DeMille, I’m ready for my close-up”), mentre l’obiettivo si stringe sul suo volto, proteso oltre lo schermo, rivolto a quel pubblico chiamato ad assumersi le proprie responsabilità nell’averne accompagnato ascesa e declino.

Immagine di copertina: Gloria Swanson (Cineteca di Bologna/Paramount ©)

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