Carlo_Rambaldi_al_Giffoni_Film_Festival_2010.:Gaetano Del Maurolavoro derivato: RanZag, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0&gt;, via Wikimedia Commons

Da giovedì 15 ottobre l’Hollywood Walk of Fame dell’Hollywood Boulevard di Los Angeles avrà una stella in più, la 2.860/a, dedicata a Carlo Rambaldi, come annunciato dalla Camera di Commercio del quartiere della città, organizzatrice del riconoscimento, e riportato sul sito dell’ANSA. A svelare la mattonella sarà la figlia Daniela, nel corso della cerimonia condotta dalla giornalista Silvia Bizio. Interverranno il presidente di Cinecittà Antonio Saccone, la nipote dell’artista, Cristina Lippolis Rambaldi, nonché presidente della Fondazione Rambaldi, e l’attore Matt Winston, figlio di Stan Winston, anche lui celeberrimo artefice degli effetti speciali.

La carriera di Rambaldi ha fatto da ponte tra il cinema d’autore italiano e Hollywood, consacrandolo come uno dei più influenti artisti degli effetti speciali nella storia del cinema: a avviso di chi scrive ha incarnato l’espressione della più pura genialità creativa applicata all’arte cinematografica, della quale contribuì non poco a mantenerne intatti fascino ed essenza, prima dell’avvento e consacrazione definitiva dell’effetto digitale, “pulito” e perfetto quanto si vuole ma non certo “magico”, nel senso propriamente illusorio e visionario del termine.

Vincitore di tre premi Oscar per gli effetti speciali (King Kong, ’76, John Guillermin; Alien, ’80, Ridley Scott; E.T., ’83, Steven Spielberg), Rambaldi ebbe i natali a Vigarano Mainarda (Ferrara) nel 1925 e morì a Lamezia Terme (CZ) nel 2012, città dove risiedeva. Dopo essersi laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel ’51, sembrava dovesse avviarsi verso una carriera di pittore e, soprattutto, scultore.

Estremamente affascinato dalla meccanica del movimento, iniziò infatti a studiare la struttura ossea e muscolare umana, paragonandola a una macchina, dando così vita alle sue prime “sculture elettriche semoventi”, quelle che, dagli anni settanta in poi, ulteriormente perfezionate, verranno definite “meccanotroni”, integrazione tra meccanica ed elettronica, per divenire delle “creature”, anche a grandezza naturale, che si muovevano in virtù di complessi meccanismi idraulici.

Il suo ingresso nel mondo del cinema avvenne nel ’56, quando, stabilitosi a Roma, iniziò a collaborare con il regista Giacomo Gentilomo per la realizzazione di un drago da utilizzare nel film Sigfrido: da qui in poi si trovò coinvolto in varie produzioni italiane, minori e non, anche televisive (L’Odissea, Franco Rossi, 1968), conoscendo il grande successo con Profondo rosso, ’75, di Dario Argento ed in particolare l’anno dopo, grazie a Dino De Laurentiis, che lo volle per il remake del citato King Kong.

Trasferitosi a Burbank, qui aprì un laboratorio per dar vita alla personale “fabbrica dei sogni” ed una volta tornato in Italia, nel ’96, a Terni, fondò la sua scuola, l’Accademia Europea degli Effetti Speciali. L’ultimo film del quale Rambaldi ha curato gli effetti speciali è Rage, furia primitiva, 1988, debutto registico del figlio Vittorio.

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