Venezia 66: Leone d’oro a Lebanon

Samuel Maoz
Samuel Maoz
La giuria ha deciso: Leone d’oro a Lebanon del regista israeliano Samuel Maoz, film incentrato sulla guerra del Libano del 1982, “claustrofibico e scioccante” secondo molti critici, girato all’interno di un carro armato il cui mirino appare come l’unico contatto con la realtà esterna, fatta di orrore e morte; Leone d’argento alla regista Shirin Neshat per Women without men, che illustra la condizione femminile nell’Iran degli anni ’50, in seguito al colpo di stato che portò al regime dittatoriale dello Scià;tratto dal libro di Shahrnush Parsipur, parla del passato come metafora delle sofferenze che ancora attualmente l’Iran subisce per il mancato rispetto dei diritti umani.

Scelte particolari dunque, dovute anche all’eterogeneità della giuria, come evidenziavo nel mio precedente articolo sull’apertura della Mostra, che sembrano dettate più dall’emozionalità del narrato che da scelte squisitamente cinematografiche tout court e ciò verrebbe confermato anche dal Premio Speciale della Giuria attribuito a Soul kitchen di Faith Akin, a detta di molti dovuto più alla simpatia suscitata dalla pellicola che a reali meriti.Comunque,le mie sono impressioni a caldo, di chi ha seguito l’evento tramite televisioni e giornali, vedendo i film in questione al cinema magari ne trarrò diverse impressioni.

A uscirne veramente sconfitto è il cinema italiano, o meglio il suo tentativo di uscire dal solito schema “due camere e cucina” provando ad ampliare i suoi orizzonti, affrontando storie di ampio respiro o tematiche sociali obiettivamente interessanti:è il caso di Baaria di Tornatore o del discusso Il grande sogno di Placido, del cui cast è stata premiata(Premio Mastroianni) Jasmine Trinca “come miglior attrice emergente”, un premio che risulta più una sorta di “contentino”, visto che l’attrice ha dato già valide prove in passato della sua recitazione; come non notare poi l’esclusione de Lo spazio bianco di Francesca Comencini,dove la recitazione intensa di Margherita Buy aveva convinto più di un critico ed emozionato il pubblico in sala?

Credo che abbiano nuociuto, in particolare ai film di Tornatore e Placido, tutte le incombenti polemiche politiche, nella specie riguardo la casa produttrice, concentrati come siamo nelle solite beghe da allegre comari sul tema “di chi finanzia che cosa”(Paolo Mereghetti), che con il cinema e quanto riesce a trasmetterci, nel bene e nel male, hanno ben poco a che a fare. Consoliamoci con la Coppa Volpi femminile (quella maschile è andata a Colin Firth, interprete di A single man, di Tom Ford) all’attrice russa Ksenia Rappoport, interprete de La doppia ora , opera prima di Giuseppe Capotondi e per il premio Controcampo italiano a Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli: a mio avviso sarà la vera sorpresa del botteghino nei prossimi mesi.


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