Il cacciatore (The Deer Hunter,1978)

deqwrerMichael Cimino (New York, 1939), è un autore “fuori sistema”, crede fortemente, e lo gestisce con valide capacità tecniche ed espressive, ad un tipo di cinema “classico”, usando però un linguaggio moderno, forte e diretto, scontrandosi con i sistemi produttivi imposti dalle major; i suoi film guardano sempre alla storia della nazione americana con un occhio critico ai modelli fondativi, senza intenti demistificatori o nostalgici.Debutta alla regia nel ’74, con Una calibro 20 per lo specialista, per conoscere, nel ‘78, il grande successo con Il cacciatore, sceneggiatura di Deric Washburn, vincitore di 5 premi Oscar (miglior film, regia, attore non protagonista, Christopher Walken, montaggio e sonoro).

Clayton, Pennsylvania: tre giovani amici, Mike (Robert de Niro), Nick (Walken) e Steven (John Savage), lavorano in un’acciaieria e il loro tempo libero si divide tra il bar e le battute di caccia al cervo. Subito dopo il matrimonio tra Steve e Angela, incinta, con tutta la comunità di origine russa riunita per la celebrazione e i festeggiamenti, i tre partono per il Vietnam, contro il quale l’America è in guerra; catturati dai Vietcong, subiscono varie torture, tra le quali la “roulette russa”, riuscendo a fuggire per iniziativa di Mike, ma, una volta in salvo, si disperderanno. Mike ritorna a casa, pluridecorato, fatica ad integrarsi nuovamente nella realtà sociale, cercando un minimo di vitalità nella relazione con Linda (Meryl Streep), Steven, che ha perso le gambe, non vuol saperne di uscire dall’ospedale e riunirsi alla sua famiglia, mentre Nick, ormai senza memoria, si è imboscato a Saigon, entrando nel giro delle scommesse legate alla “roulette russa”, da tortura divenuta tragico “gioco”, dove, nonostante l’intervento di Mike, trova la morte. La comunità si riunisce dopo il suo funerale intonando God bless America.

Film dalla struttura poco convenzionale, con una discontinuità che si fa stile, tra pause, dilatazioni e compressioni temporali, è suddiviso in due parti ben distinte: la prima descrive l’integrazione degli emigrati, tra lavoro, riti collettivi, l’attaccamento alle proprie tradizioni e il coevo, utopico, desiderio di sentirsi pienamente cittadini americani, tanto da offrire, retoricamente, se stessi alla nazione, partendo per la guerra; la seconda, nella giungla vietnamita, evidenzia il Caos che sconvolge ed annienta ogni esistenza, ogni barlume di sogno, dove neanche l’eroe positivo (Mike) riesce a riportare ordine e normalità. Scevro da appesantimenti morali o ideologici, Cimino volge all’etico più che al politico, mettendo in discussione l’epicità della guerra e metaforizzando la scelta della rimozione collettiva delle sue tragiche conseguenze piuttosto che l’elaborazione del lutto:è quanto simboleggia l’apparente contraddittorio finale, dove l’intonazione del citato inno sublima il ritrovato senso umano e civile della collettività, nella consapevolezza di una perdita.


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