Blake Edwards, il re della commedia

Blake Edwards
Blake Edwards
Dopo Mario Monicelli, il cinema piange la scomparsa di un altro grande autore. E’ morto infatti in un ospedale di Santa Monica, in California, il regista Blake Edwards. Nato a Tulsa, Oklahoma, nel 1922, Edwards, dopo una breve esperienza radiofonica, esordisce ad Hollywood prima come attore e poi come sceneggiatore, per arrivare dietro la macchina da presa nel ‘55 con il film Quando una ragazza è bella, anche se sarà il brillante Operazione sottoveste, ’59, ad evidenziare il suo personale tocco, costituito da un’ironia arguta, spesso caustica e pungente.

Infatti, pur accettando nella sua carriera vari compromessi, spaziando nei vari generi pur di mantenere la costanza nel successo, saranno proprio le commedie il suo terreno d’elezione: entrato in scena in una fase in cui il cinema americano tentava un aggiornamento, ma sempre con un occhio rivolto al passato, riesce in primo luogo ad adattare la sophisticated comedy (Colazione da Tiffany, ‘61) alle mode e ai gusti degli anni ’60, addolcendo grazie alla sceneggiatura di George Axelroad i toni dell’omonimo romanzo di Truman Capote e sfruttando al meglio l’innata grazia di Audrey Hepburn.

In secondo luogo con le successive regie, quali La pantera rosa, ’63, e il sequel Uno sparo nel buio, ’64, Hollywood party,’68, tutti con Peter Sellers protagonista, riporta il cinema all’essenzialità visiva dei tempi del muto, coniugando però la comicità slapstick con uno stile cartoon, dove l’entrata in scena dell’ ispettore Closeau nei primi o della comparsa di origine indiana nell’ultimo è sottolineata dai vari gesti e rapporti fisici che questi intrattengono con quanti gli stanno vicino, scatenando disastri dai quali escono indenni, come se nulla fosse accaduto, anzi pronti a ricominciare daccapo, proprio come i personaggi di un cartone animato, del quale riprendono la serialità delle situazioni, mutandola in pura gag visiva.

Dopo aver diretto un po’ di tutto, senza lasciare particolarmente il segno pur se all’insegna di una costante professionalità (l’incursione nel western con Uomini selvaggi ; 10 , ’78, che lanciò Bo Derek, oltre che dare il via ad un certo tipo di commedia sexy), Edwards centra il bersaglio con due film che vedono protagonista sua moglie, Julie Andrews: la corrosiva satira di S.O.B., ’81, che prende di mira il dorato mondo dell’odiata/amata Hollywood, senza tralasciare toni autobiografici, e il successivo capolavoro, Victor Victoria, magicamente giocato sui temi dell’ ambiguità sessuale in forma di commedia degli equivoci.

Sul finire degli anni ’80 e l’inizio dei ‘90 continua a dirigere commedie sempre abilmente confezionate, in cui è ancora possibile ritrovare le linee guida del suo feroce sarcasmo come Micki e Maude,’84, Appuntamento al buio, ’87, e Nei panni di una bionda, ‘91. Nel ‘93 dirige l’ ultimo lavoro, il non particolarmente riuscito Il figlio della pantera rosa, nel quale Roberto Benigni interpreta il gendarme Jacques Gambrelli, figlio dello strampalato Ispettore Clouseau, mentre nel 2004 riceve l’ Oscar alla carriera.


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