The Tourist

f4Parigi. La polizia francese, in collaborazione con Scotland Yard, tiene sotto costante controllo l’affascinante Elise Ward (Angelina Jolie), amante di Alexander Pearce, miliardario inglese colpevole di una maxi evasione fiscale; la speranza che nutrono le forze in campo, insieme a un misterioso gangster cui Pearce ha sottratto un ingente somma di denaro, è che, spiando le mosse di Elise, riescano a risalire al fantomatico evasore, del quale d’altronde lei stessa non ha più notizie da circa due anni, pur ricevendo costosi doni e messaggi cifrati per potersi incontrare fuorviando le indagini.

In uno di questi l’uomo l’ invita, visto che si è diffusa la notizia di una sua probabile plastica facciale, di recarsi alla stazione ferroviaria di Lione, salire ad un’ora ben precisa su un treno diretto a Venezia e scegliere tra i passeggeri qualcuno che gli somigli quanto ad altezza e corporatura; il prescelto sarà tale Frank Tupelo (Johnny Depp), americano, insegnante di matematica, in viaggio verso la città lagunare per lasciarsi alle spalle tristi ricordi, che, ammaliato dalla bella dama, verrà coinvolto tra calle e canali in un gioco estremamente pericoloso.

Remake di un poco noto film francese (Anthony Zimmer, 2005, di Jerome Salle), The Tourist sulla carta sembrava avere tutte le carte in regola per rinverdire i fasti della commedia thriller, andando magari incontro ai gusti odierni, orientati verso l’azione pura, conferendole una caratterizzazione se non propriamente inedita almeno di nerbo, indicando una possibile strada da seguire: il regista, Florian Henckel von Donnersmarck, autore de Le vite degli altri, Oscar nel 2006 come miglior film straniero, i due divi Jolie e Depp, fascino da vendere e grande presenza scenica, cui il secondo aggiunge capacità recitative spesso eccellenti, l’ambientazione veneziana, passibile di una sinergia empatica con i protagonisti e le vicende narrate.

Invece, complice una sceneggiatura (autori lo stesso regista, Christopher McQuarrie, Julian Fellowes, Jeffrey Nachmanoff) dalla scarsa inventiva e prevedibile, l’esposizione narrativa appare sin troppo lineare, conferendo all’opera l’inevitabile sensazione del classico compito svolto con precisione ed accuratezza, ma elementarizzato riguardo l’esaustività delle proprie capacità, non riuscendo ad apportarvi le necessarie suspense ed atmosfera, mancando un ben precisa e determinata volontà, più che l’abilità, di darvi una concreta connotazione , restando in amniotica sospensione tra Hitchcock e James Bond.

L’alchimia tra i due attori è pressoché assente: l’una rigidamente statuaria (verrebbe voglia di urlarle contro, come Michelangelo al suo Mosè), in costante defilé tra Parigi e Venezia (quest’ultima staticamente bloccata in una panoramica da depliant, inseguimenti a parte), sin troppo algida femme fatale, l’altro eccessivamente scialbo nel rappresentare l’ uomo “normalmente comune” di hitchcockiana memoria, giusto per restare in tema, coinvolto, suo malgrado, in affari più grandi di lui.

Le comparse italiane (Neri Marcorè, Christian De Sica, Nino Frassica, Raoul Bova, Alessio Boni, Renato Scarpa, Daniele Pecci) fanno quanto gli è stato chiesto di fare, “e più non dimandare” .
Non siamo di fronte ad un film propriamente brutto, almeno da un punto di vista strettamente figurativo e formale, considerando l’accurata, ostentata, confezione, ma, nel gioco delle apparenze che si è cercato di mettere in atto, The Tourist rivela una doppia anima come il Giano Bifronte citato e raffigurato nel corso della narrazione, in bilico tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è e ciò che non è, con la delusione in veste di sola e valida emozione.


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