Qualunquemente

432Il personaggio di Cetto La Qualunque, politico calabrese particolarmente greve e nefando, rappresentazione ed estremizzazione del concetto di personalizzazione della politica e delle sue estreme conseguenze, nasce nel 2003, all’interno della trasmissione Rai Non c’è problema ad opera di Antonio Albanese e Piero Guerrera.

Ora gli stessi autori, dopo anni di successi televisivi e teatrali, portano il personaggio al cinema, protagonista di Qualunquemente, del quale firmano la sceneggiatura, mentre la regia è opera del bravo Giulio Manfredonia; il film può considerarsi un prequel delle avventure di Cetto, narrando la sua “salita in campo” in qualità di candidato a sindaco di Marina di Sopra, immaginaria cittadina calabra.

La vicenda prende piede infatti da una “riunione di amici”, preoccupati dalla crescente ondata di legalità che sta minacciando il paese, alla ricerca di qualcuno da contrapporre al paladino dei diritti De Santis (Salvatore Cantalupo) e La Qualunque, imprenditore corrotto, maschilista (“non sono le donne a dover entrare in politica, ma è la politica che deve entrere nelle donne”) e ignorante, sembra fare al caso loro, occorre solo che rientri in Italia, trovandosi attualmente “in vacanza” in Brasile. Detto, fatto: eccolo scendere dall’aereo con tanto di famiglia alternativa, una bella ragazza di colore, che chiama “cosa”, e una bambina di cui non ricorda neanche il nome.

Spiega infatti al suo fidato braccio destro Pino (Nicola Rignanese), che sentendo molto la mancanza della sua, ha avvertito l’esigenza di farsene un’altra, lasciando di stucco la moglie Carmen (Lorenza Indovina) e il figlio Melo (Davide Giordano), il quale, mancante della figura paterna di riferimento, ha nel frattempo preso la cattiva strada della buona educazione e della correttezza comportamentale. Con l’ausilio di un consulente dell’immagine (Sergio Rubini), barese con parlata milanese, sulle cui dritte avranno comunque la meglio le carnevalate all’insegna dù pilu e la gaia strafottenza di ogni regola, Cetto riuscirà a riportare l’illegittimo ordine, eletto, ovviamente, legittimamente (“Ci sono schede bianche? Colorale…”). Da sindaco a Presidente della Repubblica il passo potrebbe essere breve…

Non propriamente classificabile in un genere ben preciso, mischiando le note della commedia (molte le scene e le battute da antologia, per quanto dai toni amari), con il surreale e il grottesco, più qualche puntata verso il western (particolari movimenti di macchina e la musica ad accompagnare varie gesta dei loschi figuri) e una dominanza di colori e sovrastrutture a metà strada tra il kitsch e il cartoon, il film già dopo la canonica mezz’ora iniziale finisce per plasmarsi ad immagine e somiglianza del protagonista, un Albanese strepitoso nella sua caratterizzazione, efficace ponte tra reale e surreale, oscurando i vari coprotagonisti, che non sempre risultano ben delineati, fermi talvolta alla condizione di semplice caricatura; manca in particolare un vero contraltare alle nefandezze del becero politico, essendo il suo avversario dipinto come una figura scialba e tediosa, destinata ad essere sconfitta in partenza: probabilmente è una scelta ben precisa, volendo enfatizzare e massimizzare la deriva culturale e morale in cui è precipitato il nostro paese. Eloquente al riguardo la scena del confronto nell’orchestrato talk show televisivo, soprattutto la sua chiusura in dissolvenza sull’immagine di De Santis, tragicamente e sconsolatamente solo, avvolto dal buio.

In una Calabria teatralizzata, ad uso e consumo di quanti non la conoscono, come si immagina possa essere, ed invece essenzialmente reale nel suo parossistico espressionismo per chi vi è nato e vissuto, come lo scrivente, il discorso dal particolare volge all’universale, assumendo la consistenza e la valenza di un ben assestato calcio nel sedere, che dovrebbe, condizionale d’obbligo, risvegliare le nostre coscienze, di italiani specificamente, irretite per tanti, troppi anni, dalle note flautate dei vari pifferai magici che ci hanno illuso con vacue promesse e false modernità, costringendoci, con la nostra complicità, ad un processo involutivo sempre più evidente e pressante, del quale Cetto rischierà, già dai prossimi giorni, di essere una pallida visualizzazione, qualunquemente e comunquemente.


6 risposte a "Qualunquemente"

  1. Questo film mi ha fatto morir dal ridere e allo stesso tempo mi ha lasciato profondamente sconvolto di come si possa esaltare questo stile di vita.. Ora tutti vorrebbero essere Cetto! -.-

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    1. Ma in fondo, Cetto o, meglio, ciò che rappresenta, lo siamo un po’ tutti, sia quanti gli sono vicini come modus operandi che quelli che non si ribellano e lasciano tutto scorrere tra prevaricazioni e mancata legalità…La Qualunque appunto, la nostra deriva legale e morale…

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