Una breve considerazione su Napoli milionaria!, adattamento per il piccolo schermo della nota commedia teatrale in tre atti di Eduardo De Filippo, con Barbara De Rossi e Massimo Ranieri, rispettivamente Amalia e Gennaro Jovine, limitandomi ai ruoli principali, per la regia televisiva di Franza Di Rosa, mentre quella teatrale è dello stesso Ranieri (mercoledì 4 maggio, prima serata, Rai Uno).
Sorvolo sulla resa complessiva degli interpreti, anche se ho trovato a volte più riusciti nelle loro caratterizzazioni i vari personaggi di contorno che i citati protagonisti (Ranieri certo efficace, ma non sempre incisivo, De Rossi a suo agio nel sfruttare lo sguardo lacrimoso nel finale ma non nei panni della popolana), non obietto sulla buona fede dell’operazione in sé per sé, tradurre in italiano quanto scritto, peraltro in “napoletano colto”, cioè italianizzando il dialetto partenopeo, da Eduardo, così da renderlo accessibile alle nuove generazioni e arrivo al dunque.
La sostanza dell’autore, il suo pensiero, la sua lungimiranza, le sue considerazioni sulla guerra e sulle modalità di reagire di un popolo alle tragiche conseguenze, tra chi riesce a sopravvivere mantenendo una certa purezza e saldi ideali con un minimo di adattamento alle circostanze, e chi a queste ultime si piega totalmente divenendone protagonista e vittima allo stesso tempo, restano comunque intatte e nell’insieme ben portate sulla scena, certo meglio del precedente Filumena Marturano; visto poi, come sostiene Gennaro, che “la guerra non è finita”, suonano maledettamente attuali, considerando la fine fatta dai nostri valori.
L’interrogativo che pongo è questo: siamo veramente sicuri che uno sforzo produttivo di tal tipo, con un risultato finale più da fiction che da vero e proprio adattamento di una opera teatrale, sia più efficace, dati d’ascolto a parte, del ritrasmettere le vecchie registrazioni Rai dei lavori eduardiani, dedicandogli magari un’apposita trasmissione, dall’intento critico-filologico e non cavalcante il facile “amarcord vintage” ?
Sarebbe una bella scommessa, ci vorrebbe certo molto coraggio, non tanto o non solo riguardo la realizzazione della proposta in sé, ma per considerare finalmente gli spettatori, specie quelli che pagano un canone, soggetti (ancora) pensanti e non come massa informe da plasmare ad uso e consumo dell’auditel: ha da passà ‘a nuttata…





Lascia un commento