Theo Angelopoulos, il passo sospeso del grande cinema

Theodoros Angelopoulos
Theodoros Angelopoulos
Il regista greco Theodoros Angelopoulos è morto ieri sera, martedì 24 gennaio, dopo essere stato investito nel pomeriggio da una moto, mentre attraversava una strada a Keratsini, nei pressi del porto del Pireo. Aveva 76 anni, il suo ultimo lavoro risale al 2011, l’episodio Céu Inferior del film Mundo Invisíve, mentre nel 2008 aveva diretto La polvere del tempo, scritto insieme a Tonino Guerra ed interpretato da Willem Dafoe, Bruno Ganz e Michel Piccoli, secondo capitolo di una trilogia iniziata nel 2004 con La sorgente del fiume . Da poco erano state avviate le riprese di un suo film sulla crisi economica in Grecia, The Other Sea, interprete Toni Servillo.

Nato ad Atene nel 1936, Angelopoulos, dopo essersi laureato in legge, nel 1962 si trasferisce a Parigi, dove inizia a frequentare l’HIDEC (Institut des hautes études cinématographiques), respirando l’aria del rinnovamento dovuto alla Nouvelle Vague, per poi tornare due anni dopo in patria e dedicarsi alla critica cinematografica in un quotidiano di sinistra, sino al 1967, quando la testata verrà chiusa in seguito al colpo di stato che porterà all’avvento della “dittatura dei colonnelli”: costretto all’esilio, torna a Parigi, dove dirige il suo primo lavoro cinematografico, il cortometraggio La trasmissione, anche se occorrerà attendere il 1970 perché l’estro di Angelopoulos possa concretamente e compiutamente trovare la sua consacrazione stilistica, quando con Ricostruzione di un delitto ripropone, attualizzandolo, il mito degli Atridi, mettendo in scena una intricata storia d’infedeltà nello scenario di un piccolo paese sulle montagne dell’ Epiro.

Con la successiva trilogia dedicata alla storia greca dal 1930 al 1970 (I giorni del ’36, 1972; La recita, 1975; I cacciatori, 1977), lo stile del regista è ormai consolidato ed estremamente affascinante tanto nella sua visualizzazione narrativa (i lunghi piani sequenza, gli spazi temporali che sembrano quasi sospesi, alternando al riguardo accostamento e sovrapposizione) che nel proporre un’ interessante lettura, antropologica e politica, delle vicende proprie della sua terra, spesso legandole a doppio filo con un’inedita riproposizione dei miti classici: tale fascino, anche coreografico, dovuto spesso ad una struttura non sempre lineare, verrà a mitigarsi nelle opere successive (Alessandro il Grande, ’80), riproponendosi poi in una sorta di sospensione tra metafora e poesia, complice anche il ruolo di Guerra come sceneggiatore, nei successivi Il volo, ’86, interprete Marcello Mastroianni, Paesaggio nella nebbia, ’88 e Il passo sospeso della cicogna, ’91; del ’95 è Lo sguardo d’Ulisse, che avrebbe dovuto essere interpretato d Gian Maria Volontè (l’attore morì durante le riprese e venne sostituito da Harvey Keitel), mentre nel ’98 Angelopoulos ottenne la Palma d’Oro a Cannes per L’eternità è un giorno, interpretato da Bruno Ganz.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.