Colpi di fulmine

colpi-di-fulmine-L-yU1HMEProseguendo nell’opera di pulizia avviata lo scorso anno (Vacanze di Natale a Cortina), la Filmauro con Colpi di fulmine sembra decisa ad archiviare la solita farsa infarcita di gratuite volgarità e gag sempre più triviali, nascosta dietro la pseudo analisi di costume, innestata su una location esotica con fritto misto d’italiani in vacanza natalizia, tra cialtroni e brava gente d’ordinanza ed “arricchita”, infiine, dalla solita spolverata di “vip prezzemolo”. Affidando, in linea di continuità, la regia al fido Neri Parenti, anche tra gli autori dello script (insieme a Domenico Saverni, Alessandro Bencivenni e Volfango De Biase), il consueto canovaccio appena più studiato e levigato, si è così delineata una commedia, strutturata in due episodi separati l’uno dall’altro, incentrata sulla forza improvvisa dei sentimenti, il classico coup de foudre come da titolo, che può sconvolgere e cambiare da un momento all’altro la vita delle persone.

Christian De Sica
Christian De Sica
L’ispirazione arriva, oltre che dalle pellicole romantiche d’oltreoceano, dal vasto repertorio della nostra commedia anni ‘50, non ancora all’italiana, ma rientrante in quella corrente definita, inizialmente con toni dispregiativi, neorealismo rosa, imperniata più sul privato delle persone che sul sociale, affrancandosi dall’impegno civile e politico del neorealismo propriamente detto, filtrato da toni umoristici man mano preponderanti, evidenziati da scaramucce sentimentali o sapidi battibecchi. Per quanto si possa gradire lo sforzo e, forse, le buone intenzioni, il risultato non è del tutto convincente: è inutile ricalcare modelli e situazioni d’antan senza conferire un minimo di caratterizzazione, d’impronta personale, che non sia il ricorso a gag scontate e sguaiate, sfruttando una comicità di situazione sin troppo one man show (il primo episodio con Christian De Sica) o accordata, a livello cinematografico, superficialmente (il secondo, protagonisti Lillo e Greg), risentendo di una impostazione legata al piccolo schermo, da buona fiction televisiva, senza dimenticare, in entrambi i casi, gratuite e ruffiane escursioni in numeri da musicarello a completare il pastiche.

De Sica e Arisa
De Sica e Arisa
De Sica interpreta Alberto Benni, psichiatra in fuga, su consiglio del suo avvocato, da un accertamento della Guardia di Finanza (è innocente, ma teme di finire in galera prima di poterlo dimostrare), con indosso una tonaca da prete sottratta ad un paziente:giunto in un paesello del Trentino si sostituirà, dopo una serie di fortuiti accadimenti, al “collega” don Dino nella gestione della locale parrocchia, coadiuvato dalla perpetua Tina (Arisa) e dal sagrestano Oscar (Simone Barbato). Forte di un metodo “alternativo”, tra confessioni-seduta psichiatrica e liturgie canterine, il nostro sarà benvoluto da tutti, ma la sua vita cambierà quando incontrerà Angela (Luisa Ranieri, tutta occhi scintillanti e super sorriso), maresciallo dei Carabinieri, promessa sposa del sindaco. Ripreso il vecchio don Buro di Vacanze in America (’84, Carlo Vanzina), ripulito dall’intercalare e dai vezzi ciociari, anche se l’età dell’attore costringe ad un confronto con l’eguale travestimento del padre ne I due marescialli (’61, Bruno Corbucci), De Sica fatica non poco a gestire i tempi comici in totale solitudine (sugli apporti cinematografici di Arisa con parlata lucana e di Barbato mimo meglio soprassedere), cercando di contenere intemperanze gestuali e verbali.

Lillo & Greg
Lillo & Greg
Gli va comunque riconosciuta una generosità ai limiti del martirio, visto che anche regia e sceneggiatura lo abbandonano presto, per riprendere il loro ruolo nell’episodio successivo, Pygmalion “de’ noantri” dai ruoli rovesciati, con Greg nella parte di Ermete Maria Grilli, azzimato ambasciatore della Santa Sede (mutuato dalla figura dell’Alberto Sordi- Agostino de Il moralista, Giorgio Bianchi, ’59), il quale ricorre all’aiuto di Nando (Lillo), il suo autista, per “ripulirsi” dai modi affettati e conquistare il cuore della bella figliola di cui è innamorato, la pescivendola Adele Ventresca (Anna Foglietta), coatta doc, ispirata nelle movenze e nei tratti essenziali un po’ a Giovanna Ralli, un po’ alla Loren. Anche qui contorno di battute grevi, una comicità, non nuova, basata sul contrasto tra idioma italiano colto e romanesco de’ borgata, qualche accenno di satira alla gerarchia ecclesiastica (e più d’ uno sberleffo ad Habemus Papam, 2011, Nanni Moretti), anche se è doveroso riconoscere una cura maggiore rispetto alla prima storiella.

Anna Foglietta
Anna Foglietta
L’impressione finale è quella di un’operazione in stile “furbetti del quartierino”, nella consapevolezza d’ ottenere buoni incassi col minimo sforzo, in attesa di tempi migliori: una proiezione-test, per valutare su quale tipo di comicità investire definitivamente, se quella più cialtrona, avvalorata però da anni d’esperienza, di De Sica (pronto da tempo per ben altri ruoli, a mio avviso), e l’altra, in certo qual modo più incentrata sul reale rispetto dei tempi comici e su un complementare lavoro di spalla, espressa in tal caso dal duo Lillo & Greg.
Se, come si suole dire, ogni primo passo è l’inizio di un nuovo cammino, Colpi di fulmine ha allora fatto proprio il motto francese Tout casse, tout passe, tout lasse. Et tout se remplace , attuando una “rottamazione dolce”, in attesa, ci si augura, di poter ridare dignità e dimensione cinematografica ad a una commedia “sanamente popolare”, rispettosa in egual misura della voglia di divertimento del pubblico e della sua intelligenza.


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