Minions

1C’era una volta, nella notte dei tempi, quando tutto prendeva forma e vita, un organismo cellulare dal caratteristico colore giallo.
Da qui venivano fuori man mano numerosi esseri della stessa tonalità, il corpo simile ad una capsula medicinale, dotati di due occhi o di uno solo e dalla particolare parlata, in apparenza incomprensibile ma dalla valenza universale. Una volta preso contatto con la superficie terrestre, le strane creature intuirono ben presto, nomen omen (Minions, ovvero tirapiedi), come il destino avrebbe loro arriso nel condividere l’incedere terreno con l’essere vivente più forte e, soprattutto, dotato di una buona dose di cattiveria. Peccato che, iniziando dal Tyrannosaurus Rex e facendo poi conoscenza con la specie umana, al servizio di personalità quali Nosferatu o, buon ultimo, Napoleone Bonaparte, il loro eccesso di zelo, definiamolo pure così, andasse a creare delle irrimediabili incomprensioni con i  datori di lavoro, pur con qualche geniale accomodamento in corso d’opera (è grazie ai Minions, che, per esempio, le piramidi sono arrivate fino a noi con l’impostazione attualmente conosciuta).

2Ritiratosi in volontario esilio all’interno di una grotta al Circolo Polare Artico, i Minions si adoperavano in varie attività ludiche, non bastevoli però a salvarli da un grigiore depressivo sempre più invadente.
Tutto ciò fino all’intervento di un intrepido componente dell’insolita famigliola, Kevin, deciso a mettersi alla ricerca di un nuovo cattivone da servire.
Lo accompagneranno nel viaggio l’inquieto Stuart e il candido, piccolo, Bob.
I tre giungeranno nella New York del 1968, 42 anni B. G.(Before Gru) e poi ad Orlando, Florida, dove al Villain Con, raduno annuale dei peggiori brutti ceffi del pianeta, faranno conoscenza con la micidiale e fascinosa Scarlet Sterminator (Overkill nell’edizione originale), la quale, affiancata dal coniuge Herb, elegante e genialoide inventore, ha in mente un piano diabolico ai danni della Regina d’Inghilterra nella cui esecuzione i “tre porcellini gialli” potranno certo esserle d’aiuto … Prequel e spin-off allo stesso tempo di due riusciti film d’animazione, Cattivissimo me e Cattivissimo me 2 (Despicable Me, 2010, Despicable Me 2, 2013), entrambi diretti da Pierre Coffin e Chris Renaud su sceneggiatura di Ken Daurio e Cinco Paul, Minions, che vede alla regia sempre Coffin (affiancato ora da Kyle Balda, mentre lo script è di Brian Lynch), cerca di inserirsi nella scia lasciata dai predecessori.

I Minions al servizio di Dracula

I Minions al servizio di Dracula

I citati Cattivissimo me mettevano in scena infatti, almeno a mio parere, un’impagabile armonia fra sana follia e sensibilità culturale, oltre a miscelare abilmente più elementi pop di varia provenienza (fumetti, teatro, cinema, televisione, arte moderna), trovando un punto d’incontro fra pragmatismo commerciale made in Usa (produzione Illumination Entertainment, per conto della Universal) e creatività europea (lo Studio Mac Guff, in Francia). Personalmente, poi, ero rimasto del tutto ammaliato dalla visione degli itterici scagnozzi pronti a servire il malvagio Gru. Mi rammentavano piacevolmente i migliori attori comici del cinema muto nel riportare sullo schermo un umorismo “primordiale”, essenzialmente corporale nei suoi toni slapstick, oltre alla cara vecchia serie Looney Tunes della Warner Bros. . Mi sovveniva in mente anche il personaggio La Linea di Osvaldo Cavandoli, per via del loro caratteristico idioma, un vero e proprio grammelot composto da varie espressioni in cui possono riconoscersi diverse lingue (la voce è, per tutti, quella di Coffin). Nutrivo però molti dubbi sulla  capacità di rivestire il ruolo di protagonisti assoluti, in particolare temevo che l’anarchico fluire delle loro gesta finisse irreggimentato fra le fila della preordinata trasgressione ad oltranza.

Bob, Kevin, Stuart

Bob, Kevin, Stuart

I timori, purtroppo, si sono confermati nel corso della visione, perché il film, per quanto divertente, nel complesso ben diretto e sceneggiato, oltre che valido nel disegno sospeso fra il grottesco e il caricaturale, non sfugge al suddetto ingabbiamento. L’incedere narrativo volto ad assemblare insieme le varie scenette che si succedono l’una dietro l’altra, si palesa sempre più meccanico, nella mancanza di qualsivoglia organicità e compiutezza propriamente cinematografica.
Mi sono sentito coinvolto e ho provato un sincero divertimento dal momento dello spegnimento delle luci in sala (la sigla della Universal intonata a squarciagola dai gialli “pinoli”, come li chiama Scarlet) ed almeno fino all’arrivo di Kevin, Stuart e Bob nella New York in tonalità hippie di fine Anni ’60 (fulminante la breve inquadratura sul manifesto elettorale di Richard Nixon).
Già a partire dall’incontro con la famiglia Nelson, tutta casa e rapina, incontrata dai tre nel fare l’autostop per raggiungere Orlando, ho avvertito un senso di stanchezza, anche visiva, nella chiara sensazione che frastuono ed accumulo si stessero rapidamente rincorrendo, apportando alla fin fine una rituale convenzionalità.

Scarlet Overkill

Scarlet Overkill

Qualche lampo di ritrovata genialità l’ho constatata nella conoscenza del trio con il duo Scarlet/Herb, personaggi con una caratterizzazione nel complessa riuscita, idonea a cavalcare potenzialmente il surreale, penalizzata a mio avviso dal doppiaggio italiano (passi per l’incolore Fabio Fazio come voce di Herb, in luogo dell’originale Jon Hamm, ma la Littizzetto che va a sostituire Sandra Bullock nel conferire verbo a Scarlet, cercando di apportare un tono mitigato ai noti squittii della domenica sera, non mi è andata proprio giù). Anche qualche sequenza in quel di Londra risulta piacevolmente spassosa, in particolare la trasformazione di alcune guardie della Torre in capelloni sulle note del musical Hair, così come le conseguenze su Bob nell’indossare la Corona Reale o l’irruzione del terzetto in Abbey Road, uscendo da un tombino proprio durante lo storico passaggio dei Fab Four. Ho avvertito però la mancanza del gruppo giallo al completo, che possiamo vedere a volte in un montaggio alternato alle prese con una serie di problematiche all’interno del loro rifugio, mentre il trio è impegnato nelle losche imprese londinesi, fino a riunirsi in vista del gran finale, forse fin troppo esibito e roboante.

6In definitiva, la mia impressione è che il potenziale espressivo dei Minions, paradossalmente, sia tale da risultare compresso in un film che li veda al centro dell’iter narrativo, mentre i nostri eroi danno il meglio se le loro gesta vengono concentrate in brevi episodi e sempre nel ruolo di spalla, del buon cattivissimo Gru in particolare, loro umano speculare, giocando al riguardo su una reciproca complementarietà propria delle grandi coppie cinematografiche, considerando la banda come una singola entità.
Appuntamento dunque al prossimo Cattivissimo me 3, dove ritroveremo i Minions, speriamo in ottima forma, nella consueta parte di comprimari, quella per la quale in fondo, vista l’esplicata genesi, sono venuti al mondo.
Le imprese in solitaria possono valere come etereo divertissement non disgiunto da un attento calcolo commerciale, idoneo ad accontentare i più piccini e parzialmente gli adulti, accompagnati da minore o meno, quindi, gentilmente, riportiamo le cose al loro posto. Dalla suggestiva anarchia immaginifica scevra da ogni condizionamento, a parte qualche dolciastra accondiscendenza all’ormai consueto politicamente corretto, alla tirannia del soldo sovrano il passo è più breve di quanto si possa pensare, quindi cari Minions, la soluzione può essere una sola, forza, un unico, grande, grido tutti insieme: “BANANA!”.

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Voci della versione originale: Sandra Bullock (Scarlett Overkill), Jon Hamm (Herb Overkill), Michael Keaton (Walter Nelson), Allison Janney (Madge Nelson), Steve Coogan (Professor Flux/Guardia Della Torre), Jennifer Saunders (La Regina), Geoffrey Rush (Narratore), Pierre Coffin (Kevin, Bob, Stuart e altri Minions). Voci della versione italiana: Luciana Littizzetto (Scarlett Sterminator), Fabio Fazio (Herb Sterminator), Alberto Angela, Riccardo Rossi, Selvaggia Lucarelli.

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