Un ricordo di Tobe Hooper

Tobe Hooper (comingsoon)

Dopo George Romero, il cinema di genere, l’horror nello specifico, piange la scomparsa di un altro suo cantore, Tobe Hooper (Austin, Texas, 1943), morto lo scorso sabato, 26 agosto, a Sherman Oaks, California. Professore universitario, esordì come regista nel 1969 con un film indipendente a basso costo, Eggshells, che non riscontrò però alcun successo, al contrario del titolo prodotto, sempre in low budget, diretto e sceneggiato (in tal ultimo caso insieme a Kim Henkel) nel 1974, The Texas Chain Saw Massacre (Non aprite quella porta). Abbracciando in parte gli stilemi del mockumentary  ed offrendo definitiva plateizzazione allo splatter, ritraeva attraverso il genere uno spaccato della provincia americana e del suo agglomerato sociale nel periodo successivo alla guerra del Vietnam, fra violenza, disgregazione ed abbandono.

Basato sulle vicende del serial killer Ed Gein, figura dalla quale traeva ispirazione il truculento babau Leatherface (Gunnar Hansen), grembiule da macellaio, maschera di pelle umana e motosega pronta all’azione, il film delineava una perturbante e sinistra visione “alternativa” del tradizionale nucleo familiare made in USA come fa notare Daniela Catelli in Ciak si trema-Guida al cinema horror (costa&nolan, 2007), qui declinato esclusivamente al maschile e dedito al cannibalismo, annientando un gruppo di “giovani bene” di passaggio nelle lande desolate del Texas: metafora di un sorta di ribellione sociale volta alla rivendicazione nei confronti delle classi più agiate, queste ultime dedite a loro volta, consciamente o meno, a sopraffare quanti si trovavano in condizioni economicamente sfavorevoli.
Dodici anni più tardi lo stesso Hooper ne realizzò un sequel, che spingeva forse troppo sguaiatamente sul pedale dell’umorismo macabro.

Grazie al successo di The Texas Chain Saw Massacre per il sulfureo cineasta si aprirono le porte di Hollywood e così nel 1977 poté girare Eaten Alive (Quel motel vicino alla palude), ancora una volta ispirato ad una storia realmente accaduta, con il sempre  aleggiante spettro del conflitto vietnamita, mentre dopo The Funhouse (Il tunnel del’orrore, 1981) diede vita, sotto l’egida produttiva di Frank Marshall e Steven Spielberg (quest’ultimo fra gli sceneggiatori e, stando a fonti ben accreditate, effettivo regista), all’inquietante Poltergeist (Poltergeist-Demoniache presenze), favola horror a sfondo familiare ed inedita riproposizione del tema della casa stregata (il male annuncia la sua presenza nella quotidianità di una famiglia borghese attraverso lo schermo televisivo, rivelandosi ad una bambina).

I successivi film girati da Hooper non ebbero quasi mai l’impatto “eversivo” proprio delle opere citate (Space Vampires, 1985; Invaders from Mars, 1986, anonimo remake dell’omonimo film diretto nel 1953 da William Cameron Menzies; The Mangler, 1995; Mortuary, 2005, pescando all’interno della sua filmografia, che vede come ultimo film Djinn, 2013), il quale può invece rinvenirsi in alcuni lavori televisivi, soprattutto nella miniserie Salem’s Lot (Le notti di Salem, 1979, due episodi), tratta dall’omonimo racconto di Stephen King. Ma per gli amanti dell’horror con vene realistiche ed una pregnante aura di puro squilibrio, pleonastico concludere questo ricordo scrivendo che l’accensione di una motosega o di un televisore “grazie” ad Hooper può certo assumere sinistre parvenze …

 

 

2 risposte a “Un ricordo di Tobe Hooper

  1. Be’, hai scelto l’unica foto in cui appare persino un bell’uomo (!!!!) hai scavato nei recessi di Google immagini…
    Di Tobe Hooper non ho visto molto, ero piccolina, non me li facevano vedere quei film. Poi sono cresciuta con altri miti dell’orrore e adesso se vedo un’ombra che si muove mi terrorizzo, quindi ho chiuso col genere. Mi ricordo un remake di un episodio di Amazing Stories o Twilight Zone, non so, quello del misterioso mostro sulle ali di un aeroplano. Nell’originale il protagonista era William Shatner , e nel remake, non ricordo, forse Richerd Dreyfuss. Il mostro era verde. Mi terrorizzò.
    Come mi terrorizzò per decenni “Poltergeist”, che rimane uno dei miei film preferiti di SEMPRE.
    Penso che solo tu puoi capire che le lucertole che ci porta Pirì le chiamiamo Carol Anne. Abbuiamo tutto lasciando la porta di casa aperta nella speranza che vadano via da sole, e ogni tanto diciamo: “vai nella luce, mamma è nella luce!”.

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    • E’ una delle prime foto ad apparire digitandone il nome…Visto che adoro il bianco e nero e che mi evocava un’atmosfera sinistra la scelta è stata subitanea. Di Hooper ho visto quasi tutti i film, pur se indimenticabili per me restano “Non aprite…” e appunto “Poltergeist“… Grazie, un saluto.

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