Youngabout International Film Festival, “Una sinfonia di colori”: intervista ad Andrea Martignoni

Lo scorso 26 marzo, all’Auditorium dell’Istituto Laura Bassi- Liceo Musicale Lucio Dalla di Bologna, all’interno della XII Edizione di Youngabout International Film Festival, si è tenuta la performance musicale Una sinfonia di colori, che ha visto Andrea Martignoni, sound designer, performer e storico del cinema d’animazione, prodigarsi dapprima in un intervento sull’impiego di varie sonorità nell’ambito cinematografico e poi nella sonorizzazione dal vivo di un prezioso film animato francese del 1934, La Symphonie printanière di Henri Valensi, eseguita per la prima volta da Martignoni nella Petit Salle du Bonlieu nell’ambito del Festival International du Film d’Animation di Annecy 2016. Dopo la performance ho dunque avuto modo d’intervistare Andrea, che ringrazio per la cortese disponibilità.

Andrea, quanto è importante nell’ambito cinematografico e nel cinema d’animazione in particolare, un’armonica confluenza fra musica ed immagine? Riprendendo quanto hai detto nel corso del tuo intervento, a volte si ha l’impressione che l’elemento sonoro in alcune realizzazioni tenda a soverchiare o anche a non essere del tutto coerente con quanto va a visualizzarsi sullo schermo.

Andrea Martignoni

“In generale credo che il lavoro del compositore o del sound designer, di colui che, diciamo, è in parte responsabile ma che poi di fatto lo è totalmente, della colonna sonora, della musica o di tutte quelle sonorità che possono essere impiegate nell’ambito dell’animazione, debba essere a servizio del film. Posso quindi immaginare che, laddove non vi sia una buona riuscita del rapporto fra musica ed immagine, o suono ed immagine, vi sia una colpa anche del regista che non sa porsi in maniera forte o comunque non ha un’idea chiara riguardo il proprio concetto di audiovisivo, che è, in fondo, quanto sta mettendo in atto: è chiaro che se affidi il tutto ad un compositore che abita lontano, con cui non ti relazioni in maniera seria, possono venire fuori dei pastrocchi, soprattutto nell’eventualità la produzione non abbia fondi per porvi rimedio. Ritengo quindi che sia molto importante la comunicazione e la collaborazione, in ogni aspetto del cinema e non solo. Vestire un film nudo, senza suono, è come rivolgersi ad un sarto per farsi confezionare un buon vestito: se ci vado personalmente e mi prende le misure, bene, ma se dovesse lavorare alla cieca…”

Quanto sono rilevanti sperimentazione ed improvvisazione nella creazione delle colonne sonore che realizzi ?

“Più che di musica in senso stretto io mi occupo di suoni, sonorità, e l’animazione, che parte da un foglio bianco, è terreno fertile per la libertà ispiratrice più assoluta, si mette in atto, appunto, un vero e proprio lavoro di creazione. Amo molto l’improvvisazione, perche è lei a metterti in gioco: quando mi trovo ad affrontare un nuovo lavoro, aggiungo sempre uno strumento che non ho mai usato prima. E’ quanto si è verificato, per esempio, con Pierre Hébert, maestro d’animazione canadese, quando usai per la prima volta la slide guitar: non avevo mai studiato le modalità di suono dello strumento citato, cioè quelle più consone, ma è una tavola orizzontale a sei corde, ci si può lavorare sopra a livello rumoristico sperimentale, sfruttando quanto può venirne fuori al riguardo senza preoccuparsi troppo dell’approccio ordinario. Mi dispiace per esempio di non sapere usare bene il pianoforte, strumento classico della musica occidentale nell’espressione della scala temperata, ma ciò non toglie che si fa buon viso a cattivo gioco, e spesso ho impiegato il pianoforte suonandolo dall’interno, cioè il pianista suonava i tasti ed io le corde, tutto in tempo reale. L’improvvisazione quindi è anche un metodo di composizione, in divenire, improvvisando si può infatti arrivare a scoprire quale siano le sonorità più adatte al film che ti hanno proposto. Recentemente ho lavorato con dei bambini in Francia riguardo la realizzazione della colonna sonora di un cortometraggio: abbiamo improvvisato e sfruttato quanto ne scaturiva, ovviamente il tutto guidato con gesti, studio delle immagini; il risultato ottenuto è paragonabile ai lavori di coloro che scrivono musica sulla base del pentagramma, strumento quest’ultimo in apparenza antiquato, ma in realtà sempre utilissimo, semplicemente fa parte di un linguaggio non coerente con le caratteristiche delle mie realizzazioni.”

Ti rivolgo come ultima domanda la stessa che ho esternato al fumettista Clod qualche giorno addietro, ovvero quanto sia ancora forte il preconcetto, soprattutto in Italia, di voler limitare il film d’animazione come realizzazione rivolta ad un pubblico infantile, trascurandone spesso l’impatto artistico.

In realtà non è un fenomeno presente solo in Italia… Anzi, il ritenere il film d’animazione come genere rivolto a bambini e famiglie è un’opinione diffusa a livello globale; se però prendiamo come punto di riferimento la Disney, ma soprattutto la Pixar, riguardo quest’ultima ritengo che siano ben poche le opere propriamente per bambini, visto che al loro interno si affrontano tematiche abbastanza adulte e il successo conseguito, con relativi incassi elevati, non sono determinati solo da un pubblico infantile, fermo restando che trattasi di puro divertissement e in considerazione di ciò sono realizzati benissimo. Animazione artistica era anche quella italiana, dagli anni ‘60 in poi, artigianale ma proficuamente creativa. In realtà credo che l’animazione possa essere per tutti ma inevitabilmente finisce con il concretizzarsi in qualcosa di nicchia, come ogni tipo di arte . Vorrei però soffermarmi, ancora prima che sul concetto di animazione adulta, sul fattore cortometraggio, che non ha avuto un concreto sviluppo in senso commerciale: se è un bene relativamente alla qualità, d’altro canto diviene difficile venderlo come prodotto fruibile. Come, a volte ma non sempre, ancora succede in Francia, sarebbe proficuo proiettare un corto prima del film tradizionale, così da conferire vitalità e guadagni al genere; distribuzione e sale preferiscono però la sua sostituzione con la pubblicità: lo comprendo, è un’entrata sicura, ma il sistema non è un sistema virtuoso, sempre in Francia si prevede il supplemento di un euro su ogni biglietto staccato, per cui quando tu vai al cinema finanzi il cinema francese pagando quello americano … Ecco perchè vi sono molte coproduzioni, molti film d’animazione italiani vengono prodotti in Francia, ad esempio. Basterebbe copiare dai nostri cugini, si dice che loro siano sciovinisti ma siamo messi peggio noi, in fondo copiare, bene, dai vicini non è mica nulla di grave.”

 

 

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