Loro 1, prime impressioni in attesa di vedere la seconda parte

In attesa di esprimere un giudizio definitivo una volta che avrò preso visione, spero a breve, della seconda parte, riporto le mie prime impressioni su Loro, il nuovo film di Paolo Sorrentino, regista e sceneggiatore (in quest’ultimo caso insieme ad Umberto Contarello).
Rimasto colpito dalla sequenza iniziale, forse semplicistica riguardo la resa metaforica, ma non per questo meno efficace (nella villa sarda del noto pifferaio magico, una pecora stramazza al suolo dopo essere entrata nella dimora ed assistito ad un quiz di Mike Bongiorno, mentre la temperatura imposta dal condizionatore, il cui discendere non a caso sostituisce le parole che dovrebbero udirsi dal televisore, si approssima allo zero), ho deciso di seguire la narrazione assecondando l’andamento sussultorio e scomposto reso da Sorrentino nel trasfondere le immagini sullo schermo, che si avvalgono di una fotografia (Luca Bigazzi) insolitamente “piatta”, volta ad avvolgere significativamente tutto lo squallore morale ed esistenziale che si va a rappresentare, trasmutando la realtà con toni grotteschi, ancora prima che onirici o surreali.

Set del film “Loro” di Paolo Sorrentino.
 Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak.
Foto di Gianni Fiorito

Più che la didascalia  intesa ad avvertire riguardo il senso artistico della suddetta messa in scena (“tutto vero, tutto falso”), mi sovviene quella presente nel film Mani sulla città di Francesco Rosi: I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce.
Quindi, situazioni verosimili e nomi di fantasia per i vari protagonisti (lo sfrontato talent scout Sergio Morra, cui l’interpretazione di Riccardo Scamarcio offre uno straniante candore luciferino, o il laido ministro, nonché sedicente poeta, reso con fare decadente e sinistro da Fabrizio Bentivoglio, i tanti “personaggi satellite”), a parte, ovviamente, Sua Emittenza, cui Toni Servillo dispensa non tanto, o non solo, una immedesimazione fisica “da maschera nella maschera”; riesce infatti a farne emergere l’aspetto da decrepito Peter Pan, nonché Pinocchio eterno burattino (la verità è frutto del tono e della convinzione con cui la affermiamo, declama, rivolto al nipote) e patetico Pierrot (le lacrime, rancorose, per il mancato esercizio del potere, sia politico, sia nei confronti della moglie Veronica, una intensa Elena Sofia Ricci, ormai disillusa dalle iniziali lusinghe, devastata dal sottovuoto spinto che la circonda).

Set del film “Loro” di Paolo Sorrentino.
 Fabrizio Bentivoglio.
Foto di Gianni Fiorito

Se ne La grande bellezza andava in scena una “umana commedia”, la decadenza propria di una determinata classe intellettuale, rappresentata dal protagonista Jep , i cui componenti avevano in sé la capacità d’imprimere un’alternativa forte e concreta allo sbraco morale che iniziava a bussare alle porte già a partire dal periodo immediatamente successivo al boom economico, ma si arroccavano tra i vezzi di una presunta superiorità, incuranti del marcio insinuatosi mano a mano in ogni livello sociale, assecondandone l’evoluzione omologante, ora, prendendo come punto di partenza l’anno 2006, viene narrata l’ascesa del citato Morra, simbolo di tanti giovani arrembanti verso la facile scalata sociale, il quale inizia a farsi strada nel bel mondo dell’imprenditoria pugliese, ottenendo fior d’appalti, servendosi in primo luogo di ragazze disponibili ad opportuni “incontri” con i potenti di turno, all’insegna del tutto è vendibile ed ogni cosa è comprabile, un do ut des che vede protagonista anche la moglie del nostro, Tamara (Euridice Exen); principale fine, giungere a conoscere il mitico Silvio Berlusconi, così da entrare nelle sue grazie ed ottenere una fetta di quella torta già elargita a molti, sempre in logica di scambio, nelle forme della notorietà e della sicumera economica.

Set del film “Loro” di Paolo Sorrentino.
Elena Sofia Ricci.
Foto di Gianni Fiorito

Apparenza spudorata, vuoto e volgarità, baccanali ripetuti in serie, odi a Priapo, tiri di coca e pasticche a gogo, politici sessuomani da sfruttare e foraggiare, dalla Puglia a Roma e poi infine in Sardegna, coadiuvato dall’algida  maîtresse Kira (Kasia Smutniak), Morra riuscirà nell’intento di reclutare una florida armata di fanciulle “morte di fama” o semplicemente in attesa di una qualsiasi occasione che possa dare una svolta alle loro vite, le quali dovrebbero irretire il vecchio satiro, che intanto ha il suo bel da fare all’interno del buon ritiro (forzato, i bolscevichi sono al governo), in primo luogo per riconquistare la moglie, sorriso paretico e  un’immagine curata al millimetro nell’ostentare un’imbalsamata immortalità, pronto ad elargire buoni consigli esistenziali, fra una barzelletta e l’altra, ed offrire opportuno “ristoro agli affaticati e agli oppressi”, meglio se giovani donne compiacenti; d’altronde, il fascino ammaliatore del nostro Ercolino sempre in piedi ha conquistato mente e cuore di quei milioni d’italiani che hanno visto nella sua persona, ma soprattutto in tutto ciò che rappresenta, un nuovo uomo della provvidenza, per di più fattosi da sé, senza alcun mandato divino, a meno di non considerare tale qualche congrua pacca sulla spalla, definiamola pure così, opportuno sprone a proseguire nell’ispirata missione, ovvero, in estrema sintesi, l’illusione profusa di tutelare gli interessi altrui, perseguendo il fine precipuo di garantirsi i propri.

Toni Servillo

Movimenti  di macchina veloci, carrellate “furiose”, simbolismi ostentati (l’enorme pantegana a passeggio per la Capitale, la quale causa una sbandata del camion della nettezza urbana e il suo ribaltamento, con pioggia di rifiuti, il tutto contestuale all’arrivo di “Lui” e alla passeggiata notturna di Sergio insieme al suo carnascialesco entourage): il primo tempo di Loro 1 sconvolge occhi ed anima offrendo materialità, con modalità esagitate, al timore paventato a suo tempo da Gian Piero Alloiso, Non temo il Berlusconi in sé, temo il Berlusconi in me, un’oscurità infernale rischiarata da qualche tenue luce sporadica (il padre di Sergio, una delle ragazze con più di un ripensamento), richiamando ad una responsabilità collettiva per lo squallido deserto delle anime che attraversa il Bel paese (il loro del titolo potrebbe ben esprimere, d’altra parte, anche l’italica arte di tirarsene fuori). L’ultima mezz’ora circa è dedicata invece alla figura del Re Sole, al suo galleggiare esistenziale all’interno di una gabbia dorata comprensiva di tutto e ricca di niente, in attesa di un ritorno in scena, il più plateale possibile, ça va sans dire. Peccato per la scelta di aver voluto dare vita ad un dittico, in parte tributo commerciale, in parte, credo, deferenza ad una moda seriale di matrice televisiva: una visione nella sua interezza avrebbe maggiormente giovato alla compiutezza dell’opera, stilistica e contenutistica, ammorbidendone manierismi e appesantimenti citazionisti.

3 risposte a “Loro 1, prime impressioni in attesa di vedere la seconda parte

  1. ottima recensione, Antonio…
    anche per me è un peccato che il film sia soggiaciuto a logiche commerciali che ne hanno imposto lo smembramento in due parti, che ha davvero poco senso (se non quello di guadagnare più soldi al botteghino, visto che chi vede il primo difficilmente non vedrà il secondo)…
    sono curioso di leggere la tua analisi del secondo capitolo e il confronto che farai con Loro 1…
    ciao

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    • Ciao Vincenzo, grazie. Dovrei riuscire a vedere “Loro 2” fra qualche giorno; in un primo momento avevo pensato di scrivere un unico articolo sul dittico sorrentiniano, poi dopo la visione del n.1 le tante impressioni, per lo più positive, che mi ha suscitato necessitavano di venire allo scoperto… Comunque pare che vi sarà anche una “versione internazionale”, le due parti conglobate in un unico film, chissà, magari uscirà in DVD, attendiamo… Grazie, un saluto.

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  2. Pingback: Loro, noi e l’Italia in tempesta | Sunset Boulevard

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