Mamma mia! Ci risiamo

(Movieplayer)

La mia anima, alquanto pop e “musicarella”, era stata piacevolmente solleticata, undici anni orsono, dalla visione di Mamma mia!, tratto dall’omonimo musical scritto da Catherine Johnson, che ne curava la sceneggiatura anche per il grande schermo, mentre la regia era affidata a Phyllida Lloyd.
Notando l’ispirazione, credo dichiarata, ad un film del 1968, Buonasera, Signora Campbell, diretto da Melvin Frank, ricordo di essere rimasto conquistato da quell’atmosfera gioiosa e liberatoria che trovava opportuno proscenio nell’isola greca di Kalokairi, località-cartolina sul cui sfondo risaltava l’esternazione, piuttosto estemporanea e dal sentore “casareccio”, di balletti eseguiti su musiche del gruppo svedese degli ABBA.
La resa complessiva risultava  coinvolgente, merito certo di un cast, guidato da Meryl Streep, affiatato e con una gran voglia di mettersi in gioco e divertirsi, ma anche di una regia piuttosto solida, idonea a conferire un opportuno senso di continuità ai numeri musicali, fluidamente intersecati nello scorrere dell’iter narrativo.

Christine Baranski, Amanda Seyfried, Julie Walters (Movieplayer)

Mi sono dunque accostato a Mamma mia! Ci risiamo, allo stesso tempo sequel e prequel, scritto e diretto da Ol Parker, con la consueta curiosità mista a diffidenza: nel corso della proiezione mi sono divertito, senza sentirmi però del tutto coinvolto, trovando in buona sostanza le esecuzioni canore un po’ troppo preponderanti rispetto alle parti dialogate e non sempre ben amalgamate nella loro successione, come fossero dei quadretti a sé stanti in guisa di didascalico riempitivo (forse esagero, ma a volte mi hanno riportato alla memoria i nostrani musicarelli del tempo che fu).
La trama trova ancora svolgimento nell’ormai famosa isoletta greca, cinque anni dopo (nella finzione cinematografica) dagli accadimenti narrati nel film precedente e ad un anno dalla morte di Donna Sheridan (Meryl Streep); sua figlia Sophie (Amanda Seyfried) ha trasformato il cadente bed & breakfast in un confortevole hotel, intitolato alla madre (Bella Donna), con l’aiuto del patrigno Sam (Pierce Brosnan), uno dei tre padri biologici insieme ad Harry (Colin Firth) e Bill (Stellan Skarsgård), potendo poi contare sull’apporto di Fernando Cienfuegos (Andy Garcia) quale valido concierge.

Lily James (Movieplayer)

L’amato Sky (Dominic Cooper) si trova a New York per seguire un corso di conduzione alberghiera ed avendo ricevuto una proposta lavorativa non sembrerebbe intenzionato a far  ritorno a Kalokairi, anzi vorrebbe che Sophie lo raggiungesse negli States.
A confortare la ragazza, ecco arrivare le “zie” Rosie (Julie Walters) e Tanya (Christine Baranski), per prendere parte alla grande festa inaugurale, che rischia però di non avere luogo, causa l’arrivo di un violento fortunale. Ma su tutto e su tutti aleggia lo spirito indomito della determinata Donna, che giunse sul posto nel lontano 1979, in giro per il mondo dopo aver conseguito la laurea ad Oxford insieme alle due Dynamos, alla ricerca della sua personale pentola d’oro alla  fine dell’arcobaleno…
Nel dirigere Mamma mia! Ci risiamo, e, ancora prima, nello scriverne il plot, Ol Parker appare propenso a tenere il piede in due staffe, ovvero conciliare da un lato un certo sentimentalismo profuso a piene mani e dall’altro cavalcare l’effetto noto come “nostalgia canaglia”, quest’ultimo celebrato nella visualizzazione di un periodo, la fine degli anni ’70, considerato come un’età in cui la ricerca e la voglia di essere liberi andavano ad assumere un pieno e concreto significato.

Seyfried e Meryl Streep (Movieplayer)

Emblematiche al riguardo la sequenza che vede contrapporsi Sophie e Sky (One of Us), distanti l’una dall’altro, nell’esternare volontà esistenziali diverse e dubbi reciproci sul loro amore e quella ambientata nel 1979  all’università di Oxford, dove Donna (Lily James), chiamata a tenere un discorso di commiato nel giorno della laurea, trasformerà la sessione in uno scatenato ballo sulle note di When I Kissed the Theacher insieme a Tanya (Jessica Keenan Wynn) e Rosie (Alexa Davies), forse il numero più trascinante e ad alto impatto scenografico, anche se altrettanto riuscita, folle e scanzonata, appare la sequenza che si svolge all’interno di un bar parigino, quando un giovane Harry (Hugh Skinner) declama la sua resa amorosa ad una divertita e sbigottita Donna (Waterloo).
Ma a restarti impressa è soprattutto l’apparizione “spiritica” di Meryl Streep (My Love, My Life) a guidare passato, presente e futuro nel comporre un empatico e suggestivo ensemble, manifestazione tangibile di un forte legame madre-figlia che trascende il tempo e lo spazio, riflettendone identiche volontà emancipatrici, inclini all’autodeterminazione.

Pierce Brosnan (Movieplayer)

Risulta piacevole l’effetto sliding doors che vede succedersi passato e presente, con le incursioni nel primo particolarmente vivide grazie alla forza trascinante di Lily James ad interpretare la giovane Donna, vero e proprio spirito libero alla ricerca di un posto nel mondo dove poter esternare la propria individualità, dal rinvenire un amore totalmente appagante alla capacità di percorrere inediti sentieri, facendo leva esclusivamente sulle proprie forze, come il mettere al mondo una bambina e provvedere da sola alla sua crescita; valide  le prove recitative espresse dagli interpreti dei tre giovani amanti (il citato Skinner, Jeremy Irvine/Sam e Josh Dylan/Bill), così come quelle dei loro corrispettivi adulti, con una nota di merito al buon vecchio Pierce (Brosnan), capace anche di una certa autoironia. Dove il film s’incarta, aggrovigliandosi spesso e volentieri su se stesso, è nella parte relativa al presente, riecheggiante, nell’aggiornamento di avvenimenti, situazioni ed imprevisti, quanto già declamato in precedenza.

Cher (Movieplayer)

Trova comunque nuova linfa ispiratrice dapprima nella sequenza dell’arrivo dei pescatori a bordo delle loro imbarcazioni sulle note di Dancing Queen (con Harry e Bill ad imitare Rose e Jack in Titanic), poi  con la già citata comparsa della Streep ed in particolare, verso il finale, con l’arrivo di  nonna Ruby, interpretata da una splendida Cher (pazienza per il coppale che sembra mummificarla anzitempo), intenta ad intonare Fernando in onore del suo vecchio amore ritrovato (sorpresa, ma non poi tanto). Conclusione da “affetti speciali”, tutti insieme appassionatamente in paillettes e lustrini a cantare e ballare (Super  Trouper).
Meno spontaneo, più costruito, forzato, rispetto al suo predecessore, Mamma mia! Ci risiamo riesce comunque a regalare, pur con i descritti momenti di stanca, 115’ di spensieratezza e “sana” allegria, invitando noi spettatori a prendere la vita così come viene, tra gioie e strali, assecondando gli eventi in virtù della propria forza interiore, improvvisando una canzone ed un passo di danza all’interno di quell’universale palcoscenico sul quale siamo quotidianamente chiamati a recitare la nostra parte; Ma quel che restava del succoso limone (ovvero hit degli ABBA ed un minimo di plausibilità nella trama) è stato spremuto fino in fondo …

Una risposta a “Mamma mia! Ci risiamo

  1. L’ha ribloggato su Lumière e i suoi fratelli.

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